Bufacchi ct pluricampione nazionale down: contro il pietismo, ecco il basket di qualità degli atleti

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Bufacchi ct pluricampione nazionale down: contro il pietismo, ecco il basket di qualità degli atleti

Il basket, con i suoi rimbalzi, i fischi e il ritmo dei parquet, può diventare molto più di uno sport. La rubrica Il Fatto a spicchi racconta questa forza attraverso la storia di chi ha fatto della pallacanestro una strada di crescita e un linguaggio comune, anche quando le condizioni di partenza sono diverse. Incentrata sulla pallacanestro Fisdir e sulle categorie sportive dell’ambito paralimpico per intellettivo-relazionale, la quarta puntata mette al centro il lavoro di un coordinatore e l’idea di una disciplina che resta disciplina, anche nei contesti in cui si lavora con esigenze specifiche.

il fatto a spicchi e la pallacanestro Fisdir: una scuola di vita

La rubrica dedica spazio a chi continua a giocare, a chi sogna di diventare campionessa o campione e a chi vive la gioia dei canestri dentro e fuori dalla palestra. Nel racconto della quarta puntata emerge un’idea costante: il basket può funzionare come una vera scuola di vita, perché allena la gestione delle emozioni, rafforza i legami e offre un ambiente in cui imparare a stare insieme con regole sportive reali.

Al centro del racconto ci sono anche grandi personaggi della storia italiana della pallacanestro: non come semplice cornice, ma come riferimento per comprendere come si costruisce competenza, preparazione e identità sportiva. La puntata si inserisce in un percorso già avviato, citando le precedenti tappe: Datome, Capobianco e Sottana.

quarta puntata: il profilo di giuliano bufacchi

Giuliano Bufacchi, 50 anni, è coordinatore nazionale della pallacanestro Fisdir. La Fisdir, acronimo di Federazione italiana sport paralimpici degli intellettivo relazionali, rappresenta un contesto sportivo dedicato ad atleti con specifiche condizioni. Nel dialogo, Bufacchi collega la dimensione sportiva al modo in cui vengono gestite sfide, allenamenti e partite, richiamando l’esperienza di chi conduce competizioni internazionali e lavora con squadre e sistemi di regole condivise.

fisdir e categorie: come si definiscono i profili sportivi

Quando viene chiesto che cosa significhi, il riferimento è a un’esperienza percepibile anche attraverso il cinema: l’idea è costruire un’immagine chiara delle dinamiche in campo e del ruolo del coach. Da questa cornice, Bufacchi entra nel dettaglio delle categorie di riferimento, spiegando che non si tratta di un’unica condizione, ma di tre gruppi distinti.

categorie fisdir ii1, ii2, ii3

Le classificazioni descritte da Bufacchi includono:

  • II1: ritardi intellettivi e forme di autismo lievi, con QI inferiore a 75, e disabilità diagnosticata prima dei 22 anni.
  • II2: alcune sindromi che comportano disabilità intellettiva insieme a disabilità aggiuntive; tra queste viene indicata la sindrome di Down, descritta come la forma più comune di disabilità intellettiva di origine genetica.
  • II3: autismo ad alto funzionamento, con QI nella norma o superiore.

coach e gestione delle partite: perdere non è una tragedia

Nel confronto con un racconto cinematografico, Bufacchi riconosce alcune somiglianze con l’esperienza del coach, ma evidenzia un punto specifico: il finale non rispecchia una realtà sportiva in cui la competizione resta importante. Il nodo centrale riguarda il modo in cui vengono vissute le sconfitte.

Secondo la sua impostazione, perdere non è una tragedia, ma anche nelle situazioni in cui l’approccio educativo è fondamentale, la gestione delle sconfitte non è automatica: gli atleti vogliono vincere. Per questo l’allenamento mira a sostenere l’elaborazione dell’esito, senza attenuare la sostanza agonistica del gioco.

regole del basket e qualità del gioco: avvicinarsi al modello dei normodotati

Uno degli aspetti più presenti nel racconto riguarda la relazione tra sport e disabilità. Bufacchi sottolinea che l’obiettivo non è adattare la disciplina in modo da renderla meno “sport”, ma favorire un percorso in cui giocatori e allenatori si avvicinano il più possibile alle regole del basket.

uniformare i regolamenti e puntare sulla pallacanestro “vera”

Il coach dichiara di aver combattuto il pietismo e di aver spinto per uniformare i regolamenti a quelli praticati dai normodotati. La logica è esplicitata: se alcune regole consentono alternative (come passi diversi), allora è opportuno lavorare sulla tecnica e sul significato dell’azione, evitando semplificazioni che trasformerebbero il basket in qualcosa di diverso.

Per rendere concreto questo concetto, viene indicata la possibilità di valutare la qualità del gioco osservando video delle categorie descritte. A livello internazionale, Bufacchi cita anche l’obiettivo dei 24 secondi per concludere l’azione, sottolineando che in competizioni di questo livello viene applicato un fischio puntuale: “si fischia tutto”, con standard che mantengono il gioco a livelli molto alti. La sensazione riferita è che, guardando una partita, non si stia osservando un match “separato”, ma una vera categoria della pallacanestro.

da dove nasce l’esperienza: Monteverde Nuovo e la crescita nel basket

Il legame con la pallacanestro è descritto come una costruzione progressiva. Bufacchi afferma di essere cresciuto nel basket e di aver iniziato verso otto anni in una realtà del quartiere di Monteverde Nuovo a Roma, legata alla società Foudre. A dodici anni ricopre già un ruolo di supporto: assistente e aiuto ai coach con bambini più piccoli.

Questa continuità porta a una fase successiva di coinvolgimento più strutturato, fino all’ingresso nella dimensione Fisdir.

l’approdo alla fisdir: un incontro che non si è fermato

Nel racconto, l’entrata nell’ambito Fisdir avviene in modo definito come casuale. Bufacchi riferisce di aver allenato una squadra femminile e di essere stato contattato nel 2011, quando la Federazione aveva bisogno di supporto. Il coordinamento viene associato anche alla presenza di Gigi Cartoni, indicato come scomparso due anni prima del momento del dialogo. Il riferimento ai Global Games a Loano, in Liguria, segna un punto di avvio: per Bufacchi si tratta di un’esperienza che non è mai finita.

attività oltre le nazionali: gestione società e lavoro territoriale

Accanto al lavoro come coordinatore nazionale, Bufacchi descrive un impegno con responsabilità organizzative interne. Si occupa delle società in Italia coordinando a livello nazionale il lavoro dei livelli territoriali. In parallelo segue anche una realtà specifica: Red Foxes di Acilia.

Secondo quanto riportato, la società è indicata come destinata a partecipare nella prossima stagione al campionato italiano degli II2, con la presenza di anche due nazionali nella squadra.

età degli atleti e crescita della categoria ii2

Il quadro demografico delle competizioni Fisdir include un arco ampio: dagli 11 ai 40 anni. L’età media, che in precedenza era più alta, risulta oggi compresa tra 20 e 25 anni.

Viene inoltre riportato che la categoria II2 è nata nel 2017 e che durante la pandemia, in tutta Italia, esistevano solo due squadre. Successivamente il numero cresce fino a raggiungere otto squadre, con un coinvolgimento di 80/100 ragazzi. Anche se il dato può apparire ridotto, Bufacchi lo definisce altissimo in termini di importanza per l’espansione della disciplina.

errori da evitare con la famiglia: sport vero, non etichetta

Un passaggio centrale riguarda il modo in cui i genitori si rapportano alla pratica sportiva dei ragazzi inseriti nella pallacanestro Fisdir. Secondo Bufacchi, uno degli errori principali è considerare il figlio come un soggetto “disabile” da inserire in un’attività sociale. L’approccio descritto è diverso: si tratta di una vera attività sportiva.

Nel racconto compaiono anche i due estremi da evitare: da un lato l’idea che lo sport sia soltanto occasione di compagnia; dall’altro, nel caso dei genitori di bambini normodotati, la ricerca di un “talento” da spettacolo, associato a paragoni come Michael Jordan. Bufacchi segnala una situazione ulteriore che può presentarsi: alcuni genitori potrebbero ritenere che il proprio figlio sia più disabile degli altri, un’impostazione che non trova corrispondenza nella visione sportiva espressa.

Una volta superata la fase di percezione e inserimento, emerge un cambiamento: dalla pratica sportiva nasce una socializzazione che genitori e famiglie pensavano impossibile. Si forma uno spirito di squadra descritto come incredibile, capace di rendere felici ragazzi e genitori. Bufacchi cita anche un aspetto concreto di relazione: la presenza di giocatori che si scambiano i numeri e restano in contatto tramite gruppi WhatsApp.

Il punto conclusivo è la definizione della pallacanestro: la pallacanestro è vera, è seria.

sogni e obiettivo sportivo: paralimpico dopo los angeles 2028

Alla domanda sul sogno sportivo, Bufacchi indica un traguardo specifico: l’idea che la categoria II2 possa diventare paralimpica dopo Los Angeles 2028. In questa prospettiva, l’ambizione è guidare gli azzurri alla vittoria dell’oro.

figure e personalità menzionate:

  • Giuliano Bufacchi
  • Gigi Cartoni
  • Javier Fesser
  • Alessandro Gassmann
  • Michael Jordan
  • Red Foxes (società)
  • Foudre (società)
  • FISDIR (federazione)
  • Global Games (evento)
  • Datome
  • Capobianco
  • Sottana
  • Los Angeles 2028
Giuliano Bufacchi, ct pluricampione della nazionale categoria down: “I nostri atleti vogliono vincere. Lotto contro il pietismo: guardate la qualità del basket che giocano”

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