Eliminare urea nell’agricoltura: soluzioni su misura secondo di tullio e nomisma
La sostituzione dell’urea entro il 1° gennaio 2028, prevista dal piano di miglioramento della qualità dell’aria, impone all’agricoltura italiana un passaggio delicato. Lo scenario richiede valutazioni tecniche ed economiche, perché non esiste una risposta unica valida per tutte le colture e per tutte le aree. A Roma vengono presentati i risultati di uno studio dedicato all’impatto della fertilizzazione azotata e dell’uso dell’urea, commissionato dall’associazione di riferimento del settore.
impatto economico della sostituzione dell’urea entro il 2028
Nel quadro dell’indagine “Valutazione di impatto della fertilizzazione azotata e dell’urea nell’agricoltura italiana”, commissionata da Assofertilizzanti, emerge come l’eventuale sostituzione dell’urea non possa essere trattata con un approccio standard. L’assenza di un’unica soluzione deriva dalla eterogeneità di colture e prodotti. Per questo, lo studio sottolinea la necessità di individuare caso per caso le alternative più adatte alle diverse realtà territoriali.
Le elaborazioni sono collegate al contesto politico-normativo in discussione: il Ddl “Coltiva Italia” mira a dare attuazione al divieto di utilizzo dell’urea nel bacino padano, con programmazione al 2028. La prospettiva riguarda in particolare le aree della Pianura Padana tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.
alternative alla sostituzione dell’urea: organico e concimi minerali
Nel commentare le risultanze dell’indagine, la head of strategic advisory di Nomisma, Ersilia Di Tullio, evidenzia che l’analisi delle alternative richiede un confronto complesso. In particolare, l’alta concentrazione di azoto dell’urea rende molto articolato il paragone con il mondo della fertilizzazione organica.
fertilizzazione organica: difficoltà nel confronto basato sull’azoto
Se si considera l’obiettivo di apportare una unità di azoto attraverso sostanze organiche, i numeri indicati rendono evidente la complessità del passaggio: per raggiungere lo stesso contenuto di azoto servirebbero circa 100 chilogrammi di letame bovino, a fronte di una quantità minima di urea. Questo dato, secondo la ricostruzione proposta, mostra l’impatto della transizione verso il solo organico, dal momento che l’equivalenza non risulta immediata.
concimi minerali: aumento dei costi
Quando il confronto si sposta su concimi minerali alternativi, come nitrato o solfato di ammonio, lo studio segnala un aumento dei costi: la spesa per il fertilizzante lievita del 30% e in alcuni scenari può arrivare fino al 50%. Questo elemento contribuisce a definire lo scenario economico della scelta agricola, in cui la ricerca dell’alternativa si accompagna a una variazione rilevante della struttura dei costi.
misure di mitigazione con urea trattata: riduzione delle emissioni e implicazioni operative
Accanto al tema dell’organico e dei concimi minerali, i risultati dell’indagine prendono in considerazione una via alternativa: l’impiego della stessa urea ma trattata per ridurre la volatilità dell’azoto. Le misure descritte rientrano nelle tecnologie note come mitigazione e puntano a limitare le emissioni senza cambiare in modo totale la base produttiva.
urea con inibitori (nbpt) e urea ricoperta: percentuali di riduzione
La tipologia urea con inibitori (Nbpt) viene indicata come in grado di garantire una riduzione delle emissioni del 20%. Un ulteriore livello di efficacia è associato all’urea ricoperta, per la quale è riportato un raggiungimento fino al 65%.
effetti su operazioni colturali, costi e complessità tecnica
Le tecnologie indicate come a lento rilascio possono semplificare le operazioni colturali e contribuire a generare risparmi nella fase di distribuzione. Al tempo stesso, la gestione della fase applicativa presenta elementi critici: viene richiamata una maggiore complessità tecnica e costi di distribuzione più elevati.
Lo studio sottolinea inoltre un aspetto strutturale: pur trattandosi di tecnologie definite come consolidate, il passaggio richiede il trasferimento su scala industriale. Per rendere disponibili grandi quantità di prodotto, occorre produrre urea inibita e ricoperta riconvertendo gli impianti e organizzando catene logistiche più articolate. Le tempistiche non sono immediate, configurando un problema non soltanto legato ai costi, ma anche alla disponibilità del prodotto per gli agricoltori italiani.
contesto territoriale e decisione caso per caso
La sintesi delle evidenze raccolte porta a una conclusione operativa: la scelta delle alternative all’urea deve essere valutata caso per caso in funzione delle caratteristiche della coltura e delle aree della Pianura Padana. Il quadro considerato coinvolge Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, con riferimento a un orizzonte temporale definito dalla data del 1° gennaio 2028.
figure citate nel quadro di presentazione dei risultati
- Ersilia Di Tullio
- Nomisma
- Assofertilizzanti