Hormuz: quanto tempo serve per tornare alla normalità dopo la guerra?
Un possibile cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, in vista di un accordo definitivo, alleggerisce le incertezze sull’economia mondiale. Il miglioramento dello scenario, però, non riporta immediatamente a condizioni ordinarie: i segnali di stabilizzazione riguardano soprattutto l’attenuazione delle tensioni, mentre la normalizzazione di prezzi e disponibilità fisica di petrolio e carburanti raffinati richiede tempi tecnici e logistici.
tempi di ripresa per petrolio e carburanti dopo un accordo
Secondo Gregorio De Felice, capo economista e responsabile della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, l’eventuale quadro di tregua potrebbe ridurre rapidamente alcune pressioni, ma senza un ritorno immediato allo scenario precedente. La riattivazione dei flussi richiede infatti un periodo di assestamento: per tornare alla situazione pre 28 febbraio servirebbe circa un mese per il ristabilimento dei flussi petroliferi. Per i prodotti raffinati, i prodotti chimici e anche l’alluminio sarebbero necessari 3-6 mesi.
Il possibile impatto sulle quotazioni potrebbe arrivare in anticipo, con effetti che si manifesterebbero prima sui mercati dei future se l’accordo risultasse convincente.
tempi più lunghi per il gas naturale liquefatto del qatar
La normalizzazione risulta più complessa sul fronte del gas naturale liquefatto. In particolare, De Felice ha indicato tempi più estesi per il pieno recupero della capacità produttiva del Qatar, dopo i danni subiti dal terminale LNG di Ras Laffan.
effetto sulla logistica marittima e sui transiti nello stretto di hormuz
Il primo segnale di ripresa, nel concreto, riguarderebbe l’aumento della circolazione delle navi attraverso lo stretto di Hormuz. Lo snodo risulta cruciale perché veicola il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del Gpl.
Un report di Assoporti e Srm – centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo – evidenzia come le tensioni nell’area abbiano già prodotto una contrazione marcata. In pochi mesi si registra un calo dell’89% dei transiti giornalieri, con quasi 1.000 navi ferme nel Golfo. Il valore stimato delle merci trasportate coinvolte in questi rallentamenti si attesta a 23,7 miliardi di dollari, con ricadute sulle catene globali di approvvigionamento.
navigazione aggiuntiva e maggiori costi logistici
Le conseguenze operative indicate dal report includono circa 20 giorni di navigazione aggiuntivi. A ciò si sommano rincari dei costi logistici e delle spese di bunkeraggio, con un impatto diretto sui costi lungo tutta la filiera di trasporto.
ripresa economica e inflazione più contenuta
La libera circolazione, una volta ristabilita, dovrebbe favorire una ripresa della crescita economica. De Felice ha spiegato che gli effetti negativi sulla crescita dell’eurozona al momento previsti da tutte le istituzioni internazionali tenderebbero a ridursi.
Per l’Italia, la situazione viene descritta come meno colpita rispetto a una fase precedente legata alla crisi legata all’invasione russa dell’Ucraina. Allora il prezzo del gas naturale aveva registrato un balzo a 250-300 euro per megawattora. Nel contesto attuale, il livello indicato si collocherebbe intorno a 40 euro.
effetti sull’inflazione e ricadute di secondo ordine
La fine del conflitto avrebbe anche un impatto sull’inflazione, che risulterebbe più contenuta. L’economista ha richiamato gli effetti di secondo ordine, collegati alle imprese che trasferiscono integralmente i rincari dei costi ai prezzi finali. Secondo la valutazione indicata, questi effetti potrebbero non manifestarsi con la stessa intensità attesa.
figure citate
Nel quadro informativo vengono menzionate le seguenti personalità e strutture:
- Gregorio De Felice
- Intesa Sanpaolo
- Assoporti
- Srm – Centro studi (collegato al gruppo Intesa Sanpaolo)
