Egoismo e pandemia che nessuno vuole fermare: come partire parole per un vero cambiamento
Alla 79ª Assemblea mondiale della sanità a Ginevra, Pedro Sánchez ha richiamato l’attenzione su una minaccia globale spesso trascurata: quella dell’egoismo. Una “pandemia” che non si diffonde attraverso agenti biologici, ma attraverso decisioni politiche, priorità economiche e un’indifferenza capace di amplificare la sofferenza altrui. L’impostazione proposta rovescia la prospettiva consueta sui rischi internazionali e mette al centro un tema essenziale per la salute collettiva: la mancanza di coscienza.
pandemia dell’egoismo e rischio globale per la salute
Sánchez lega la gravità della situazione a una dinamica concreta: l’aumento delle spese militari deciso mentre si afferma l’assenza di fondi per il sistema sanitario pubblico. Ne derivano conseguenze descritte come devastanti sia sul piano umano sia su quello sanitario. La denuncia si sviluppa come un’analisi del contagio sociale dei comportamenti: anche l’egoismo, come i virus, viene presentato come estremamente contagioso.
mancanza di coscienza come pericolo maggiore della civiltà
Nel discorso emerge una tesi formulata con forza: per la salute globale il pericolo principale non sarebbe più la carenza di scienza, bensì la carenza di coscienza. La riflessione diventa anche un’interrogazione sulla civiltà: alla domanda su quale sia la prima traccia della civiltà, Sánchez indica non strumenti o invenzioni, ma un segno umano tangibile, collegato a un femore rotto poi guarito. Il punto centrale non riguarda soltanto l’oggetto archeologico, bensì il significato: il fatto decisivo è che qualcuno si sia preso cura di un altro essere umano.
civiltà fondata sulla relazione, non sul mito dell’innovazione
La visione proposta insiste su un nucleo: la civiltà non nasce principalmente da un’invenzione o da un sapere tecnico, bensì dalla relazione. La frase utilizzata descrive la civiltà come qualcosa che “non comincia con uno strumento, ma con una mano tesa”. Da questa impostazione deriva un criterio di progresso opposto a una narrazione centrata sulla potenza. Il progresso, secondo la ricostruzione del messaggio, si misura guardando alle relazioni con chi vive condizioni di fragilità e di svantaggio, e soprattutto ponendo attenzione a come una società affronta diseguaglianze e ingiustizie.
Il riferimento polemico va al mito dell’innovazione tecnologica fine a se stessa e al culto della potenza intesa come forza economica, militare o anche come logica algoritmica. In questo quadro, prendersi cura viene descritto come un atto non riducibile a semplice beneficenza, ma come fondamento dell’appartenenza umana alla specie e al gruppo.
salute globale: responsabilità condivisa e disuguaglianze come determinanti
Il messaggio introduce poi un passaggio sulle priorità del presente. Si osserva infatti che il dibattito pubblico tende a concentrarsi soprattutto su intelligenza artificiale e digitalizzazione, come se la tecnoscienza fosse la via principale per affrontare la mancanza di risorse per i sistemi sanitari. La posizione presentata collega invece la salute globale a un fattore più ampio: la responsabilità condivisa, in particolare rispetto alle disuguaglianze globali.
denunce economiche e conseguenze sanitarie delle disuguaglianze
Nel quadro delle crisi ecologiche, geopolitiche ed energetiche, con il crollo dei presidi sanitari pubblici, viene richiamata la denuncia di Oxfam: nel 2025 la ricchezza dei miliardari sarebbe cresciuta del 16% in termini reali, a un ritmo triplo rispetto alla media degli ultimi cinque anni. La concentrazione viene indicata come la più alta mai registrata, con una dinamica per cui un gruppo ristretto controllerebbe un patrimonio superiore a quello posseduto dalla metà povera della popolazione mondiale.
La fonte collega la deriva sociale alla povertà reale: il 25% delle persone a livello mondiale soffrirebbe di insicurezza alimentare, mentre quasi la metà della popolazione globale vivrebbe in condizioni definite “misere”. Il legame sanitario viene descritto come diretto: povertà e disuguaglianze economiche e sociali comporterebbero un aumento del rischio di malattie, un accesso più limitato alle cure e una maggiore mortalità.
priorità politiche: sanità pubblica, contrasto alle diseguaglianze e no al riarmo
Le parole di Sánchez vengono raccolte come base per ripensare le priorità collettive. L’indicazione principale riguarda la necessità di un programma culturale e politico orientato a contrastare le diseguaglianze sociali e a rilanciare in modo deciso la sanità pubblica e la medicina territoriale. Allo stesso tempo, viene ribadito un orientamento netto: no al riarmo e no allo spreco di risorse economiche da impiegare per il bene comune.
rispetto del diritto internazionale e prospettiva pacifista
La direzione proposta include posizioni pacifiste e di rispetto del diritto internazionale. Da tali elementi dovrebbe prendere forma un progetto collettivo volto a superare le complicità con il neoliberalismo, descritte come presenti anche nelle sinistre riformiste per oltre trent’anni.
personaggi citati
- Pedro Sánchez
- Oxfam
