Garlasco, impronta 33 inutilizzabile: la difesa Sempio alla procura
Una ricostruzione giudiziaria può poggiare su dettagli minuti, ma quando quei dettagli vengono contestati sulla base di evidenze tecniche la scena cambia forma. Nel caso in oggetto emergono rilievi che mirano a smontare l’impianto accusatorio partendo da due nodi centrali: le tracce di sangue e le impronte, oltre alla critica della ricostruzione complessiva della dinamica dei movimenti.
tracce di sangue e analisi delle “tracce assenti”
L’operato della Procura di Pavia viene messo in discussione tramite una consulenza che si concentra non solo su ciò che sarebbe rintracciabile sulla scena, ma soprattutto su ciò che, secondo i consulenti, non risulta presente. L’esperto indicato come Armando Palmegiani, ex investigatore e specialista di Bloodstain Pattern Analysis, disciplina che studia forma, distribuzione e dinamica delle tracce ematiche, propone una lettura alternativa dell’omicidio contestando in radice alcuni punti dell’ipotesi accusatoria.
peso decisivo alle tracce “assenza di ritorno”
La consulenza attribuisce un valore centrale alle “tracce assenti”, tra cui:
- l’assenza di segni compatibili con un ritorno dell’assassino verso il corpo dopo il lavaggio;
- la mancanza di trasferimenti ematici lungo traiettorie indicate dagli inquirenti;
- l’assenza di elementi che dimostrerebbero un lavaggio delle mani nel lavandino della cucina;
- le incongruenze biomeccaniche emerse, secondo la ricostruzione difensiva, dalle posizioni tridimensionali ricostruite a partire dalle posture.
rischio di sovra-modellazione nel video 3d
Nel ragionamento presentato dai consulenti di difesa viene inoltre richiamato un possibile rischio legato all’iperralismo visivo veicolato da un video in 3D realizzato dai carabinieri e presente agli atti. La critica riguarda la possibilità che l’elaborazione possa suggerire una certezza superiore a quella che, a detta della consulenza, sarebbe consentita dai dati originari.
ricostruzione della difesa: niente ritorno alle scale
La Procura descrive una sequenza secondo cui, dopo aver colpito la vittima e abbandonato il corpo sulle scale della cantina, l’aggressore si sarebbe diretto in cucina per lavarsi le mani, per poi tornare verso il vano scala a controllare la posizione della giovane. La consulenza difensiva giudica la dinamica proposta poco coerente con le evidenze fisiche.
percorso alternativo dopo l’aggressione finale
Nella ricostruzione difensiva l’assassino non tornerebbe sulle scale dopo l’aggressione finale né percorrerebbe i gradini verso la tavernetta. Uscito dal vano cantina, l’ipotesi prospettata indica il diretto verso il bagno frontalmente rispetto alla scala, verosimilmente per controllare allo specchio la presenza di sangue sul corpo e per lavarsi. In questo scenario, l’uso di un asciugamano viene collegato sia alla pulizia delle mani sia, con ogni probabilità, all’avvolgimento dell’arma per ridurre il rischio di ulteriori gocciolamenti durante gli spostamenti.
Tra gli oggetti riferiti come mancanti dai familiari di Chiara Poggi figurerebbero alcuni asciugamani, elemento che la consulenza utilizza per rafforzare la coerenza interna della rilettura.
accesso in cucina reinterpretato come occultamento
Secondo la consulenza, non emergerebbero tracce compatibili con un vero lavaggio nel lavandino della cucina. Vengono indicati, come assenti o non significativi, gocciolamenti rilevanti, una reazione al luminol nel sifone e un pattern ematico coerente con la ricostruzione della Procura. Di conseguenza, l’eventuale passaggio tra cucina e area scale viene interpretato non come pulizia, ma come ricerca di un contenitore—busta o sacchetto—per occultare arma e asciugamano prima della fuga.
mancanza di evidenze nell’area del telefono e “gradino zero”
Il passaggio dalla cucina al vano scale, nel ragionamento difensivo, avrebbe dovuto produrre tracce da calpestio o trasferimenti nella zona del telefono, indicata come priva di evidenze significative. Inoltre, dal cosiddetto gradino zero il corpo sarebbe rimasto ancora visibile, rendendo non necessaria una discesa dei primi gradini per l’ispezione.
La traccia N1, associata all’impronta del tacco della scarpa dell’assassino, viene descritta come priva di una dinamica di ritorno: sarebbe mancato l’assetto completo dell’appoggio plantare e non sarebbero stati riscontrati gli effetti di torsione o pivot necessari per invertire la marcia.
progressione frammentata invece di segmento aggressivo lineare
La consulenza rimette in discussione il senso complessivo della scena: non un assassino che torna per verificare il corpo, ma una sequenza di movimenti con crescente cautela, finalizzata a contenere le tracce e organizzare l’uscita. Palmegiani afferma che non si tratterebbe di un unico segmento aggressivo lineare, bensì di una progressione con azioni, cadute, trascinamenti, tentativi di reattività e impatti successivi culminati nella fase finale sulle scale.
Un ulteriore punto riguarda la chiusura della porta a soffietto con una mano imbrattata di sangue: secondo la lettura difensiva, avrebbe dovuto lasciare pattern da trasferimento su maniglia o battente, ma tali segni non sarebbero stati rilevati. Sul tema dell’impronta 33, la postura ipotizzata per l’appoggio della mano destra viene ritenuta incongrua.
impronta 33: contestazione dell’“inutilizzabilità”
All’interno della rilettura tecnica rientra la contestazione dell’impronta palmare numero 33, valorizzata dall’ipotesi accusatoria e attribuita all’indagato. Per la difesa tale traccia sarebbe inutilizzabile.
assenza di requisiti minimi di qualità e documentabilità
Luigi Bisogno e lo stesso Palmegiani sostengono che l’impronta non possieda i requisiti minimi di chiarezza, qualità e documentabilità necessari per un giudizio identificativo affidabile. La nota tecnica, secondo gli esperti, non chiarirebbe in modo risolutivo i rilievi già formulati e non produrrebbe ulteriori immagini o ingrandimenti capaci di documentare in modo oggettivo le minuzie asseritamente corrispondenti.
critiche all’uso di punti e marcatori senza controlli trasparenti
La relazione evidenzia anche una mancata coerenza tra la pretesa sufficienza dei punti e la metodologia impiegata: pur richiamando l’esistenza di 15 punti/minuzie, nei materiali della Procura sarebbero adottati ordinamenti stranieri e approcci non numerici. Nella lettura difensiva, questa impostazione non compenserebbe la carenza di elementi qualitativi e quantitativi verificabili.
Viene inoltre ribadito che il richiamo a sistemi anglosassoni non può colmare, nel caso specifico, l’assenza di componenti verificabili. L’impronta 33 viene descritta come frammentaria e a scarsa qualità: le minuzie sarebbero prevalentemente terminazioni di linea, senza formare un quadro robusto e incontrovertibile.
Le critiche si estendono all’uso di puntinature e marcatori non accompagnati da ingrandimenti chiari delle singole minuzie, con conseguente difficoltà di controllo trasparente della comparazione. In sintesi, la difesa sostiene che l’attribuzione non possa avvenire con certezza e che l’impronta non rappresenti un elemento scientificamente solido.
soglia di punti e precedente valutazione del ris
Secondo quanto riportato nella contestazione difensiva, per la Cassazione sarebbero necessari almeno 16-17 punti di contatto per attribuire un’impronta. Inoltre, l’impronta 33 era stata già dichiarata inutilizzabile dal Ris di Parma nel 2007 per la parzialità delle “creste” (parte superiore). La valutazione viene ricondotta anche a un doppio test per la presenza di sangue: il Combur test avrebbe dato esito incerto, mentre l’Obti test—più specifico per sangue umano—avrebbe restituito un esito negativo.
consulenza medico-legale e contestazioni sulla ricostruzione
La difesa contesta anche la ricostruzione medico-legale. È indicato Sabino Pelosi come consulente incaricato di analizzare criticamente il lavoro della professoressa Cristina Cattaneo.
persone coinvolte nella consulenza citate nel testo
Nel materiale presentato risultano nominati:
- Armando Palmegiani
- Luigi Bisogno
- Liborio Cataliotti
- Angela Taccia
- Alberto Stasi
- Andrea Sempio
- Chiara Poggi
- Cristina Cattaneo
- Sabino Pelosi
