Cia tratta con cuba: ratcliffe a l avana per un vertice storico
La diplomazia tra Stati Uniti e Cuba entra in una fase più visibile, con la Central Intelligence Agency che abbandona le consuete cornici riservate e si presenta davanti all’Avana. La visita del direttore della Cia, John Ratcliffe, segna un passaggio rilevante nei rapporti con il regime dei Castro, coinvolgendo figure di vertice e aprendo un confronto su più piani: economico, di sicurezza e di intelligence.
visita pubblica della cia a l’avana con john ratcliffe
La Cia, storicamente associata a operazioni riservate, avvia un dialogo diretto con l’isola. Secondo le informazioni disponibili, il direttore dell’agenzia, John Ratcliffe, si è recato a Cuba con una delegazione statunitense e ha incontrato Lázaro Álvarez Casas, ministro dell’Interno dell’Avana, Eduardo Delgado Rodríguez, responsabile dell’Intelligence cubana, oltre a Raúl Guillermo Rodríguez, indicato come interlocutore di Washington per le questioni economiche e presentato come figura centrale in ambito politico.
Le autorità cubane hanno confermato che l’incontro si è svolto previa richiesta degli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato è contribuire a un dialogo politico tra i due Paesi. La prima visita pubblica di un direttore della Cia nella Cuba dei Castro costituisce un elemento che modifica la percezione dell’approccio statunitense verso l’Avana.
temi dei colloqui: interessi economici e sicurezza
Al centro dei colloqui emergono interessi economici, sicurezza e intelligence. La Cia, secondo quanto riportato da un funzionario citato da Associated Press, attribuisce al presidente statunitense una disponibilità concreta: Trump sarebbe seriamente disposto a collaborare, pur richiedendo cambiamenti fondamentali.
fascicolo su raúl castro e questione degli aerei del 1996
Sullo sfondo dei colloqui si colloca la prospettiva di un’azione giudiziaria negli Stati Uniti. Da quanto filtrato da Cbs News, sarebbe in corso l’ipotesi di aprire un fascicolo contro Raúl per il presunto coinvolgimento nell’abbattimento di due aerei pilotati da attivisti dissidenti nel 1996.
La visita di Ratcliffe si inserisce quindi in un quadro in cui l’aspetto politico e quello investigativo restano intrecciati, con la relazione tra i due Paesi trattata sia sul piano del confronto istituzionale sia su quello delle responsabilità attribuite dalle autorità statunitensi.
contesto politico: segnali di trump e interpretazioni degli analisti
I colloqui con Cuba sarebbero stati anticipati, in modo parziale, da dichiarazioni del presidente statunitense sui social. Prima di partire per la Cina, Trump avrebbe commentato: “Cuba sta chiedendo aiuto. E parleremo!!!”. Nel dibattito pubblico, l’attenzione si concentra anche sul senso strategico della scelta di inviare il capo della Cia anziché un diplomatico.
dialogo usa-cuba e continuità dei negoziati
Interpellato da Cnn, Arturo López-Levy, docente al Georgia College & State University, considera il confronto Usa-Cuba una delle “poche cose positive” tra i due Paesi. Secondo l’analista, non si tratta di un evento isolato, ma della prosecuzione di negoziati di lungo corso.
visibilità della cia e valutazioni sulla scelta di delegare ratcliffe
Secondo l’analista politico Jason Ian Poblete, la scelta di affidare il vertice pubblico a Ratcliffe risulterebbe controproducente per via dell’eccessiva visibilità. Poblete ricorda che Brennan (ex direttore della Cia) era già stato a Cuba nel 2015, ma per un incontro riservato. La stessa logica, secondo le valutazioni riportate, sarebbe meno adatta quando l’azione della Cia si presenta con un profilo pubblico e ufficiale.
cia e circuiti diplomatici: preoccupazioni in america latina
Da più fonti emergono timori riguardo alle modalità con cui, in tempi recenti, la Cia avrebbe agito in sostituzione dei canali diplomatici convenzionali in America Latina. Un riferimento è alla visita di Ratcliffe a Caracas, il 15 gennaio 2026, pochi giorni dopo il blitz statunitense contro Maduro.
In quell’occasione Ratcliffe avrebbe incontrato la presidente incaricata Delcy Rodríguez. Il messaggio ricordato sarebbe stato lo stesso richiamato a Cuba: “Caracas non dev’essere un rifugio per il terrorismo internazionale”. Dopo quella fase, viene segnalata un’ulteriore intensificazione della presenza statunitense nel Paese: fonti chaviste parlano di almeno 400 funzionari alle dipendenze delle strutture diplomatiche di Washington.
richieste di cuba: fine del blocco e rimozione dalla lista terrorismo
Dal lato cubano, l’Avana avrebbe posto condizioni precise. Tra le richieste principali figurano la fine del blocco Usa e l’esclusione dell’isola dall’elenco statunitense dei Paesi che sponsorizzano il terrorismo.
Secondo quanto riportato, Palazzo della Revolución afferma che non esistono ragioni legittime per mantenere Cuba in quella lista. Viene ribadito che non si tratta di una minaccia e che l’isola non ospita né finanzia terroristi, né gestisce basi militari o servizi segreti stranieri.
La vicenda viene inquadrata anche nel percorso politico recente: Cuba era stata classificata come “Paese sponsor del terrorismo” durante la prima amministrazione Trump, decisione poi revocata da Biden, e infine ripristinata da Trump nel secondo mandato su spinta del segretario di Stato Marco Rubio.
origine della contestazione: negoziati con l’eln e mancata estradizione
Alla base della classificazione vengono richiamate le posizioni dell’Avana rispetto all’estradizione di una delegazione dell’Ejército de liberación nacional. L’Isola avrebbe negato l’estradizione perché ritenuta contraria al diritto internazionale, in un contesto legato a negoziati di pace con lo Stato colombiano. Le trattative sarebbero poi saltate dopo l’esplosione di un’autobomba a Bogotà, con 21 morti e 68 feriti, rivendicata dall’Eln.
La ricostruzione include anche un protocollo segreto: in caso di “interruzione dei negoziati”, Bogotà si impegnava a garantire il “ritorno sicuro” dei negoziatori. Questo passaggio viene citato come elemento di contesto nella disputa sviluppatasi negli anni successivi.
assistenza umanitaria da 100 milioni di dollari e risposta di bruno rodríguez
Nelle stesse ore, l’amministrazione Usa avrebbe offerto cento milioni di dollari in “assistenza umanitaria diretta al popolo cubano”, motivata dal fatto che sarebbero finite le scorte di carburante. L’assistenza sarebbe coordinata tramite la Chiesa cattolica e altre organizzazioni indipendenti.
La reazione cubana evidenzia la presenza di condizioni sull’uso dell’aiuto: il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez chiede che l’offerta sia libera di manovre politiche e priva di strumentalizzazioni del popolo cubano e del suo dolore.
figure coinvolte negli incontri con l’avana
- John Ratcliffe
- Lázaro Álvarez Casas
- Eduardo Delgado Rodríguez
- Raúl Guillermo Rodríguez
- Bruno Rodríguez

