Essere genitori oggi: autonomia e indipendenza dei figli secondo Censis

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Essere genitori oggi: autonomia e indipendenza dei figli secondo Censis

Il passaggio dall’infanzia all’autonomia mette genitori e figli di fronte a una domanda concreta: quanta libertà concedere e quando. Nel farlo, entrano in gioco valori, ansie e aspettative, mentre il bisogno di indipendenza dei ragazzi cresce con la stessa naturalezza con cui cambiano le regole di casa. A fotografare questo nodo centrale è il Rapporto “Essere genitori oggi. Valori e significati della genitorialità nella società italiana” realizzato dal Censis, basato su un campione di mille italiani e italiane tra i 18 e i 64 anni con figli.

Il quadro complessivo restituisce una consapevolezza diffusa: il 79,2% degli intervistati ha dichiarato di ritenere difficile essere genitori oggi. L’autonomia viene trattata come un’area delicata, fatta di scelte quotidiane e decisioni puntuali legate anche all’età a partire dalla quale i figli possono svolgere attività con un grado crescente di libertà.

indipendenza: l’età ritenuta più appropriata dai genitori

Il rapporto inquadra l’idea di indipendenza come un concetto ampio: comprende sia momenti di svago sia responsabilità. Alla domanda su quale sia la fascia d’età più adatta per riconoscere l’autonomia ai figli, emerge una risposta prevalente: il 27,8% indica 14-15 anni.

Una parte significativa del campione sceglie invece l’autonomia prima dei 14 anni ( 21,8% ). All’estremo opposto, una quota ridotta ma presente ( 0,6% ) sostiene che non vada mai concessa alcuna forma di indipendenza.

uscite e libertà graduali: passeggiate, commissioni e amici

Coerentemente con il dato generale sull’età, il rapporto rileva quale momento i genitori individuano per permettere ai figli di uscire da soli. Il valore più alto è attribuito alla fascia 14-15 anni con una quota del 32,2%. In questo scenario rientrano attività come piccole commissioni, passeggiate, giri in bicicletta e simili.

Le uscite con gli amici seguono un criterio diverso: il 37,7% sposta l’età tra 16-17 anni. Il rapporto collega questa oscillazione al modo in cui i gruppi di pari influenzano le scelte, rendendo più facile per un 14enne essere condizionato rispetto a un 17enne, in considerazione anche del contesto scolastico e delle fasi di maturazione.

ansia genitoriale e ruolo degli smartphone

Nel racconto delle attività fuori casa, entra anche la dimensione emotiva: rispetto al precedente Rapporto del 2002, il Censis rileva che l’ansia dei genitori risulta notevolmente diminuita. Tra i motivi principali indicati dagli intervistati compare la presenza degli smartphone.

La possibilità di contattare o persino di geolocalizzare il figlio viene associata a una scelta precoce di spazi di autonomia, con un punto sottolineato dal rapporto: tali spazi risultano tutelati ma anche soggetti a forme di controllo e di sovra-ordinazione.

autonomia controllata e tensioni: il paradosso del monitoraggio

Il rapporto mette in evidenza un paradosso: concedere attività considerate rischiose per quella fascia d’età con la convinzione di avere tracciato un perimetro di verifiche. In questa logica, l’autonomia appare “tutelata”, ma l’eccesso di monitoraggio può alimentare tensioni genitori-figli.

Il nodo diventa ancora più complesso quando l’autonomia non riguarda solo poche ore lontano da casa, ma l’idea stessa di vivere fuori dal nido domestico. Su questo punto, le risposte sono più difficili da ricondurre a una scelta netta.

età per vivere da soli: incertezza e rimandi a soglie diverse

Alla domanda su quale età sia più opportuno che i figli vivano da soli, il 27,3% dichiara di non saperlo. Il 25,2% indica un’età oltre i 25 anni, mentre l’1,5% sostiene un mai secco.

società e lavoro: ragioni che frenano l’emancipazione

Le difficoltà a definire un tempo preciso per l’indipendenza non derivano solo da timori personali. Il rapporto collega l’incertezza anche a un quadro sociale percepito come poco favorevole: poche opportunità di lavoro, precariato, disoccupazione, maggiore richiesta di titoli di studio. A questi elementi si aggiungono condizioni economiche che rendono più complessa la stabilizzazione, come l’insostenibilità legata al caro-affitti e al costo della vita.

In tale contesto, la famiglia non viene descritta come un semplice ostacolo all’emancipazione, ma come l’unica alternativa possibile per molti giovani.

tabù e pratiche socio-culturali: alcol, fumo, piercing e tatuaggi

Il sondaggio include anche aspetti socio-culturali legati alla crescita. Viene chiesto a quale età sia più funzionale far provare alcol e fumo, oltre alla decisione di farsi piercing o tatuaggi.

Per alcol e sigarette, la risposta più frequente è un “mai”. Il rifiuto assoluto risulta più marcato sulle sigarette: 74,8%, mentre sugli alcolici la quota è 41,8%. Per piercing e tatuaggi, la posizione maggioritaria è un veto fino alla maggiore età, con la totalità del campione orientata in quella direzione.

sessualità e consenso: il dato più rilevante sul “non sapere”

La questione della sessualità è descritta come un tassello capace di riflettersi su più livelli. Il rapporto riporta il quesito su a che età pensare i figli attivi sessualmente. Il dato centrale è la neutralità: il 37,6% dichiara di non sapere quando il momento sia giusto.

La percentuale immediatamente successiva, pari al 35,2%, indica l’idea di accettare la prima volta solo dopo il compimento dei 18 anni.

educazione sessuo-affettiva e consenso informato

Il rapporto evidenzia che il Paese risulta tra i pochi in Europa a non disporre di una legge uniforme sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Il quadro normativo viene collegato a un Ddl che pone il consenso informato

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