Clean 3 ricatti nei cantieri di Pavia: 8 indagati tra carabinieri e funzionari
Un sistema di controlli diventato, secondo l’accusa, leva di pressione e terreno fertile per intimidazioni, scambi illeciti e condizionamenti nei cantieri. È questo il quadro che emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari legate all’operazione Clean 3, un’inchiesta che riguarda otto persone e che si inserisce nel filone di accertamenti già avviati con Clean 1 e Clean 2.
Al centro dell’attenzione investigativa c’è la denuncia di un metodo in cui il potere ispettivo avrebbe potuto trasformarsi in strumento per influenzare lavoro, concorrenza e perfino sicurezza nei cantieri. Il risultato, secondo quanto ricostruito, sarebbe un clima di timore persistente tra imprenditori edili.
operazione clean 3: indagini preliminari e contesto tra imprenditori edili
L’avviso di conclusione delle indagini preliminari dell’operazione Clean 3 descrive un contesto in cui, da anni, tra gli imprenditori edili di Pavia si sarebbe diffusa una sensazione di precarietà alimentata da minacce sussurrate e controlli temuti. Nel documento, la Procura sostiene che l’esercizio del potere ispettivo non sarebbe rimasto nei confini dell’attività di verifica, ma sarebbe stato piegato a finalità distorte.
L’inchiesta coinvolge otto persone: quattro Carabinieri, un dirigente dell’Ats locale e tre imprenditori. Il filone si collega alle inchieste precedenti Clean 1 e Clean 2, già teatro, secondo gli inquirenti, di rapporti opachi tra pubblici ufficiali e mondo dell’edilizia.
brigadiere del nucleo ispettorato del lavoro: accuse di corruzione e ricatto
La figura maggiormente segnalata nell’indagine è un brigadiere del Nucleo Ispettorato del Lavoro, un soggetto che era già comparso in accertamenti passati. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nel tempo avrebbe messo in atto “reiterate condotte” di corruzione e ricatto durante i controlli nei cantieri.
Le contestazioni riguardano modalità basate su richieste di denaro, promesse estorte e concessione di favori, presentati come prezzo da pagare per evitare sanzioni o il blocco delle attività. Le frasi raccolte dagli investigatori contribuiscono a delineare il clima descritto, con espressioni riportate come “la rovino”, “non vi faccio più lavorare”, “con me non deve sgarrare”.
La paura, secondo l’istruttoria, non si sarebbe fermata ai cantieri: davanti al pubblico ministero, diversi imprenditori avrebbero espresso reticenza nel denunciare, citando il timore di ritorsioni.
controlli ispettivi come leva: denaro, favoritismi e documenti alterati
Gli investigatori indicano che lo strumento dei controlli sarebbe stato utilizzato con finalità personali. Secondo l’impostazione accusatoria, gli accessi ispettivi sarebbero stati impiegati per ottenere denaro, anche per importi che avrebbero potuto raggiungere migliaia di euro, oppure per garantire vantaggi a imprenditori descritti come “amici”.
In alcuni passaggi, l’illecito avrebbe assunto ulteriori forme. Secondo quanto contestato, sarebbero stati predisposti falsi modelli di pagamento delle sanzioni inviati alla Procura, con l’effetto di produrre archiviazioni di procedimenti che, nella ricostruzione, non risulterebbero stati effettivamente saldati.
alterazioni nelle indagini: intercettazioni, fascicoli e segreti d’ufficio
La contestazione non si limiterebbe all’ambito ispettivo. Viene infatti indicata un’incidenza anche sulle fasi investigative: intercettazioni alterate, fascicoli scomparsi, rivelazioni di segreti d’ufficio e controlli annunciati in anticipo per consentire di “sistemare” eventuali irregolarità prima delle verifiche.
altri indagati e imprenditori coinvolti: corruzione, depistaggio e vantaggi
Accanto al brigadiere, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari registra la presenza di altri militari e di un dirigente dell’Ats. Le contestazioni, formulate a vario titolo, includono contributi a episodi di corruzione, depistaggio e violazione del segreto d’ufficio.
L’inchiesta coinvolge anche un imprenditore di primo piano, descritto come figura che avrebbe messo a disposizione alloggi e altri vantaggi in cambio di informazioni riservate sui controlli. In alcuni casi, l’ipotesi accusatoria indica anche interventi mirati contro concorrenti.
episodi contestati: tentativo di concussione nel 2023 e falsificazione di un verbale
Tra gli episodi più recenti segnalati dagli inquirenti emerge un tentativo di concussione nel 2023. Secondo la ricostruzione, un imprenditore sarebbe stato posto davanti a un bivio: pagare oppure affrontare “lunghe sospensioni e nuovi controlli” estesi anche ad altri cantieri.
La vittima, nell’impostazione accusatoria, avrebbe resistito denunciando l’accaduto. Successivamente, sarebbe stata indicata anche la falsificazione di un verbale, con conseguenti ulteriori sanzioni a suo carico.
pressioni su procedure e sfratto: richieste di denaro e uso di conoscenze istituzionali
L’indagine tocca anche un altro carabiniere, allora impiegato nella scorta a un magistrato. L’accusa riguarda una richiesta di denaro con la promessa di accelerare una procedura di sfratto.
Nel quadro ricostruito, il soggetto avrebbe sfruttato conoscenze istituzionali per alterare tempi e passaggi della procedura. L’ipotesi accusatoria indica inoltre un coinvolgimento di altri soggetti, incaricati di esercitare pressioni sulla famiglia destinataria del provvedimento.
indagine complessa e coordinamento della procura: tempi lunghi e attività investigative
L’inchiesta è descritta come un’attività complessa durata oltre due anni. Le indagini sono state condotte dal Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria della Guardia di Finanza, con il coordinamento della Procura guidata da Fabio Napoleone.
Il lavoro investigativo si sarebbe fondato su intercettazioni, testimonianze, analisi documentali e verifiche bancarie. La fase ora approda a un momento conclusivo tramite l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, mentre resta sullo sfondo, nella ricostruzione, un clima di paura che avrebbe condizionato il settore.
persone coinvolte nell’operazione clean 3
Le indagini riguardano:
- quattro Carabinieri
- un dirigente dell’Ats locale
- tre imprenditori
Tra le figure nominate nei riferimenti dell’attività investigativa compare anche Fabio Napoleone quale responsabile del coordinamento della Procura.
