Israele e Gaza: la denuncia di Corrias sulla nascita dello Stato e l’accusa di genocidio
La tensione mediatica continua a crescere attorno alle immagini diffuse da un esponente del governo israeliano, con reazioni nette che riportano il dibattito su responsabilità, modalità d’azione e condizioni di vita nei territori colpiti. Nel corso della trasmissione Otto e mezzo su La7, lo scrittore e giornalista Pino Corrias ha commentato il video legato alle iniziative del ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, inserendo la vicenda in un quadro più ampio fatto di accuse e confronti con il passato.
le accuse di Pino Corrias su Israele e Gaza
Corrias ha affermato che Israele sta rivivendo l’incubo della propria storia ma “dalla parte del carnefice”. La posizione espressa collega, secondo la sua ricostruzione, la nascita dello Stato alla violenza storica e a pratiche di detenzione. In quest’ottica, Gaza viene descritta come un campo di concentramento, collegata a un regime di controllo che, a suo dire, si manifesta tramite apartheid e limitazioni severe alla libertà di movimento.
la critica su bombardamenti, omicidi mirati e armi contro la popolazione civile
Nel commento, il giornalista ha sostenuto che lo scandalo suscitato da quanto avvenuto nel caso citato non sarebbe, secondo la sua lettura, paragonabile alle azioni attribuite a Israele negli ultimi due anni e mezzo. Corrias ha richiamato il “massacro di 70-80 mila palestinesi”, includendo anche coloro che sarebbero rimasti sotto le macerie, e ha menzionato bombardamenti quotidiani contro il Libano insieme a omicidi mirati in Cisgiordania.
Un passaggio centrale riguarda l’uso della popolazione come bersaglio attraverso strumenti di pressione: Corrias ha indicato l’impiego di “fame, sete e malattie” come armi di guerra, definendola una pratica “inaudita”.
il controllo dei movimenti e l’immagine di Gaza come campo di concentramento
La descrizione del territorio viene accompagnata dall’idea di un sistema di segregazione operativa. Corrias ha collegato la condizione dei palestinesi alla presenza di decine di checkpoint e alla conseguente impossibilità di muoversi liberamente, presentando Gaza come uno spazio in cui vigerebbe una forma di dominio strutturale.
le proteste del governo italiano e il ruolo di Ben Gvir secondo Corrias
Corrias ha riconosciuto la legittimità delle proteste del governo italiano, ma ha definito tale reazione parziale rispetto alla portata delle accuse rivolte a Israele. Il ragionamento sviluppato ruota attorno a responsabilità e decisioni politiche: per il giornalista, Ben Gvir non agirebbe senza il consenso e senza l’ordine politico di Netanyahu, concludendo che prendere di mira Ben Gvir sarebbe, a suo dire, come colpire una “controfigura”.
Flotilla, sequestri e proiettili di gomma nel commento sul video
Il giornalista ha richiamato l’episodio della Flotilla collegandolo a una distanza dalle acque di riferimento: gli attivisti sarebbero stati a 300-200 miglia dalle loro zone di partenza. Secondo Corrias, gli israeliani li avrebbero sequestrati, aggiungendo che l’azione sarebbe stata condotta usando proiettili di gomma.
Inoltre, Corrias ha sostenuto che quei proiettili vengono impiegati dalle forze di polizia in manifestazioni di piazza, con l’obiettivo di colpire persone a 30-40-50 metri; nel caso descritto, invece, la distanza sarebbe stata di due metri da una barca, rendendo per lui la situazione “tutta un’altra faccenda”.
assenza di vittime e definizione dell’azione come intollerabile
Conclusivamente, Corrias ha affermato che non ci siano state vittime perché l’operazione sarebbe da considerare un atto di guerra condotto contro persone disarmate e con le braccia alzate. La chiusura del ragionamento qualifica l’accaduto come intollerabile.
Pino Corrias ha citato come figure centrali:
- Pino Corrias (scrittore e giornalista de Il Fatto Quotidiano)
- Itamar Ben-Gvir (ministro israeliano della Sicurezza nazionale)
- Benjamin “Ben” Netanyahu (indicato come punto di riferimento politico)