Cleaner la recensione del action thriller di martin campbell tra alti e bassi
Un grattacielo londinese, una serata di gala su commissione e un gruppo di eco-terroristi mascherati che trasforma una protesta in un incubo: Cleaner mette al centro Joey Locke, una lavavetri sospesa nel vuoto e costretta a diventare un elemento decisivo quando la sicurezza dell’edificio crolla all’improvviso. Il film unisce tensione verticale e dinamiche da sequestri, ma lo fa con un’impostazione che richiama atmosfere note e richieste dallo sguardo dell’action moderno.
cleaner: joey locke, colpa e precarietà in cima a one canada square
Joey Locke, nonostante la giovane età, porta con sé un passato nell’esercito che lascia tracce profonde. La routine lavorativa come lavavetri presso un grattacielo londinese scandisce giornate trascorse sospese a grande altezza, in una condizione di equilibrio fragile. Il suo privato è segnato dal senso di colpa e dalle difficoltà economiche, elementi che contribuiscono a rendere ogni scelta più rischiosa.
Accanto a questa instabilità si colloca la responsabilità verso il fratello minore Michael: brillante, ma affetto da una grave forma di autismo che lo rende emotivamente instabile. Il rapporto tra i due viene descritto come difficile ma autentico, con un legame che si intensifica proprio nel momento in cui Michael si trova coinvolto nella stessa situazione che travolge Joey.
cleaner: il gala che diventa una presa di ostaggi
La tensione cresce quando Joey entra in scena all’esterno dell’One Canada Square, durante un evento esclusivo organizzato da una potente multinazionale energetica. La serata inizia con un comportamento riconducibile a una protesta dimostrativa, messa in atto da un gruppo di eco-terroristi mascherati.
Nel giro di poco, l’episodio degenera: arrivano nuovi soggetti armati fino ai denti e altamente organizzati, capaci di occupare l’edificio e di interrompere ogni possibilità di fuga. Joey finisce per diventare determinante nella fase successiva della crisi. Il pericolo si moltiplica perché nel palazzo si trova anche Michael, ora a rischio immediato e grave.
cleaner: dinamiche die hard e il peso di una premessa poco credibile
La regia di Martin Campbell è associata a un impianto che richiama con insistenza le atmosfere e le dinamiche di Die Hard - Trappola di cristallo (1988). Cleaner punta su un intrattenimento muscolare e diretto, costruito attorno a un protagonista nel posto sbagliato e a una minaccia organizzata, sullo sfondo di un grattacielo che amplifica la tensione.
Il film, però, subisce un contrasto: il cinema action nel frattempo è evoluto, mentre l’impianto narrativo sembra restare ancorato a modelli più datati. La trasformazione della protagonista in una figura action viene descritta come forzata, soprattutto rispetto a una situazione in cui la minaccia appare inizialmente preparata con meticolosità, per poi inciampare in errori evidenti. L’insieme produce una frizione tra ambizione e risultati.
cleaner: i cattivi e l’asseclou tra clive owen e taz skylar
La banda che conduce la crisi viene capeggiata inizialmente da Clive Owen, ma il suo impatto risulta limitato: il ruolo viene presentato come una presenza che funziona più da cospicuo cameo che da reale direzione della minaccia. A emergere come villain principale è Taz Skylar, noto al pubblico per l’interpretazione di Sanji nella versione live-action di One Piece.
cleaner: pregi di coreografie e combattimenti, limiti nella scrittura
Dal punto di vista stilistico, Campbell dimostra esperienza nella realizzazione di sparatorie e coreografie a tema. Anche se negli ultimi anni la sua filmografia è indicata come meno costante, nel progetto l’impostazione funziona nel gestire l’azione e la tensione.
I combattimenti, pur non presentando un picco di eccellenza, mantengono efficacia. La tensione verticale favorita dal lavoro della protagonista propone alcune variazioni scenografiche, valorizzando la fisicità dell’attrice. Il marketing, a cominciare dalla locandina, avrebbe puntato proprio su questa caratteristica, definita come elemento parzialmente originale dell’esperienza complessiva.
cleaner: dialoghi appesantiti e messaggio ambientalista sbilanciato
Nonostante la costruzione orientata all’action-thriller, la pellicola viene descritta come incline a rallentare, soprattutto attraverso dialoghi forzati legati alle motivazioni ambientaliste dei sequestratori, portate all’estremo. Una frase attribuita all’opinione pubblica sostiene: “questo non è attivismo, ma terrorismo”. L’impostazione di questo contrasto rischia, nelle dinamiche del racconto, di penalizzare la forza del possibile messaggio ecologista.
cleaner: michael autistico e tempi del montaggio
La narrazione, pensata per essere rapida e incisiva, finisce per appesantirsi e perde continuità. Tra gli elementi citati compare anche la figura del fratello autistico Michael, con un giudizio di scarsa funzionalità narrativa: viene indicato che sarebbe stato più semplice intervenire in fase di montaggio, ritenendo che la storia non avrebbe sofferto della sua eventuale riduzione.
Nel complesso, Cleaner viene ricondotto a un genere ritenuto inflazionato. L’operazione viene descritta come inserita in un panorama streaming che tende a occupare un “ruolo comodo”, senza aggiungere elementi nuovi in grado di distinguere davvero l’offerta.
cleaner: i personaggi principali coinvolti nella crisi
- Joey Locke
- Michael Locke
- Clive Owen
- Taz Skylar


