Famiglia numerosa a 37 anni: il desiderio di avere tanti figli e il percorso di Matilde Gioli

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Famiglia numerosa a 37 anni: il desiderio di avere tanti figli e il percorso di Matilde Gioli

Belvedere in Chianti sembra costruita su un unico assunto: ogni persona è in coppia oppure è alla ricerca dell’anima gemella. Tra le vie della cittadina, però, la quotidianità di Elisa (Matilde Gioli) racconta un’altra realtà: madre single, gestisce la tenuta Le Giuggiole insieme alla sorella Giada (Amanda Campana) e alla madre Mariana (Cecilia Dazzi). Il rientro in paese di Michele (Cristiano Caccamo), amico d’infanzia che mancava da anni, entra nelle dinamiche di Elisa come un evento capace di ribaltare equilibri consolidati.

La storia prende forma nel nuovo film Prime Video “Non è un paese per single”, adattamento dell’omonimo bestseller di Felicia Kingsley. La regia è affidata a Laura Chiossone, mentre la sceneggiatura porta la firma di Alessandra Martellini, Giulia Magda Martinez e Matteo Visconti. La disponibilità è fissata all’8 maggio.

non è un paese per single: trama e dinamiche tra single e relazioni

Nel tessuto sociale della cittadina, tutti vivono la relazione come norma: qualcuno è già stabilmente accanto a un partner, altri inseguono una scelta ancora da compiere. In mezzo a questa regola implicita, Elisa vive una condizione che combina responsabilità familiari e una ricerca personale non sempre lineare. La sua posizione di madre single la mette al centro di una gestione concreta della vita e della tenuta, con il supporto della famiglia più vicina.

L’arrivo di Michele, personaggio che aveva rappresentato una parte significativa del passato, interrompe la routine e introduce una nuova variabile emotiva. L’incontro non resta sul piano dell’innocenza: la presenza di un amico d’infanzia perduto crea attrito e possibilità, rendendo più instabile una condizione già definita.

la regia di laura chiossone: approfondimento psicologico e backstory

Laura Chiossone racconta il processo di lavoro della sceneggiatura come un passaggio in fasi successive. Il lavoro iniziale sarebbe stato portato avanti dagli sceneggiatori, con il suo ingresso avvenuto più tardi. Il focus della regia diventa un approfondimento orientato alla comprensione delle ragioni dietro i comportamenti, andando oltre la sola superficie della pagina.

La regista sottolinea l’importanza di immaginare la backstory, ciò che rimane non detto e che può emergere soltanto quando gli attori conoscono davvero gli individui che interpretano. Per Chiossone, il film rappresenta una storia dedicata alle relazioni: interpretare bene i sentimenti richiede una comprensione profonda delle persone coinvolte.

come nasce l’interpretazione dei personaggi

Il metodo descritto insiste sull’esplorazione degli aspetti meno visibili: la regia punta a far emergere motivazioni, contraddizioni e dettagli che guidano l’evoluzione dei rapporti. La costruzione della scena passa dunque dalla conoscenza dell’individuo prima ancora che dall’azione.

cristiano caccamo tra impresa, ambizione e ansia sociale

Cristiano Caccamo interpreta Michele, un giovane rampante e imprenditore. Il dibattito si sposta sul presente: la generazione di oggi, secondo l’attore, vive un’ansia sociale legata alla necessità di restare in movimento e in evidenza. Caccamo afferma di aver aperto due ristoranti e di dedicarsi a molte attività, descrivendo la scoperta come un elemento positivo.

Tra le esperienze citate compare anche quella del dj, indicata come occasione di sperimentazione. Nel commentare giudizi esterni, l’attore rifiuta l’uso di etichette come strumenti di giudizio: fare ciò che si sente di fare, senza lasciarsi guidare dal parere altrui, diventa una priorità.

Il rischio, nella lettura di Caccamo, è la spinta costante a performare. Da qui l’esigenza di attenzione: l’energia che spinge avanti può trasformarsi in pressione, influenzando scelte e comportamenti.

famiglia, single e denatalità: dati e riflessioni nel film

All’interno della narrazione trovano spazio anche i temi della famiglia e del single, collegandosi a un fenomeno discusso nel contesto italiano: la denatalità crescente. Nel 2025 vengono citati nuovi minimi storici, con circa 355.000 nati e un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. Matilde Gioli associa il dato a un vissuto personale che, pur non basandosi su studi specifici, porta l’attrice a evidenziare l’impatto emotivo della distanza tra desideri passati e realtà attuale.

matilde gioli: desiderio di maternità e tempo come variabile

Gioli afferma di non avere competenze per analisi demografiche, ma ricorda come da piccola immaginasse una maternità giovane e l’aspettativa di avere subito molti figli. A 37 anni, la condizione dichiarata resta quella di non avere ancora figli. Il punto centrale riguarda l’idea che un singolo caso non possa essere usato per leggere l’intera popolazione, pur restando significativo nella sfera individuale.

Nel suo ragionamento emerge anche un possibile spostamento dovuto al cambiamento del ruolo femminile: la crescita di spazio nel lavoro potrebbe sottrarre tempo alla maternità. Non si tratta, nelle sue parole, di negare la possibilità di maternità e lavoro in modo compatibile, ma del fatto che spesso la variabile decisiva è il tempo. L’attrice racconta di non essere riuscita a investire abbastanza presto su una relazione prima della maternità, indicando che la relazione precedente non ha funzionato e che, a oggi, manca tempo per iniziarne una nuova. Nel film questo si collega all’idea che la società stia diventando più orientata al singolo e all’egoismo individuale, con un’apertura minore alla famiglia.

la lettura di laura chiossone sulla denatalità: carico di cura e politiche sociali

Laura Chiossone aggiunge un’interpretazione che collega la denatalità alla mancata consapevolezza del valore dell’investimento nelle politiche sociali. La regista indica che il carico di cura parentale resta troppo alto: non riguarda soltanto i figli, ma anche gli anziani, con le responsabilità che ricadono prevalentemente sulle donne.

Secondo Chiossone, negli uomini si osserva una sensibilità crescente e la volontà di impegnarsi anche con la richiesta della paternità. L’elemento critico, nella sua visione, è l’assenza di investimenti coerenti in quella direzione: manca un sostegno strutturale come nidi e si registra un disinvestimento nelle scuole. Se una persona da accudire non è economicamente autonoma, l’onere di tempo e denaro diventa totalizzante, estendendosi al figlio e all’anziano.

La conclusione evocata è netta: diventa quasi una questione di sopravvivenza scegliere di stare da soli, trasformando una scelta che dovrebbe essere libera in un esito imposto dalle condizioni.

personaggi principali del film

  • Matilde Gioli nel ruolo di Elisa
  • Margherita Rebeggiani nel ruolo della figlia adolescente
  • Amanda Campana nel ruolo di Giada
  • Cecilia Dazzi nel ruolo di Mariana
  • Cristiano Caccamo nel ruolo di Michele
  • Laura Chiossone regia
  • Alessandra Martellini sceneggiatura
  • Giulia Magda Martinez sceneggiatura
  • Matteo Visconti sceneggiatura
  • Felicia Kingsley autore del bestseller
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