Gaza guerra e corpi femminili: assorbenti introvabili e violenza nascosta
Dentro la vita quotidiana delle donne a Gaza, molti aspetti legati al ciclo, al parto e all’igiene restano nascosti, anche quando sono al centro dei loro discorsi. In un contesto dove persino un prodotto essenziale può diventare introvabile, le conseguenze ricadono sul corpo e sulla dignità, mentre la fragilità aumenta con l’assenza di condizioni adeguate.
assorbenti igienici a gaza: accesso incerto e prezzi fuori portata
Secondo Medici Senza Frontiere (MSF), le restrizioni imposte dalle autorità israeliane agli aiuti umanitari e ai camion privati rendono l’approvvigionamento di assorbenti incerto, intermittente e spesso impossibile. Gli assorbenti sono presenti nei mercati locali, ma a prezzi che molte persone non riescono a sostenere. Anche quando gli aiuti arrivano, non sono sufficienti.
Alla fine del 2025, molte donne hanno riferito a MSF di aver riutilizzato qualsiasi pezzo di stoffa fosse disponibile. Con poca acqua e pratiche igieniche difficili da garantire, il corpo diventa più vulnerabile: aumentano infezioni, irritazioni e dolore. In assenza di alternative, alcune hanno provato a curarsi con acqua e sale.
il racconto di una rappresentante nel campo
Rachel, indicata come rappresentante delle donne nel suo campo, ha descritto la situazione in modo diretto: senza assorbenti e senza docce a sufficienza, «l’odore diventa così forte che le persone intorno non riescono a sopportarlo».
parto e ritorno dall’ospedale: niente tregua e poca intimità
Le difficoltà non si esauriscono durante il parto. Anche dopo la dimissione, il rientro non corrisponde alle aspettative, soprattutto quando le strutture temporanee non offrono docce, spazi dedicati e possibilità di allattamento in condizioni adeguate.
Un’esperienza riportata da una collega di MSF riguarda donne che si rifiutavano di lasciare l’ospedale perché, nelle tende, non erano disponibili né docce né uno spazio riservato per l’allattamento. All’esterno, secondo le segnalazioni, manca intimità e non esiste una pausa dalle criticità.
docce improvvisate e bagni indegni: sicurezza e privacy negati
Anche la quotidianità nelle tende comporta barriere significative. MSF riferisce che Bisan, 22 anni, ha raccontato che nell’insediamento di tende dove vive «le donne si sentono a disagio nell’usare le docce improvvisate», perché i teli di plastica non riescono a coprire completamente il corpo.
In un altro campo, un uomo ha espresso il problema in termini ancora più diretti: «Non è sicuro per le donne vivere così. Non c’è uno spazio separato dagli uomini, non c’è un posto dove potersi spogliare, non c’è privacy. E il bagno non è dignitoso».
code, latrine improvvisate e stress
I pazienti segnalano anche l’impatto operativo e psicologico della mancanza di servizi adeguati. MSF raccoglie testimonianze di persone costrette ad attendere oltre un’ora per usare un bagno condiviso in un rifugio collettivo. La gestione quotidiana include l’accesso a latrine improvvisate e condivise con estranei.
Nei momenti in cui si formano code davanti ai servizi, cresce anche lo stress: le persone iniziano a agitarsi mentre le attese si prolungano.
le conseguenze quotidiane dell’emergenza passano anche dal corpo
La situazione descritta da MSF mostra come elementi considerati ordinari—come assorbenti, docce, spazi riservati e condizioni igieniche—diventino parte di una gestione difficile e costante. Il problema non riguarda soltanto il parto o il periodo immediatamente successivo, ma accompagna la vita giorno dopo giorno, con ripercussioni sul benessere fisico e sulla possibilità di mantenere dignità e sicurezza.
persone e testimonianze riportate
- Rachel, rappresentante delle donne nel suo campo
- Yasmin, 28 anni (con il figlio Ibrahim, sette mesi)
- Bisan, 22 anni
- Un uomo che ha descritto la mancanza di privacy e sicurezza nei campi


