Femministe per il no al referendum per migliorare la giustizia senza brutalizzare la costituzione
Una mobilitazione trasversale che punta a orientare il voto del 22 e 23 marzo si è consolidata attraverso una petizione collegata al manifesto “Perché da donne e femministe il 22 e 23 marzo votiamo No alla riforma della Costituzione”. La campagna ha raccolto oltre 1700 firme ed è stata promossa da sei donne, con l’obiettivo di chiedere un pronunciamento contrario alla riforma legata al Consiglio Superiore della Magistratura e alla separazione delle carriere dei magistrati.
Nel dibattito pubblico sono emerse adesioni di rilievo: da Fiorella Mannoia a Francesca Comencini, da Dacia Maraini a Francesca Archibugi. La condivisione del messaggio si collega a una valutazione critica sull’impostazione complessiva della riforma e sulle modalità con cui sarebbe stata costruita l’iniziativa parlamentare.
petizione e manifesto contro la riforma della costituzione del 22 e 23 marzo
La petizione ha dato seguito a una presa di posizione collettiva connessa al manifesto dedicato alle elezioni referendarie del 22 e 23 marzo. L’azione di sensibilizzazione, coordinata tra le proponenti, mira a raccogliere consenso e a far conoscere le ragioni principali di chi sostiene il No alla riforma costituzionale proposta.
Al centro del confronto emerge una critica che investe tanto la struttura complessiva del cambiamento quanto le ricadute percepite sui principi di funzionamento della giustizia e sul ruolo delle istituzioni chiamate a garantire l’autonomia della magistratura.
conferenza stampa al senato e coordinamento delle proponenti
Al Senato le proponenti hanno illustrato le proprie motivazioni in una conferenza stampa coordinata da Valeria Valente, senatrice del partito Democratico. Nel corso dell’iniziativa sono state presentate osservazioni su contenuti della riforma, metodo di elaborazione e rapporto con il governo.
Tra gli interventi, la docente e filosofa Fabrizia Giuliani ha richiamato l’idea di una volontà politica di sottomettere la giustizia. La costituzionalista Carla Bassu ha invece posto l’accento sulla mancanza di dialogo nell’iter parlamentare, evidenziando che il governo non avrebbe accolto le richieste di modifiche avanzate.
critiche al metodo: dialogo assente e “volontà di sottomettere la giustizia”
Nel quadro delle contestazioni, viene descritta una dinamica politica giudicata problematica per il modo in cui si sarebbe sviluppato l’iter della riforma. Secondo le valutazioni espresse in conferenza, l’esecutivo avrebbe assunto un atteggiamento di arroganza, con l’effetto di non recepire le richieste di cambiamento.
La critica investe anche la coerenza con lo spirito originario della Costituzione: la riforma sarebbe ritenuta in grado di violare “nella sostanza” lo spirito delle madri e padri costituenti. Il punto, nel racconto delle proponenti, riguarda quindi sia l’impianto sia il rispetto dei principi costituzionali.
contestazioni sul contenuto della riforma meloni-nordio e impatto sul consiglio superiore della magistratura
Due avvocate, una penalista e l’altra civilista, hanno affrontato le obiezioni rivolte alla riforma indicata come meloni-Nordio, che sarà oggetto di referendum nei giorni 22 e 23 marzo. Le contestazioni presentate pongono l’accento sull’idea di un indebolimento del Consiglio Superiore della Magistratura e sul rinvio a leggi ordinarie e successive per la disciplina di aspetti considerate decisivi.
Secondo quanto affermato dall’avvocata Teresa Manente, si tratterebbe di rinviare a fonti future la regolazione di elementi come il ruolo del Pubblico Ministero, l’organizzazione tra polizia e Pm e la definizione delle priorità dei reati da perseguire. Nel suo intervento viene inoltre sostenuto che la riforma non inciderebbe sui tempi dei processi, né sulla mancanza di personale e sulle questioni di formazione e specializzazione.
brutalizzare la costituzione e “procure all’esecutivo”
Le obiezioni includono anche una critica di principio: per Concetta Gentili, civilista, migliorare la giustizia non richiederebbe di “brutalizzare la Costituzione”. Nel suo ragionamento, il progetto finirebbe per asservire le procure all’esecutivo, attraverso una trasformazione che prevede il triplicare organi di governo e controllo della magistratura e le relative spese.
Le dichiarazioni riportate proseguono con ulteriori argomentazioni collegate alla tutela delle istituzioni e dei diritti. Viene richiamata l’idea che non sarebbero necessari slogan o figure retoriche, bensì strutture capaci di garantire l’indipendenza della magistratura come struttura di protezione. L’equilibrio dei poteri, secondo l’impostazione descritta, renderebbe possibile la continuità della difesa dei diritti anche per le donne.
figures coinvolte nella mobilitazione per il no
La campagna ha raccolto adesioni di personalità che si sono schierate per il No alla riforma oggetto del referendum nei giorni 22 e 23 marzo.
- Valeria Valente
- Fabrizia Giuliani
- Carla Bassu
- Teresa Manente
- Concetta Gentili
- Fiorella Mannoia
- Francesca Comencini
- Dacia Maraini
- Francesca Archibugi
