Divieto social per minori: le tre svolte del governo in pochi mesi

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Divieto social per minori: le tre svolte del governo in pochi mesi

Il divieto di accesso ai social network per i minori continua a restare al centro di un confronto politico acceso e in continua oscillazione, con un orizzonte di età indicato tra 14 e 16 anni. Nel frattempo, famiglie e associazioni chiedono risposte rapide, alimentando la pressione anche sul piano giudiziario con una class action contro Meta e TikTok avviata il 14 maggio. Tra retromarce e nuovi tentativi di impostare l’iter legislativo, il nodo principale rimane uno: trasferire la discussione in Parlamento senza lasciare spazio a ulteriori rinvii, mentre le piattaforme guardano con crescente interesse al contesto europeo.

divieto social minori 14-16 anni: governo in retromarcia ripetuta

Secondo quanto riportato, l’esecutivo avrebbe cambiato posizione più volte sul divieto di accesso ai social per i minori, fissando l’attenzione su un criterio compreso tra 14 e 16 anni. Parallelamente cresce la richiesta di misure urgenti: l’attenzione si concentra sulla tutela della salute pubblica e sulla prevenzione dei rischi legati all’uso delle piattaforme digitali da parte di minorenni.

retromarcia di palazzo chigi e spazio al parlamento

La giornata successiva sarebbe arrivata una correzione di rotta, con fonti di governo che avrebbero fatto trapelare la volontà di lasciare al Parlamento l’approvazione di una legge. In base a quanto emerso, questa scelta si inserirebbe in un quadro in cui l’esecutivo intende rinunciare a presentare un proprio disegno di legge sul tema, spostando l’iniziativa normativa su sede parlamentare.

trescore e pressione politica: algoritmo e violenza al centro del dibattito

Alla base della spinta iniziale verso misure restrittive viene richiamata la discussione nata dopo i fatti di Trescore, con un episodio di violenza avvenuto in ambito scolastico che ha coinvolto un 13enne. La ricostruzione riferita dalla vittima è stata indicata come esempio di influenza attribuita ai contenuti online, descrivendo il percorso mentale come confuso, trascinato e indottrinato dai social.

valditara e la richiesta di accelerare il divieto

Nel contesto del dibattito, il ministro Giuseppe Valditara avrebbe collegato episodi di violenza alla influenza negativa dei social, richiamando studi internazionali. Da qui sarebbe partita l’esortazione ad accelerare sulla misura di limitazione dell’accesso ai minori.

ddl 1136 fermo in commissione e contestazioni sulla motivazione

Il disegno di legge n. 1136, firmato da Lavinia Mennuni e indicato come meloniano, risultava congelato in Commissione al Senato dal 21 ottobre 2025 fino a quasi sei mesi di stop. A spiegare la sospensione sarebbero stati “motivi tecnici legati alla riservatezza”, accogliendo però la successiva smentita del Garante della privacy: secondo quanto riportato, l’Autorità avrebbe affermato di essere stata coinvolta nella risoluzione delle criticità e che il testo giunto in Commissione avrebbe recepito indicazioni formulate.

accuse sulla strategia: consenso basato su scelte algoritmiche

Nel confronto politico si inserisce la lettura attribuita alle forze di opposizione. In particolare, viene riportato che Barbara Floridia, esponente del M5s, avrebbe sostenuto che il governo baserebbe il proprio consenso anche su scelte algoritmiche di alcuni social, aggiungendo che favorire i grandi colossi digitali sarebbe in linea con le dinamiche politiche riconducibili alla maggioranza. Sullo sfondo resta l’idea che il governo non avrebbe interesse a promuovere provvedimenti di tutela per i cittadini rispetto alle piattaforme.

moige: dipendenza social e tutela della salute pubblica

Le associazioni dei genitori, dal canto loro, chiedono interventi immediati. Viene citata la posizione di Antonio Affinita, direttore del Moige, che avrebbe sottolineato come la questione non sia soltanto tecnologica, ma si configuri come un tema di salute pubblica. In questo quadro, i rischi connessi alla dipendenza social andrebbero affrontati subito, secondo quanto riportato.

iter del ddl 1136: parcheggio, calendario e ripartenza incerta

Il percorso del ddl 1136 viene descritto come caratterizzato da una lunga fase di stallo: per 166 giorni il testo sarebbe rimasto parcheggiato. In seguito, il 6 aprile il provvedimento sarebbe tornato in auge grazie all’inserimento in calendario dell’ottava commissione al Senato, ma senza discussioni sul divieto social. Il governo, inoltre, avrebbe annunciato una proposta alternativa scritta, alimentando il confronto e i timori sull’allungamento dei tempi.

parental control e multe agli adulti: reazione delle associazioni

Le bozze del nuovo testo attribuite a palazzo Chigi, anticipate da Corriere della Sera e Messaggero ad aprile, avrebbero incluso una parte dedicata a multe agli adulti in caso di mancata vigilanza tramite il parental control. Questa impostazione viene riportata come inaccettabile dalle associazioni, con dubbi sull’effettiva presenza di bozze e sul possibile tentativo di far concludere la legislatura senza arrivare all’approvazione.

gelmetti: approvazione prima del 2027 considerata improbabile

Tra le posizioni richiamate compare quella del senatore Matteo Gelmetti, firmatario del ddl 1136 insieme ad altri senatori di Fratelli d’Italia. Secondo quanto riportato, Gelmetti avrebbe definito quasi impossibile l’approvazione prima delle urne del 2027, collegando l’iter alla necessità del via libera europeo, già incassato dal testo in Commissione. In seguito viene descritta una possibile corsa senza escludere il decreto legge, anche dopo i fatti di Trescore.

passo indietro finale: parlamento come sede dell’iniziativa normativa

L’ultima inversione di rotta, indicata come avvenuta venerdì 15 maggio con consegna serale all’agenzia Ansa, avrebbe confermato l’intenzione di non presentare un disegno di legge da parte del governo. La scelta sarebbe motivata dall’avanzato stato dell’iter parlamentare, dal coinvolgimento dei gruppi di maggioranza e opposizione e dalle interlocuzioni già intercorse con le istituzioni europee.

moltiplicazione delle proposte e ripartenza presumibile dal ddl in commissione

Viene riportato che, nel frattempo, le proposte di legge si sarebbero moltiplicate: oltre alla base rappresentata dal ddl 1136, sarebbero stati aggiunti tre testi firmati da Partito democratico, Lega e Noi Moderati. L’indicazione finale è che si ripartirà presumibilmente dal testo già presente in Commissione.

ignazio la russa e piattaforme: proposta comune europea e dialogo

La direzione del confronto si sposta anche su un piano sovranazionale. Il presidente del Senato Ignazio La Russa, in occasione di un convegno in Senato il 14 maggio, avrebbe dichiarato di essere totalmente d’accordo con l’idea di una proposta comune a livello europeo. La data coincide con l’apertura della class action milanese contro Meta e TikTok, mentre a Milano sarebbe stata celebrata la prima udienza del processo.

meta e tiktok: contestazioni sulla giurisdizione nazionale e interesse per bruxelles

Le piattaforme social avrebbero contestato la giurisdizione nazionale, richiamandosi alle leggi del Vecchio Continente. Nel quadro europeo, Meta appare interessata a negoziare: lo evidenzierebbe l’intervento della responsabile della sicurezza Antigone Davis, citata in un’intervista a Repubblica il 14 maggio. Il riferimento sarebbe anche al caso australiano, presentato come la prima legge al mondo sul divieto per i minori di 15 anni.

antigone davis: dialogo prima della rottura tra industria e politica

Nel resoconto, Antigone Davis avrebbe auspicato un percorso basato sul dialogo senza scontri. L’idea riportata è che, quando l’urgenza supera la possibilità di un confronto costruttivo, diventa più difficile implementare soluzioni realmente efficaci. Da qui l’intenzione di essere presenti in Europa per condividere un tragitto con i decisori politici prima che il confronto si interrompa.

rischio di maximulta per meta in europa

Nel contesto europeo, viene indicato che Meta potrebbe affrontare una maximulta fino a 60 miliardi di euro, collegata a 5 indagini avviate dalla Commissione guidata da von der Leyen. Questa prospettiva viene presentata come un motivo per sedersi al tavolo negoziale.

persone e istituzioni citate

  • Giuseppe Valditara
  • Lavinia Mennuni
  • Barbara Floridia
  • Antonio Affinita
  • Matteo Gelmetti
  • Ignazio La Russa
  • Antigone Davis
  • Donald Trump
  • Mark Zuckerberg
Divieto social per i minori, 3ª giravolta di governo: ci penserà il Parlamento, dopo il bluff di Meloni. E La Russa chiama in causa l’Europa

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