Garlasco carabinieri contro la condanna Stasi, cosa è successo nelle indagini e come ha inciso Marchetto

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Garlasco carabinieri contro la condanna Stasi, cosa è successo  nelle indagini e come ha inciso Marchetto

La nuova indagine sul delitto di Chiara Poggi, con Andrea Sempio attualmente indagato, riporta al centro un nodo giudiziario rimasto a lungo controverso: la bicicletta nera attribuita all’allora fidanzato della vittima. Nelle carte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano emergono rilievi critici verso ricostruzioni processuali passate, contestando la tenuta logica di alcuni passaggi diventati determinanti nei diversi gradi di giudizio.

bicicletta nera e critica alle conclusioni processuali

Negli atti depositati si evidenzia quanto sia difficile ricostruire, con coerenza, un “filo” basato su suggestioni create nel contesto processuale e rafforzate anche dalla risonanza mediatica in oltre 18 anni. Gli investigatori indicano come diversi elementi, o presunti tali, risultino contradditori e descrivono passaggi definiti incomprensibili e paradossali.

La rilettura riguarda in particolare la convinzione consolidatasi nel tempo secondo cui Alberto Stasi, con il supporto di altri soggetti secondo i carabinieri, avrebbe nascosto consapevolmente la bicicletta nera con cui avrebbe raggiunto via Pascoli. La ricostruzione viene però considerata difficilmente sostenibile sul piano logico dagli stessi militari.

la bicicletta e il maresciallo prescritto

La vicenda giudiziaria vede tra i protagonisti il maresciallo Francesco Marchetto. L’esponente dei carabinieri fu condannato nei primi gradi di giudizio e poi prescritto in Cassazione per falsa testimonianza. Secondo quanto riportato, Marchetto dichiarò sotto giuramento di non riconoscere la bicicletta rinvenuta nell’officina del signor Stasi Nicola come quella descritta da Franca Bermani, sostenendo che per questo motivo non procedette al sequestro.

false testimonianza e motivazioni legate al mancato sequestro

Le affermazioni riguardavano specificamente le ragioni per cui Marchetto non sequestrò la bicicletta nera da donna nella disponibilità del giovane allora sospettato. La bicicletta in questione è quella su cui vennero sostituiti i pedali per celare possibili tracce di sangue.

Quando il mezzo venne sequestrato nell’aprile del 2014, a quasi sette anni dall’omicidio, divenne elemento rilevante nel secondo processo d’appello che portò alla condanna di Stasi. Parallelamente, la famiglia Poggi denunciò il carabiniere poiché risultava contestata l’asserita presenza di Marchetto durante l’audizione della testimone.

pedali scambiati e collegamento alla prova biologica

Secondo gli atti, i pedali montati sulla bicicletta nera non sequestrata da Marchetto, e riconducibili alla famiglia Stasi, furono sostituiti con quelli di una bicicletta bordeaux marca Umberto Dei. Sui pedali installati sulla bicicletta sequestrata successivamente furono trovate tracce biologiche ritenute sangue della vittima.

La dinamica descritta ruota intorno al fatto che, sulla bicicletta nera, erano montati in origine pedali di un’altra marca, indicata come Wellgo, provenienti dall’altra bicicletta. Gli elementi contenuti nelle sentenze indicano che Stasi avrebbe usato la bicicletta nera la mattina del delitto per raggiungere casa Poggi e, al ritorno, avrebbe lasciato sui pedali tracce del sangue della vittima.

Una volta saputo che una testimone aveva riferito di una bicicletta nera vicino alla villetta, Stasi avrebbe provveduto a scambiare i pedali ritenendo che gli investigatori avrebbero sequestrato il mezzo corrispondente alle aspettative, non una bicicletta bordeaux non segnalata da testimoni.

ipotesi dei carabinieri: pedali, incongruenze e domande non risolvibili

Nel testo dell’informativa si legge un passaggio che formula una criticità logica: anche accettando l’idea che l’autore potesse aver mostrato una superficialità tale da non far sparire definitivamente la bicicletta, resterebbero comunque elementi incomprensibili. Il punto centrale indicato riguarda la presenza dei pedali sostituiti sulla bicicletta sequestrata anni dopo.

Per gli investigatori sarebbe impossibile spiegare un atto definito illogico e incongruente come quello dello scambio dei pedali, considerato invece determinante tra le prove a carico.

mancata eliminazione della bici e mancata risposta logica

Ulteriori rilievi riguardano il comportamento attribuito: gli atti si soffermano sull’assenza di una sparizione completa della bicicletta Holland, chiedendosi come sia possibile fornire una risposta coerente. In tale cornice viene richiamata anche la contraddizione percepita tra l’esigenza di non far sparire del tutto il mezzo e la necessità di smontare e rimontare i pedali prima della consegna agli inquirenti.

testimoni e descrizione del mezzo

Nell’informativa viene richiamata la testimonianza ritenuta decisiva sulla presenza della bicicletta. Secondo i carabinieri, l’esistenza di una “unica testimone totalmente attendibile”, la donna che descrisse il mezzo con estrema precisione, si scontra però con indicazioni considerate diverse rispetto alla bicicletta sequestrata nel 2014.

La testimone Franca Bermani risulta sentita due volte. È citata anche Manuela Travain, che avrebbe visto una bicicletta nera posteggiata davanti all’ingresso intorno alle 9.30 e avrebbe notato che la porta dell’ingresso era chiusa.

sentenza di cassazione e argomenti a sostegno della condanna

Le conclusioni contenute nell’informativa vengono valutate alla luce della sentenza di Cassazione, che confermò la condanna di Stasi richiamando diversi elementi. Tra questi il racconto definito illogico, falso e incongruente, oltre alle tracce citate sul dispencer e alle scarpe taglia 42.

biciclette possedute e conoscenza dell’importanza del mezzo

La Cassazione viene indicata anche per il riferimento alla disponibilità, da parte di Stasi, di più di una bicicletta compatibile con la “macrodescrizione” attribuita alle testimonianze di Bermani e Travain. Risulta richiamato inoltre il fatto che Stasi non avrebbe menzionato, tra le biciclette in suo possesso, proprio la bicicletta nera collegata sin dal primo momento al delitto e coerente con la macrodescrizione.

Secondo quanto riportato negli atti richiamati dalla Cassazione, tale omissione evidenzierebbe come l’imputato conoscesse l’importanza del mezzo e la possibilità di collegarlo all’omicidio.

pedali Umberto Dei, dna e incompatibilità con la tipologia

Ulteriore argomento collegato alla decisione di Cassazione riguarda i pedali della bicicletta riferita come Umberto Dei Milano, sui quali sarebbe stata rinvenuta una “copiosa quantità” di dna di Chiara Poggi, definita come materiale altamente cellulato. Gli atti riportano che quei pedali non risultarono compatibili con quelli propri della specifica tipologia di bicicletta venduta dalla famiglia Stasi, che sarebbe stata commercializzata con pedali diversi e di serie.

Secondo la ricostruzione citata, i pedali sarebbero apposti sull’unico velocipede appartenente alla famiglia Stasi non confondibile con quello individuato dai testimoni oculari davanti alla casa Poggi.

personaggi citati nelle dinamiche processuali

  • Andrea Sempio (indagato)
  • Chiara Poggi (vittima)
  • Alberto Stasi (all’epoca fidanzato della vittima, condannato)
  • Francesco Marchetto (maresciallo dei carabinieri, prescritto per falsa testimonianza)
  • Franca Bermani (testimone)
  • Manuela Travain (testimone)
  • Nicola Stasi (citato per l’officina in cui venne rinvenuta la bicicletta)
  • Stefano Vitelli (giudice citato)
Garlasco, i carabinieri contro la condanna Stasi: “Elementi incomprensibili e paradossali sulla bici nera”. Ma fu il maresciallo Marchetto a mentire
Categorie: Cronaca

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