Garlasco: furia di Sempio dopo il rifiuto di Chiara, ricostruzione dei pm
Una ricostruzione accusatoria che mette al centro il rifiuto di un approccio sessuale, una reazione improvvisa e una serie di elementi ritenuti dagli inquirenti decisivi. Secondo la Procura di Pavia, il 38enne indagato avrebbe ucciso Chiara Poggi nel contesto del delitto avvenuto a Garlasco, dopo essersi presentato direttamente a casa della vittima, entrando senza che lei manifestasse timore o sospetto, pur essendo ancora in pigiama.
delitto di garlasco: la ricostruzione della procura di pavia sul 38enne
La conclusione della Procura di Pavia collega l’accaduto alla condotta del 38enne, ritenuto colpevole del delitto di Garlasco. Gli inquirenti sostengono che l’uomo, dopo essere stato respinto, si sarebbe recato direttamente a casa della vittima. La descrizione fornita attribuisce alla vittima l’assenza di segnali di allarme: la giovane avrebbe fatto entrare l’indagato, senza preoccuparsi del fatto che si presentasse con abiti da casa e ancora in pigiama.
movente delitto di garlasco: il rifiuto e la “reazione esplosiva improvvisa”
Il movente indicato dalla Procura di Pavia viene individuato nel rifiuto di un approccio sessuale. Secondo i pm, tale rifiuto sarebbe maturato osservando la visione dei video intimi dei due fidanzati, riferiti alla ventiseienne e all’allora fidanzato Alberto Stasi, oggi condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio.
La linea accusatoria descrive una dinamica in cui, partendo da quel diniego, si sarebbe sviluppata una reazione improvvisa. La ricostruzione dei pm parla di un’accensione della tensione quando la vittima lo avrebbe scacciato e avrebbe tentato di sottrarsi, trasformando l’attrito in uno scontro fisico. In questa fase, l’aggressione viene delineata come cieca, sproporzionata e volta a un annientamento furioso concentrato su volto e testa, con l’idea che si mirasse a cancellare ogni traccia della persona che si era opposta.
elementi probatori citati dai pm: dna, impronta e assenza di alibi
Le conclusioni, messe nero su bianco e lette all’indagato, collegano la responsabilità alla presenza di DNA ritenuto compatibile. Secondo la Procura di Pavia, si tratterebbe di una linea paterna compatibile con il materiale biologico trovato sulle unghie della vittima.
Tra le circostanze richiamate dagli inquirenti rientra anche un’impronta indicata come impronta 33, attribuita a un contatto avvenuto quando l’indagato si sarebbe sporto sulle scale della cantina. Viene inoltre sottolineata l’assenza di un alibi a partire dalle 9.12 del 13 agosto 2007.
All’interno della ricostruzione vengono citati anche scritti, ricerche on line e post. Gli elementi richiamati sarebbero, per i pm, indicativi dei tratti di una persona ossessionata dal sesso violento, frustrata da esperienze giovanili e irrispettosa rispetto alla dimensione personale femminile.
indagato e posizione processuale: facoltà di non rispondere e contestazioni
Le contestazioni formulate dai pm sono state comunicate attraverso le conclusioni lette all’indagato. Lo scorso 6 maggio l’uomo avrebbe deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, mantenendo quindi la scelta di non fornire risposte nel corso della fase prevista per la lettura delle conclusioni.
persone citate nel contesto del caso
Nel quadro descritto risultano indicati i seguenti nominativi:
- Chiara Poggi
- Andrea Sempio
- Alberto Stasi