Geotermia nuova frontiera energetica per europa e italia

• Pubblicato il • 8 min
Geotermia nuova frontiera energetica per europa e italia

Nel sottosuolo della Toscana sono stati individuati enormi serbatoi di magma, capaci di alimentare nuove possibilità per la produzione di energia e per l’uso industriale del calore terrestre. Un quadro che riporta l’attenzione sulla geotermia, da tempo considerata una risorsa strategica, anche se finora in Italia è rimasta relativamente poco sfruttata rispetto al potenziale disponibile. L’elemento centrale riguarda la spinta verso la geotermia di nuova generazione, basata su tecnologie differenti rispetto ai sistemi più tradizionali, con l’obiettivo di superare limiti tecnici e vincoli autorizzativi.

Il percorso storico parte da Larderello, in provincia di Pisa, dove nel 1913 entrò in funzione la prima centrale geotermica del pianeta, in grado di alimentare anche aree vicine grazie all’energia ricavata dal calore interno della Terra. Oggi, l’attenzione si concentra su come trasformare l’interesse per la geotermia in una capacità operativa più ampia, in un contesto europeo che punta a ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche e a contrastare la volatilità dei prezzi di petrolio e gas.

geotermia toscana e serbatoi di magma: un potenziale vicino ai supervulcani

La scoperta di serbatoi magmatici in Toscana si inserisce in una cornice geologica che richiama i sistemi in grado di alimentare i cosiddetti supervulcani, come il Parco Nazionale di Yellowstone negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato, la dimensione dei serbatoi individuati sarebbe paragonabile a quella associata a strutture capaci di sostenere grandi flussi di calore.

In Italia la geotermia continua a rappresentare una quota limitata: sul totale dell’elettricità prodotta dalle rinnovabili nel continente, la fonte arriverebbe infatti a circa lo 0,5%. La svolta attesa collega il tema alle politiche energetiche e alla ricerca di alternative per una produzione meno dipendente da combustibili fossili.

geotermia in italia: energia elettrica, calore e materiali critici

Le applicazioni della geotermia comprendono utilizzi per la produzione di energia elettrica, ma anche usi diretti del calore terrestre. Le tecnologie consentono di riscaldare e raffrescare abitazioni ed edifici tramite pompe di calore e di servire quartieri o città attraverso il teleriscaldamento. La stessa fonte può sostenere impieghi industriali e di gestione termica, estendendosi fino all’estrazione di minerali, citando in particolare il litio, indicato come fondamentale per batterie e per la produzione di auto elettriche.

Nel contesto europeo, l’interesse per la fonte viene collegato anche all’orientamento verso energie rinnovabili rilanciato dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. L’obiettivo operativo richiamato è l’adozione della geotermia di nuova generazione, con tecnologie capaci di ampliare i territori utilizzabili e l’efficienza dei sistemi.

piani europei e semplificazioni italiane per la geotermia

Bruxelles ha annunciato la pubblicazione di un piano d’azione europeo, denominato European Geothermal Action Plan, fissata per il 19 maggio. In Italia, inoltre, è entrato in vigore un decreto del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica che semplifica l’iter autorizzativo per la geotermia, con una limitazione: la semplificazione riguarda la geotermia a bassa entalpia, quindi sotto i 90°.

geotermia: utilizzi diretti e utilizzi indiretti

usi diretti: calore per edifici, agricoltura e industria

La geotermia può essere impiegata in modo diretto o indiretto. Nei casi di uso diretto rientrano il teleriscaldamento, l’uso delle pompe di calore, gli usi termali, gli impieghi industriali e applicazioni legate all’agricoltura come l’essiccazione di prodotti agricoli, la pastorizzazione e la coltivazione in serre. Per questi impieghi risultano sufficienti sistemi a bassa o media entalpia, tra 90 e 150°, con profondità comprese tra 50 metri e oltre 1000 metri.

usi indiretti: estrazione minerali ed elettricità da turbine

Nei casi di utilizzo indiretto si fa riferimento all’estrazione di minerali e alla produzione di energia elettrica. Il principio operativo descritto prevede lo sfruttamento di serbatoi geotermici per azionare turbine nelle centrali geotermoelettriche. Per questa via servono temperature superiori a 150°, oppure valori comunque non inferiori a 100-110°, con profondità che possono arrivare a 2 o 3 chilometri.

dal circuito aperto ai sistemi avanzati: open loop, closed loop e ags

sistemi tradizionali: open loop e reiniezione dei fluidi

Finora la geotermia avrebbe operato prevalentemente con sistemi tradizionali a circuito aperto (open loop). Nel sottosuolo vengono estratti fluidi caldi da serbatoi naturali. Il fluido, descritto come composto da liquido (poi reiettato) e vapore, viene indirizzato verso la turbina per produrre energia. È indicato che una parte del vapore può essere immessa in atmosfera, insieme ai gas presenti nel fluido geotermico, includendo anche l’anidride carbonica.

sistemi closed loop: trasferimento di calore e riduzione del contatto col sottosuolo

Nei circuiti chiusi (closed loop) su cui si sta investendo, il fluido scambia calore con il terreno circolando in un tubo isolato e senza entrare in contatto con l’esterno. L’impostazione viene collegata a un obiettivo: eliminare il rischio di inquinamento della falda. In superficie, nel quadro descritto, questo sistema non genererebbe emissioni.

Questa base tecnica è indicata come fondamento dei Ags (Advanced geothermal systems). La configurazione viene presentata come installabile quasi ovunque, perché consente di estrarre calore indipendentemente dalla presenza di acqua o vapore sotterraneo, riducendo il rischio industriale e la necessità di scambi diretti tra sottosuolo e ambiente esterno.

egs: sistemi geotermici migliorati con stimolazione idraulica

La geotermia di nuova generazione includerebbe anche gli Egs (Sistemi geotermici migliorati). Il meccanismo principale descritto riguarda tecniche di stimolazione idraulica paragonate al fracking, utilizzato nel settore oil&gas negli Stati Uniti. Le applicazioni vengono indicate in contesti in cui la roccia è calda, ma manca la permeabilità naturale: in profondità vengono iniettati acqua o altri fluidi per creare fratture e realizzare serbatoi artificiali. In questo scenario vengono evidenziati impatti ambientali più significativi.

centrali geotermoelettriche italiane: potenza, aree e concessioni

L’Italia risulta indicata come primo paese dell’Unione Europea e ottava al mondo per potenza geotermica installata. Per l’alta entalpia, a eccezione di un paio di progetti pilota per impianti a circuito chiuso, le 34 centrali geotermoelettriche italiane, per un totale di circa 916 MW, sarebbero tutte a circuito aperto o semi-aperto.

La gestione viene attribuita a Enel, con presenza soprattutto in Toscana, tra Pisa, Siena e Grosseto, nelle aree di Lardarello e del Monte Amiata. Dalle centrali verrebbe prodotto quasi tutto il totale di 6 terawattora annui generati in Italia.

Le centrali italiane coprirebbero oltre il 33% dell’energia elettrica regionale. A livello europeo sarebbero presenti 147 centrali per circa 3,5 gigawatt di potenza installata.

tar e rinnovi concessioni enel: investimento e possibile copertura

Nel periodo indicato, a dicembre 2025 il Tar avrebbe respinto in parte e dichiarato inammissibili ricorsi presentati da Italia Nostra, Forum ambientalista, soggetti privati e aziende agricole contro il rinnovo ventennale delle concessioni Enel, da parte della Regione. Il riferimento include un accordo industriale con nuovi investimenti per 3 miliardi di euro, di cui 400 milioni destinati a compensazioni ai territori, più altri 4,4 miliardi di costi d’esercizio e manutenzione ordinaria. L’investimento sarebbe orientato a tre nuove centrali e a interventi sulle 34 già esistenti. La copertura indicata arriverebbe fino al 40% dell’energia elettrica regionale.

impatti della geotermia: emissioni, sismicità e risorse idriche

Lo sviluppo della geotermia avrebbe incontrato ostacoli rilevanti: investimenti necessari per scavare pozzi profondi senza garanzia di trovare risorse adeguate, procedure autorizzative lunghe e timori sugli impatti ambientali. Nel quadro descritto rientrano emissioni, rischio sismico, effetti su risorse idriche e paesaggi, temi che avrebbero alimentato proteste.

A livello normativo, viene citata una visione orientata alla realizzazione di impianti con Valutazione di impatto ambientale e monitoraggi attenti, oltre a studi e confronto con altre rinnovabili. La gestione delle emissioni viene associata all’uso di abbattitori da parte di Enel Green Power.

monitoraggio dell’anidride carbonica e origine non legata alla combustione

Per l’area dell’Amiata viene riportato che i cittadini hanno fatto predisporre misuratori autonomi e che diverse realtà avrebbero sollevato il problema dell’inquinamento della zona, includendo Rete nazionale NoGesi, Comitato ambiente Amiata e Heart Amiata. La spiegazione fornita collega l’anidride carbonica misurata alle centrali a un’origine non derivata dalla combustione, ma a un’emissione che avrebbe luogo comunque dal suolo, con una differente concentrazione. Da qui l’importanza del monitoraggio.

sismicità e sistemi egs: rischio concentrato sulle tecniche di stimolazione

Un ulteriore aspetto riguarda l’attività sismica. Nel quadro riportato si afferma che non sarebbe mai stata dimostrata una significativa sismicità indotta dall’attività industriale. Il problema riguarderebbe quasi esclusivamente i sistemi Egs, nei quali si usano tecniche simili al fracking. Viene inoltre indicato che in Italia tali approcci non sarebbero oggetto di proposta.

geotermia di nuova generazione: egs in europa e investimenti negli stati uniti

Il primo progetto al mondo per gli Egs sarebbe stato avviato nel 1987 in Europa, tra Francia e Germania, nella valle del Reno. In seguito risulterebbero avviati più di cento progetti a livello globale, con una maggioranza localizzata tra Europa e Stati Uniti. In tale contesto viene citata Fervo Energy con Project Red in Nevada e Cape Station nello Utah, per il quale sarebbero stati ottenuti 421 milioni di dollari di finanziamenti finalizzati al completamento della prima fase.

Adele Manzella, geofisica e primo ricercatore dell’Istituto di geoscienze e georisorse (Igg) del Cnr di Pisa, viene citata come voce tecnica nel quadro sulla geotermia e sui sistemi tradizionali e avanzati.

  • Adele Manzella
Energia geotermica, è l’ora della svolta? Vantaggi, costi e rischi dei sistemi di nuova generazione (non tutti adatti all’Italia)

Per te