Governo Meloni e nucleare militare: porta aperta e cosa significa per l’Italia

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Governo Meloni e nucleare militare: porta aperta e cosa significa per l’Italia

Il nucleare torna al centro del confronto politico, mentre alla Camera procede la discussione di un provvedimento delega che mira a disciplinare la produzione di energia da fonte nucleare con un orizzonte che include ricerca e sviluppo. Nel frattempo, nel dibattito istituzionale, emergono posizioni divergenti sull’ampiezza degli usi previsti, con l’accusa di voler tenere una porta aperta anche agli impieghi militari e, parallelamente, la pressione di chi considera la tecnologia un passaggio necessario per la sicurezza energetica.

governo meloni e nucleare: porta aperta agli usi militari

Nei lavori parlamentari delle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive, l’esame degli emendamenti al disegno di legge delega sull’energia dell’atomo avanza con ritmo accelerato: il confronto riguarda circa 500 proposte di modifica. In questo contesto, il ministro degli Esteri Antonio Tajani richiama la necessità di proseguire il lavoro affinché l’Iran non costruisca un’arma nucleare.

Allo stesso tempo, la discussione interna al provvedimento registra una scelta politica che alimenta le polemiche. Il giorno precedente, in commissione Ambiente, la destra ha respinto l’emendamento che chiedeva di limitare l’uso del nucleare ai soli scopi civili nella ricerca e nella produzione di energia. La modifica era stata proposta da Alleanza Verdi e Sinistra ed era firmata dai deputati Angelo Bonelli e Francesca Ghirra.

Secondo Bonelli, la bocciatura rappresenta una decisione di particolare gravità: viene contestata l’intenzione di tenere aperta la possibilità di utilizzi diversi da quelli civili. Nella ricostruzione politica, la mancata menzione di questo aspetto nelle successive dichiarazioni viene indicata come ulteriore elemento di tensione.

dichiarazioni e assenza di riferimenti sul limite ai soli usi civili

Nel corso delle comunicazioni politiche citate nel dibattito, non emergono riferimenti espliciti alla limitazione degli usi del nucleare ai soli scopi civili. L’indicazione viene riportata anche rispetto alle dichiarazioni del ministro Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto a margine del convegno “Sustainable Economy Forum” a San Patrignano, con la previsione che l’Italia possa avere il nucleare “verso la metà del prossimo decennio”. La posizione viene associata anche alle parole attribuite a Giorgia Meloni, che al premier time avrebbe ribadito l’obiettivo di approvare la legge delega entro l’estate.

Dal punto di vista della cornice giuridica collegata al provvedimento, nella relazione che accompagna il disegno di legge viene sostenuto che i referendum che in passato hanno bocciato il nucleare non costituirebbero un ostacolo giuridico, poiché le nuove tecnologie non sarebbero “comparabili” con quelle abbandonate dall’Italia.

disegno di legge delega energia nucleare: contenuti e calendario parlamentare

Il disegno di legge è stato presentato il 17 ottobre 2025 e si compone di quattro articoli. Lo strumento conferisce al Governo una delega da esercitare entro un anno per disciplinare la “produzione di energia da fonte nucleare sostenibile”.

deleghe previste: programma nazionale, smantellamento e ricerca

La delega dovrà includere un insieme di elementi specifici: la definizione di un programma nazionale, la disciplina della disattivazione e dello smantellamento delle installazioni nucleari esistenti sul territorio nazionale, oltre alla regolazione della ricerca, dello sviluppo e dell’utilizzo dell’energia da fusione. È inoltre prevista l’introduzione di modalità di promozione delle attività di ricerca e sviluppo nel settore della fissione.

finanziamento: 20 milioni annui dal 2027 al 2029

Per l’attuazione degli investimenti previsti dalla delega sono stanziati 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029. Le risorse vengono indicate come a valere sulle disponibilità del Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese assegnate al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

tempi degli emendamenti: contingentamento e voti su “principio comune”

Nel corso della quarta riunione sul fascicolo degli emendamenti, i tempi sono stati ulteriormente contingentati rispetto alla seduta del 13 maggio: si passa da 5 minuti a 3 minuti per ciascun gruppo, con un minuto aggiuntivo per interventi a titolo personale. È stato poi applicato un meccanismo di accelerazione, con il respingimento in blocco di un centinaio di emendamenti del M5s relativi al deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.

La votazione è stata impostata concentrandosi sul solo “principio comune” individuato nella disciplina sulla realizzazione del deposito. L’orientamento indicato è chiudere i voti entro il 19 maggio, per procedere successivamente in Aula il 26 maggio.

confindustria e maggioranza: sostegno al ddl sul nucleare

Dal lato industriale, il disegno di legge viene presentato come un’occasione da valorizzare. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini chiede alle forze politiche di sostenere “in modo responsabile” la sperimentazione nucleare.

La posizione viene articolata attraverso argomentazioni incentrate su crescita e autonomia strategica: secondo quanto dichiarato, il nucleare rappresenterebbe una componente indispensabile per lo sviluppo futuro dell’Italia. Vengono richiamati anche tre obiettivi: sviluppo industriale, autonomia strategica e una transizione ecologica realmente sostenibile, legando tali risultati a energia considerata sicura, competitiva e a basse emissioni.

interventi richiamati: gusmeroli e patassini

Le stesse motivazioni vengono attribuite a Alberto Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive della Camera, e a Tullio Patassini, responsabile nazionale del Dipartimento Energia della Lega.

opposizioni: critiche sul nucleare sostenibile e impatto economico

Le forze di opposizione mantengono una linea critica. Viene riportato un giudizio secondo cui in commissione congiunta Attività Produttive-Ambiente sarebbero emerse posizioni contrapposte sulla strategia energetica futura, con riferimento a prospettive giudicate irrealistiche dalla maggioranza.

Tra le contestazioni, ricorre l’affermazione secondo cui l’espressione “nucleare sostenibile” sarebbe considerata una definizione priva di credibilità dal punto di vista ambientale ed economico. Il confronto viene posto anche sul tema del costo dell’energia: viene sostenuto che, anche ipotizzando l’arrivo di un nucleare sostenibile sul piano ambientale, non ne deriverebbe necessariamente una sostenibilità sul piano economico.

cifre e fonti citate: bollette e confronto con rinnovabili

Nel richiamare elementi a supporto delle critiche, viene citato che Bankitalia avrebbe indicato come il nucleare non ridurrebbe le bollette. Nella ricostruzione riportata sono richiamati anche un report del The World Nuclear Industry, con riferimento a un costo dell’energia prodotta da nucleare indicato come tre volte superiore rispetto a quello del fotovoltaico, e un passaggio associato all’Agenzia Internazionale per l’Energia, secondo cui le nuove centrali nucleari europee porterebbero energia a 170 dollari/MWh.

Le critiche si chiudono con una contestazione di natura politica collegata alla gestione dei rifiuti: viene richiamata l’assenza, secondo l’opposizione, di amministratori locali di centrodestra che abbiano “spalancato le porte” al deposito di rifiuti nucleari.

personaggi e protagonisti citati nel confronto

Nel quadro politico descritto emergono più figure direttamente richiamate nelle dichiarazioni e nelle posizioni riportate:

  • Antonio Tajani
  • Angelo Bonelli
  • Francesca Ghirra
  • Gilberto Pichetto Fratin
  • Giorgia Meloni
  • Emanuele Orsini
  • Alberto Gusmeroli
  • Tullio Patassini
  • Enrico Cappelletti
Il Governo Meloni tiene aperta la porta del nucleare per usi militari. Bocciato l’emendamento che limitava l’atomo solo a finalità civili

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