FdI, Prato chiude le indagini su caso Cocci: politico nei guai per revenge porn

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FdI, Prato chiude le indagini su caso Cocci: politico nei guai per revenge porn

La Procura di Prato ha depositato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari relativo a una vicenda che, nel tempo, ha alimentato forti tensioni nel quadro politico regionale toscano. Le contestazioni emerse delineano un quadro caratterizzato da diffamazione, ricatti e un presunto sistema di pressione costruito tramite invii mirati di lettere anonime, con l’obiettivo di incidere sulle posizioni e sulle traiettorie interne dei soggetti coinvolti.

avviso conclusione indagini preliminari: focus sulla vicenda Prato

Secondo quanto riportato, la Procura ha formalizzato un primo passaggio decisivo, registrando una dinamica ritenuta particolarmente grave. Il caso è stato poi reso pubblico con ricostruzioni iniziate da segnalazioni mediatiche, mentre l’impianto giudiziario ha portato all’identificazione dei presunti autori e alla separazione delle posizioni coinvolte.

accuse formali per Andrea Poggianti e stralcio per Claudio Belgiorno

Nel provvedimento risultano contestate a Andrea Poggianti accuse definite come molto pesanti: revenge porn, diffamazione aggravata e tentata violenza privata. L’atto, inoltre, precisa che l’impostazione riguarda esclusivamente Poggianti.

Per Claudio Belgiorno non compare lo stesso riferimento nelle contestazioni del medesimo avviso. La posizione sarebbe stata stralciata poiché Belgiorno risulta ancora indagato in concorso con altre persone, con procedimento separato nei confronti di coloro che risultano coinvolti in parallelo.

Tommaso Cocci e i moventi: relazioni personali e mire politiche

La ricostruzione investigativa collega l’avvio del lavoro di indagine a dichiarazioni fornite da Tommaso Cocci, indicato come figura centrale nel racconto dei retroscena personali e politici. In base alle informazioni riportate, Cocci avrebbe descritto agli inquirenti aspetti della propria storia, inserendo anche riferimenti alla guida in una loggia massonica denominata Sagittario.

risentimenti personali di Poggianti

Gli elementi raccolti porterebbero a distinguere il movente contestato a Poggianti: l’azione sarebbe stata ricondotta a risentimenti personali, legati a passate frequentazioni intime condivise proprio con Cocci.

mire politiche attribuite a Belgiorno

Per Belgiorno, invece, il movente descritto dagli investigatori sarebbe legato a finalità di tipo politico. In quanto candidato al Consiglio regionale e concorrente diretto di Cocci, la pressione sarebbe stata costruita come strumento per incidere sulla posizione dell’avversario.

lettere anonime, ricatto e contenuti diffamatori

Le carte dell’inchiesta descrivono la diffusione di un quantitativo preciso di comunicazioni: 34 lettere anonime. La distribuzione sarebbe stata effettuata in modo capillare, con modalità differenti a seconda del destinatario, includendo vertici di partito, sindaci, consiglieri e testate giornalistiche.

Secondo l’ipotesi formulata dalla Procura, l’obiettivo delle missive era costringere Cocci alle dimissioni. Le lettere conterrebbero anche immagini intime, indicate come scattate all’interno della camera da letto dell’abitazione di Poggianti a Empoli.

accuse costruite e bersagli multipli

Alle foto si accompagnerebbero accuse elaborate in modo mirato. Le missive avrebbero dipinto Cocci come assuntore di “cocaina e chemsex” e come partecipe a “orge gay” in un hotel di Riparbella (Livorno), con la descrizione di presenze indicate come “43 ragazzi anche minori”.

L’intento contestato risulterebbe triplice: distruggere Cocci, attaccare la sua appartenenza massonica e ledere la reputazione dell’onorevole Chiara La Porta, indicata come falsamente accusata di voler coprire scandali.

prove digitali: iPhone, immagini e documenti sequestrati

Il quadro accusatorio viene rafforzato da elementi tecnologici. Nel telefono iPhone e in una pennetta USB sarebbero emerse tre delle immagini intime finite nelle lettere anonime.

Ulteriori dettagli riguardano documenti presenti nel telefono: lo stesso dispositivo avrebbe contenuto un elenco di politici e testate giornalistiche a cui sarebbero state poi sequestrate le missive. La Procura riporta anche un dato temporale relativo a un documento: l’ultima modifica sarebbe avvenuta il 27 giugno 2025, in anticipo di pochi giorni rispetto ai timbri risultanti su sette delle dieci lettere indirizzate a figure politiche del Comune di Prato.

risposta di Andrea Poggianti alle contestazioni

Andrea Poggianti respinge le accuse e fornisce una linea difensiva basata su tempi, modalità e assenza di elementi tecnici. In base alle dichiarazioni riportate, le prime lettere sarebbero arrivate mentre era in viaggio di nozze. Sulle immagini, l’ex politico afferma che due foto sarebbero state trovate e sarebbero risultate in fase di cancellazione nel 2022, rendendo difficile, secondo la sua ricostruzione, ipotizzare un riutilizzo dopo anni.

Viene inoltre sostenuto che nelle lettere e nelle buste anonime non ci sarebbe traccia del DNAimpronte attribuibili a Poggianti. La conclusione difensiva lo inquadra come vittima di una “macchina del fango”.

loggia “Sagittario”, ruoli apicali e rete di rapporti

L’indagine viene descritta come intrecciata con un’altra procedura relativa a corruzione che coinvolgerebbe l’ex sindaca Ilaria Bugetti e l’imprenditore Riccardo Matteini Bresci. Nel contesto, la loggia Sagittario risulta centrale per chiarire la rete di relazioni, con riferimento anche a legami con Cocci.

sequestri e appartenenza accertata a logge massoniche

Per ricostruire i rapporti, la Procura avrebbe sequestrato elenchi della Gran loggia Alam, oggetto di verifica per valutare eventuali logge o soci considerati “occulti”. Le acquisizioni documentali indicherebbero l’appartenenza effettiva di Cocci alla loggia pratese.

ammissioni di Cocci durante un interrogatorio

Nel corso dell’interrogatorio del 4 settembre 2025, Cocci avrebbe ammesso una militanza pregressa, dichiarando di essere stato Segretario nel periodo in cui Matteini Bresci ricopriva il ruolo di “Maestro Venerabile”.

Dalle analisi del telefono sequestrato a Matteini Bresci emergerebbe anche che Cocci avrebbe ricoperto l’incarico di 1° Sorvegliante della loggia.

“uomo di fiducia” tra destra pratese e PD: legami con Matteoini Bresci e Bugetti

Secondo quanto riportato dai magistrati, l’interpretazione dei rapporti descriverebbe Cocci come “uomo di fiducia nella destra pratese” del Venerabile Matteini Bresci, mentre Bugetti avrebbe rivestito analogo ruolo nell’area politica del PD.

Le ricostruzioni includono anche elementi di conferma: la partecipazione congiunta all’inaugurazione della nuova sede della Provincia Massonica di Firenze e la collaborazione di Cocci, con un altro legale massone, per assistere clienti di nazionalità cinese, circostanza richiamata nei dossier.

segreto istruttorio e prova della disponibilità di informazioni

Un passaggio ritenuto decisivo riguarda un dettaglio riportato nelle lettere anonime: vi sarebbe la citazione secondo cui esisterebbero “oltre due anni di intercettazioni” in grado di confermare che Tommaso Cocci fosse e fosse stato Segretario della loggia Sagittario.

La Procura deduce che la notizia delle intercettazioni sarebbe divenuta pubblica solo dopo la stesura e la spedizione delle missive. Ne risulterebbe, secondo la ricostruzione, un accesso a informazioni coperte da segreto tramite un canale qualificato, con la conseguenza che l’autore della macchina del fango avrebbe avuto disponibilità di dati non ricavabili in via ordinaria.

Per gli inquirenti, tale elemento costituirebbe la prova regina a supporto dell’ipotesi che Andrea Poggianti abbia agito in concorso con altri soggetti. L’indagine prosegue con accertamenti mirati all’identificazione della rete di complici che avrebbe agevolato la produzione e la distribuzione delle lettere anonime.

conseguenze politiche e fuoriuscite da partito

Le cronache locali riportano effetti rilevanti all’interno di Fratelli d’Italia. Sarebbe rimasto nel partito solo Tommaso Cocci, mentre Andrea Poggianti avrebbe abbandonato la formazione politica prima che la situazione esplodesse pienamente.

Per Claudio Belgiorno risulta, invece, una dimissione immediata dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia, accompagnata da una denuncia di un clima percepito come troppo pesante e caratterizzato da “fuoco amico” da parte di colleghi poco solidali.

personaggi coinvolti nella ricostruzione giudiziaria e politica

  • Andrea Poggianti
  • Claudio Belgiorno
  • Tommaso Cocci
  • Luca Tescaroli
  • Riccardo Matteini Bresci
  • Ilaria Bugetti
  • Chiara La Porta
Dossier hard in FdI, la Procura di Prato chiude le indagini sul “caso Cocci” e accusa di revenge porn politico empolese

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