Dolore alla cassa toracica durante un allenamento di tennis: la testimonianza sul momento critico
Una carriera saldamente intrecciata con la Roma, uno scudetto conquistato e un episodio che, anni dopo, è tornato a parlare con forza della fragilità del corpo. Ubaldo Righetti, ex difensore centrale giallorosso, classe 63 anni, ha raccontato un momento drammatico: nel 2021 ha rischiato di morire dopo una serie di arresti cardiaci che hanno trasformato una normale notte in un confronto diretto con la morte.
ubaldo righetti e la carriera con la roma: più di cento presenze negli anni ottanta
Righetti ha legato la propria storia alla squadra giallorossa attraverso un percorso che si è sviluppato tra il settore giovanile e la prima squadra: dieci anni complessivi tra formazioni giovanili e impiego nel gruppo principale. Nella sua esperienza con i colori della Roma ha superato le 100 presenze negli anni ottanta e ha raggiunto un traguardo di rilievo, vincendo anche lo scudetto.
frizione con eriksson e l’addio: “mi promise di proteggermi dalla stampa”
La traiettoria professionale di Righetti non è stata lineare. Nel racconto emerge un episodio legato a una situazione di difficoltà fisica e alle sue conseguenze sul rapporto con il tecnico dell’epoca. L’ex difensore ha riferito che, quando ebbe problemi, il progetto di impiego in campo divenne fonte di tensione.
Righetti ha spiegato di aver avuto pubalgia, condizione che gli impediva di giocare. Il suo racconto descrive anche un confronto diretto con Eriksson: “Sapeva che io stavo male, avevo la pubalgia e non potevo giocare. Ma diceva: ‘Ubaldo mi servi, devi restare in campo’”. Nello stesso contesto, Righetti ha sostenuto che venne fatta una promessa: protezione dalla stampa.
La promessa non avrebbe avuto seguito, secondo la ricostruzione fornita: dopo un paio di prestazioni negative, Eriksson avrebbe dichiarato di non comprendere “cosa abbia questo ragazzo”. Righetti ha legato questo passaggio alla consapevolezza preesistente del malessere, sottolineando che il tecnico ne conosceva l’esistenza.
l’episodio del 2021: righetti colpito da un doppio infarto
Nel 2021 la vita di Righetti ha cambiato direzione. L’ex difensore ha descritto l’inizio della crisi durante un’attività quotidiana, giocando a tennis. In quel momento ha riferito di aver avvertito un peso enorme sulla cassa toracica, con conseguenze immediate sul respiro: mancava l’aria.
operazione d’urgenza, la sensazione di perdere il controllo e l’intervento medico
La fase successiva è stata quella dell’intervento. Righetti ha raccontato di essere stato operato d’urgenza e di ricordare la voce della dottoressa che gridava: “Lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo”. L’immagine evocata da Righetti è quella di una situazione così intensa da sembrare “in un film”.
Nel suo racconto, l’elemento centrale è la perdita della percezione del tempo: “Non ho fatto in tempo a rendermi conto che stavo per morire”, ha dichiarato. Dopo l’intervento è intervenuta anche la gestione delle funzioni vitali: l’intubazione e poi il sopraggiungere del buio.
defibrillatore e scossa: la descrizione dell’attimo decisivo
Un ruolo determinante sarebbe stato svolto dal defibrillatore. Righetti ha detto di ricordare con precisione la “botta” del dispositivo e ha descritto l’effetto come una scossa enorme. Il conseguente stato soggettivo viene riportato come un sentirsi “aperto letteralmente”, seguito dall’intubazione e dal calo della luce, descritto come “calato il buio”.
diciotto arresti cardiaci in una notte: “io e la morte ci siamo incontrati”
La parte più drammatica del racconto riguarda la dimensione numerica degli eventi cardiaci. Righetti ha spiegato che, durante quella notte, ha avuto diciotto arresti cardiaci. Il riferimento non resta solo clinico: l’ex difensore ha parlato di un incontro diretto con la morte, dichiarando che “io e la morte ci siamo incontrati”.
il rischio legato all’ossigeno e la paura del danno cerebrale
Nel racconto emerge anche la paura per eventuali conseguenze neurologiche. Secondo quanto riportato da Righetti, è stato presente un rischio concreto legato all’assenza di ossigeno, con possibilità che potesse provocare danni al cervello.
La notte si sarebbe protratta con momenti in cui la sopravvivenza non era affatto garantita. Righetti ha ricordato che era stato detto alla sua compagna che avrebbe potuto non superare la notte.
il ritorno alla normalità: il finale di una paura lunga
Nonostante la gravità, Righetti ha concluso il racconto con un elemento di speranza derivante dal fatto che l’esito è stato positivo. Ha riferito che, “per fortuna”, è andato tutto bene, chiudendo il quadro di una situazione in cui più volte il destino avrebbe potuto prendere un’altra strada.
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