Concessioni balneari lecce: mozione del centrodestra per fermare le gare
Le concessioni balneari sono tornate al centro dello scontro politico, con un tentativo di usare il Comune di Lecce come “caso pilota” per far discutere, anche in sede europea, l’adeguatezza della normativa europea. La spinta arriva tramite una mozione sottoscritta da tutti i consiglieri comunali di centrodestra che sostengono la sindaca Adriana Poli Bortone, in un’operazione che può avere ricadute potenzialmente ampie sul territorio nazionale.
Il nodo della vicenda si intreccia con tempi e vincoli imposti dalla giurisprudenza, con l’orientamento delle istituzioni e con l’interpretazione della direttiva europea indicata come Bolkenstein. A Lecce, intanto, si confrontano due letture opposte: una orientata a sostenere che il litorale non sarebbe una risorsa scarsa, l’altra contraria alla sospensione delle procedure di gara, con conseguenze immediate sulla proposta politica.
mozione centrodestra lecce “caso pilota” sulle concessioni balneari
La mozione presentata a Lecce mira a costruire un “caso pilota” finalizzato a promuovere, in sede europea, una riflessione complessiva sulla disciplina della direttiva dopo oltre vent’anni. L’impostazione del documento si collega alla direttiva Bolkenstein, emanata nel 2006 e recepita in Italia nel 2010, che pone l’attenzione sull’assetto delle concessioni demaniali.
Nel testo la proposta si configura come una spinta a riconsiderare la premessa applicativa: la direttiva si fonda sull’idea di scarsità delle concessioni demaniali, considerate poche e per questo altamente contendibili. La mozione invita la sindaca Poli Bortone a sospendere ogni procedimento di gara o selezione per l’affidamento delle aree demaniali marittime già utilizzate, nei limiti consentiti e nel rispetto delle pronunce giurisdizionali.
La richiesta viene collegata a una dinamica che, nella prospettiva dei promotori, può produrre un effetto di rottura anche oltre la dimensione locale: l’idea di un precedente capace di “fare scuola” appare centrale nel ragionamento che accompagna la mozione.
avvio della proposta e struttura della mozione
Il documento risulta firmato da 19 consiglieri, con il primo firmatario indicato in Bronek Pankiewicz e con capogruppo di una delle liste attribuita al senatore Roberto Marti.
bolkenstein, ultimatum 2027 e possibile maremoto nazionale
La spinta politica si inserisce in un quadro giuridico che impone scadenze precise. In tutte le sedi, viene indicato che il Consiglio di Stato avrebbe posto un ultimatum ai comuni: gare concluse entro il 2027 oppure decadenza delle concessioni preesistenti. La cornice viene ricondotta alla direttiva europea e al suo recepimento interno.
La mozione prova però a intervenire sul presupposto applicativo della Bolkenstein, sostenendo che nel caso leccese la scarsità non sarebbe verificata. Il tentativo politico si traduce in una tesi secondo cui, se la spiaggia non risultasse una risorsa scarsa, l’impianto della direttiva non troverebbe piena applicazione.
nuova lettura della “scarsità” basata sul piano comunale coste
La documentazione collega la valutazione della scarsità a quanto riportato dal Piano Comunale delle Coste del Comune di Lecce, approvato nel 2022. Il piano evidenzierebbe che le aree demaniali effettivamente concesse sarebbero significativamente inferiori rispetto a quelle individuate come concedibili, tenendo conto anche della quota di spiagge libere soggetta a monitoraggio erosivo.
Su questa base la mozione invita a non avviare gare o selezioni per l’affidamento delle aree già in uso, sostenendo in modo implicito che, dato l’esistenza di molte spiagge libere, la risorsa non risulterebbe scarsa.
precedente 2022 consiglio di stato e cambio di scenario politico
Il ragionamento sul “caso Lecce” richiama anche una fase precedente in cui la posizione del Comune di Lecce aveva avuto un esito rilevante. Nel maggio 2022, l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, su ricorso del Comune, avrebbe di fatto annullato la “legge Centinaio”, che fissava il rinnovo automatico delle concessioni fino al 2033.
In quell’occasione, il sindaco dell’epoca Carlo Salvemini aveva espresso soddisfazione. In seguito, però, il quadro politico cambierebbe: Salvemini viene indicato come battuto dalla sindaca Poli Bortone, con il riferimento all’apporto decisivo del senatore Roberto Marti.
il ruolo di roberto marti nel percorso politico e imprenditoriale
La narrazione attribuisce a Roberto Marti una posizione di rilievo, sia politica sia imprenditoriale. Risulterebbe coordinatore regionale della Lega e, allo stesso tempo, imprenditore balneare.
La vicenda economica viene descritta con l’indicazione che Marti, dall’estate precedente, avrebbe acquisito quote di Lido Pizzo insieme al deputato leghista Salvatore Di Mattina, con la maggioranza detenuta da entrambe le figure. Lido Pizzo viene associato a una spiaggia di Gallipoli ritenuta frequentata da esponenti di rilievo, con riferimento a vip, reali del Belgio e nomi citati nella narrazione.
Il testo collega inoltre la consistenza del centrodestra locale a tre figure considerate pesi massimi: il vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto, il sottosegretario del governo Meloni Alfredo Mantovano e il senatore Roberto Marti.
critiche e risposta di salvemini: piano coste 2022 e obbligo di evidenza pubblica
La proposta viene contestata direttamente da Carlo Salvemini, che viene presentato come padre del piano coste 2022. La critica sostiene che l’iniziativa del centrodestra manifesti “schizofrenia politica” sul tema concessioni, spingendosi fino a qualificare come “caso pilota” proprio la pianificazione costiera di Lecce.
Secondo la ricostruzione attribuita a Salvemini, il piano coste sarebbe stato il provvedimento attraverso cui il Comune avrebbe chiesto e ottenuto dal Consiglio di Stato il riconoscimento della legittimità delle mancate proroghe delle concessioni e quindi l’obbligo dell’evidenza pubblica.
tavolo balneare 2023 e tesi della spiaggia “concedibile”
La valutazione sulla scarsità della spiaggia concedibile non viene presentata come un concetto nuovo. Viene richiamato un passaggio: la tesi sarebbe stata portata al “tavolo balneare” nel 2023, istituito da Giorgia Meloni. La base della discussione sarebbe stata avviata da un imprenditore balneare leccese, indicato come Mauro Della Valle, vicepresidente della Federazione imprese demaniali.
argomentazione su percentuali di litorale e concessioni
Nella ricostruzione, Della Valle riferirebbe che, nel caso di Lecce, la spiaggia concedibile sarebbe pari al 40% del litorale mentre le concessioni coprirebbero appena il 20%. L’impostazione sarebbe stata poi estesa ad altri comuni del centro-sud, con l’idea che prima di mettere a gara le concessioni esistenti occorrerebbe assegnare le nuove.
La tesi sarebbe stata approfondita ma, secondo quanto riportato, in quel percorso sarebbe stata accantonata.
conseguenze e limiti dell’idea di “caso pilota”: funzionamento non uniforme
La possibilità che Lecce diventi un precedente viene descritta come potenzialmente in grado di innescare effetti a catena. Se un “caso pilota” venisse approvato e iniziasse a produrre risultati, ogni comune costiero potrebbe sostenere l’abbondanza della spiaggia libera e quindi schivare gare secondo la logica esposta.
Nel testo emerge però un limite operativo: l’escamotage non funzionerebbe in modo uniforme. In località marine dove gli stabilimenti occupano una quota molto elevata del litorale, come indicato per Liguria, Romagna, Friuli e Campania, la contraddizione tra percentuali e premessa di scarsità renderebbe più difficile l’applicazione della tesi. In contesti meno richiesti, la strategia potrebbe invece trovare più spazio.
parere tecnico contrario e rinvio della mozione
Il percorso politico viene frenato da un parere tecnico. Viene indicato che il parere del dirigente al demanio del Comune di Lecce, Maurizio Guido, sarebbe nettamente contrario alla proposta. La posizione riportata distingue chiaramente tra iniziative politiche e sospensione delle procedure: scrivere a Parlamento, governo e Commissione Europea potrebbe rientrare in un’attività possibile, mentre le procedure di gara non potrebbero essere sospese perché dovrebbero essere avviate o sospese solo nei termini e nei modi previsti dall’ordinamento vigente.
Alla luce di questo parere, la mozione comparsa all’ordine del giorno dell’ultimo Consiglio comunale leccese del 27 aprile risulterebbe rinviata a data da destinarsi.
linea politica e convergenze: fitto e il nodo europeo
La ricostruzione richiama anche una dimensione politica più ampia. La mozione non risulterebbe sottoscritta solo da consiglieri leghisti, ma anche da esponenti di Fratelli d’Italia collegati al Salento e indicati come riferimento a Raffaele Fitto.
Fitto viene però presentato con una coerenza storica opposta rispetto alla strategia proposta: sarebbe sempre stato favorevole alle gare. Il testo richiama che nel 2010, da ministro degli Affari regionali del governo Berlusconi, Fitto avrebbe contribuito a recepire la direttiva Bolkenstein.
Il quadro europeo viene completato con l’indicazione che la Commissione Europea, di cui Fitto è diventato vicepresidente, avrebbe avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per non mettere a bando le concessioni demaniali. Da qui nasce il timore che un “caso Lecce” possa tentare di ottenere un’attenzione tale da cambiare l’impostazione rispetto alla direttiva comunitaria.
personaggi citati nella vicenda
Adriana Poli Bortone, Carlo Salvemini, Raffaele Fitto, Alfredo Mantovano, Roberto Marti, Bronek Pankiewicz, Salvatore Di Mattina, Mauro Della Valle, Maurizio Guido.
