Cinque musicisti insieme tornano alle origini dopo anni di musica: sì, boom, voilà
Il linguaggio della band si accende in scena con un’idea che spiazza: una riffa tirata fuori dal palco con l’aria di una estrazione “da volo”, numeri estratti, premi improbabili e risate del pubblico che trasformano il concerto in una parentesi collettiva. Dentro questa coreografia apparentemente casuale prende forma l’identità di Sì! Boom! Voilà!: un progetto costruito sull’istinto, sulla ripartenza e su una regia che mantiene lo show al centro, anche quando la musica sembra volutamente sfasarsi.
sì! boom! voilà!: un progetto nato dopo le carriere, con cinque musicisti
Sì! Boom! Voilà! nasce da cinque musicisti che nella vita reale portano avanti attività già strutturate: dischi, produzioni, tour e collaborazioni. Il punto non è solo “formare una band”, ma mettere in scena un comportamento collettivo come se il proprio percorso precedente non avesse mai inciso. L’impostazione è descritta come l’incontro di amici in una sala prove: attacco degli strumenti, avvio immediato delle dinamiche, e poi “vedere cosa succede”.
Il nucleo del progetto viene spiegato anche attraverso il modo in cui si affrontano le relazioni con la propria esperienza. Favero sottolinea che non si tratta di un gesto anacronistico, bensì del modo in cui, di norma, nascono le band: succede spesso quando si è giovani e si è senza carriera alle spalle. Qui, invece, avviene dopo, come scarto consapevole tra debutto e regressione volontaria.
Persino il nome viene presentato come qualcosa che non è nato da un’unica volontà. “Sì! Boom! Voilà!” viene descritto come una scelta delegata “a terzi”, diventata nel tempo quasi una profezia: l’idea è che il nome finisca per guidare la band, più che il contrario. La progressione immaginata segue un ritmo: assenso, poi esplosione, poi apparizione.
roberta sammarelli e la logica della ripartenza: energia e anti-routine
Nel gruppo compare Roberta Sammarelli, conosciuta per la lunga militanza nei Verdena. La scelta di lasciare una realtà arrivata a un livello molto alto per ripartire quasi da zero viene collegata a una motivazione meno teorica di quanto potrebbe sembrare. La spiegazione riportata è pratica: alcune persone non riescono a smettere di suonare.
Secondo la dinamica descritta, un progetto che dura a lungo rischia di trasformarsi in routine. L’urgenza diventa ritrovare quell’energia in un progetto nuovo, anche per affrontare ciò che si stava già facendo. Da qui prende forma un collettivo rumoroso in cui la forma canzone viene rispettata e, allo stesso tempo, sabotata, come se l’ordine dovesse convivere con lo scarto.
il centro dello show: musica come ritorno alla prima sala prove
Nel progetto il vero punto di gravità rimane lo show. Sul palco, i cinque musicisti suonano come se fossero tornati nella prima sala prove dell’adolescenza. L’elemento viene presentato come un possibile trucco: ricreare la sensazione di immediatezza e di scoperta, invece di lasciare che l’esperienza accumulata definisca ogni passaggio.
primo disco omonimo: undici brani nati dal vivo e titoli come slogan
Il primo disco omonimo comprende undici brani. La proposta viene descritta come composta da brani presentati dal vivo in un breve tour nei club a febbraio. I titoli vengono evocati come slogan quasi improvvisati, con esempi come “Vivere così così non si può più”, “Dio come ti odio” e “Un pezzo degli Swans”.
Il riferimento agli Swans viene trattato non solo come omaggio, ma anche come provocazione. La traccia viene collegata a un certo indie contemporaneo in cui il noise è diventato una texture elegante, collocabile tra brani da playlist. Nel caso di Sì! Boom! Voilà! il rumore viene invece descritto come fisico, quasi artigianale, con un’impostazione meno mediata.
come nascono le canzoni: musica prima delle parole, poi controllo
Il processo creativo viene delineato con una sequenza precisa. Le canzoni nascono prima dalla musica e solo dopo arrivano le parole. Anche la fase dei testi viene raccontata come un lavoro di appunti e collage: titoli appuntati su fogli sparsi, immagini e frasi che si attaccano agli arrangiamenti con l’effetto degli adesivi su una chitarra.
Favero racconta di divertirsi a “scarabocchiare” idee e indica che il progetto consente di far esplodere quel gioco. Lasala aggiunge che la registrazione è avvenuta in dieci giorni circa: prima l’immediatezza, poi il controllo. La dinamica viene descritta come quasi opposta a una prassi contemporanea in cui spesso la rifinitura precede la nascita stessa delle canzoni.
pinocchio e l’identità musicale: noise-punk e ambiguità narrativa
Il risultato viene presentato come suono crudo e diretto, una specie di noise-punk che si avvicina per energia a gruppi come Idles. L’accostamento però non è pensato come etichetta di genere, quanto come misura dell’energia.
Il primo singolo, Pinocchio, lavora proprio sull’ambiguità. Può essere letto come storia di un Paese che continua a raccontarsi favole oppure come ritratto di cinque musicisti che, a un certo punto delle proprie vite, scelgono di smettere di narrarsi quelle favole. Il tema si innesta così nel progetto: tra racconto e sospensione, tra controllo e esplosione, tra ritorno alla giovinezza e decisione presa dopo il percorso già costruito.
Membri del progetto musicale:
- Roberta Sammarelli
- Davide Lasala
- Giulio Ragno Favero
- Giulia Formica
- Michelangelo Mercuri, noto anche come N.A.I.P.
