Chiara Petrolini, la procura: 26 anni di carcere per i due bambini reali

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Chiara Petrolini, la procura: 26 anni di carcere per i due bambini reali

La Procura di Parma ha impostato la richiesta di condanna sul presupposto che non sussista una richiesta di ergastolo, valorizzando attenuanti generiche connesse alla giovane età e alla immaturità emersa nel quadro complessivo della valutazione. Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto 26 anni per Chiara Petrolini, indicata come responsabile della morte di due figli neonati partoriti in momenti diversi e poi seppelliti nel giardino della casa familiare a Traversetolo.

richiesta di 26 anni per chiara petrolini e qualificazione dei reati

La richiesta è stata formulata al termine della requisitoria, con l’attribuzione all’imputata di una responsabilità integrale rispetto a tutte le ipotesi di reato contestate: due omicidi volontari premeditati e due episodi di soppressione di cadavere. Il cuore della ricostruzione riguarda la nascita dei due neonati e la scelta successiva di non renderli visibili, fino alla sepoltura nel giardino di casa.

omicidi volontari premeditati, soppressione dei cadaveri e modalità dei fatti

Secondo l’accusa, ai due bambini venne tagliato il cordone ombelicale. Le morti sarebbero avvenute per shock emorragico. Successivamente, i neonati sarebbero stati occultati sotto uno strato di terra. Il processo ricostruisce la vicenda come un insieme di episodi collegati tra loro, in cui vengono ricondotte all’imputata decisioni mirate sia nella fase immediatamente successiva al parto sia nella gestione dei corpi.

sepoltura nel giardino di traversetolo e ricostruzione dei due neonati

La ricostruzione della vicenda descrive due bambini nati in tempi differenti: la distanza tra i due parti sarebbe di poco più di un anno. Entrambi sarebbero poi finiti sepolti nel giardino della casa familiare a Traversetolo, nel Parmense. Nel corso della requisitoria, la pm ha insistito sulla concretezza delle vittime, richiamando la presenza materiale dei neonati e non la loro sola dimensione documentale.

nomi dei neonati e ritrovamento dei resti

I due piccoli sono stati indicati con i nomi scelti dai genitori al momento del riconoscimento per il certificato di morte: Angelo Federico e Domenico Matteo. Angelo Federico sarebbe il secondo figlio partorito, ma il primo a essere ritrovato nel giardino nell’agosto 2024. Domenico Matteo, nato l’anno precedente, sarebbe invece stato individuato tramite il rinvenimento soltanto delle ossa.

tendenza a mentire e scelta deliberata di nascondere la gravidanza

Secondo la Procura, alla base dei fatti vi sarebbe una scelta deliberata da parte dell’imputata. La pm ha descritto l’idea di trasformare la gravidanza in un elemento privato, con il rifiuto di renderla nota e con l’adozione, nel frattempo, di un comportamento ritenuto incompatibile e dannoso per il nascituro.

stile di vita durante la gravidanza e condotta dopo la rottura delle acque

Nel racconto dell’accusa, viene richiamata una tendenza sistematica e pervasiva a mentire e una volontà consapevole e deliberata di nascondere la gravidanza. È stato indicato anche il mantenimento di uno stile di vita ritenuto non compatibile con una sana crescita intrauterina del feto, con il consumo di sigarette, alcol e, secondo quanto riferito, anche superalcolici e marijuana durante il travaglio, dopo la rottura delle acque. Questa cornice sarebbe, secondo l’accusa, coerente con l’idea che l’evento fosse previsto e voluto.

mancata assistenza sanitaria e ricerche sul telefono legate alla gestione del parto

Nel corso della requisitoria, l’azione accusatoria ha richiamato anche l’assenza di comportamenti orientati alla tutela sanitaria. È stato riferito che l’imputata avrebbe scelto di non sottoporsi ad accertamenti medici e di evitare qualsiasi assistenza sanitaria.

omissione di accertamenti e possibile motivazione collegata a un viaggio

La pm ha sostenuto che vi sarebbe stata volontà di non sottoporsi ad accertamenti medici anche quando il travaglio risultava avviato. Il quadro descritto parla di omissione di ogni doveroso accertamento ginecologico e ostetrico e, secondo la ricostruzione dell’accusa, la decisione sarebbe stata adottata anche con l’obiettivo di accelerare l’avvio del travaglio in vista di una vacanza negli Stati Uniti.

ricerche su come partorire prima e assenza di ricerche sul benessere del bambino

Tra gli elementi evocati in aula rientrano le ricerche effettuate tramite il telefono della giovane. La pm ha distinto l’assenza di evidenze video su comportamenti specifici, contrapponendola a un dato considerato rilevante: la ricerca sul telefono relativa a come partorire prima e a come schiacciarsi la pancia. Tali ricerche, per l’accusa, non sarebbero riconducibili al caso.

È stato inoltre sottolineato che sul cellulare non sarebbero state trovate ricerche relative al benessere del bambino: sarebbero emerse invece sempre ricerche di morte.

attenuanti generiche e rapporto con le aggravanti secondo la Procura

La requisitoria ha affrontato anche il tema del bilanciamento tra attenuanti e aggravanti. Il procuratore capo Alfonso D’Avino ha spiegato perché, nonostante il riconoscimento delle attenuanti generiche legate a giovane età e immaturità evidenziata dalla perizia psichiatrica, l’accusa ritiene che tali elementi debbano essere considerati equivalenti alle aggravanti.

gravità del fatto e mancanza di difesa delle vittime

Tra i motivi indicati compare la gravità intrinseca del fatto e la assoluta mancanza di difesa attribuita ai neonati. Secondo la Procura, la decisione sarebbe stata maturata e portata a compimento nell’arco di diversi mesi.

reiterazione e “copia conforme” tra i due episodi

Un ulteriore aspetto ritenuto decisivo riguarda la reiterazione del comportamento. Nel secondo episodio, l’accusa sostiene che l’imputata avrebbe agito con la piena consapevolezza di come si sarebbero svolti gli eventi, in quella che è stata definita una copia conforme del primo. La Procura richiama anche la capacità di mantenere nascoste entrambe le gravidanze alle persone più vicine, includendo genitori e fidanzato.

sepoltura in giardino e interazione con l’autorità giudiziaria

Tra le condotte richiamate figurano la forza di recarsi in giardino a seppellire i figli e la spregiudicatezza mostrata nell’interfacciarsi con l’autorità giudiziaria e con amici.

condotta successiva ai fatti e attività quotidiane dopo uno dei delitti

Secondo quanto riferito in aula, la Procura ha evidenziato anche la condotta successiva ai fatti. Dopo uno dei delitti, l’imputata sarebbe uscita frequentando bar e pizzerie e sarebbe stata vista anche dall’estetista.

figure citate nella requisitoria

  • Chiara Petrolini
  • Francesca Arienti
  • Alfonso D’Avino
  • Angelo Federico
  • Domenico Matteo
“Erano due bambini reali, condannare Chiara Petrolini a 26 anni”, la richiesta della procura di Parma per i neonati seppelliti
Categorie: Cronaca

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