Bowie: rischi di droga a Los Angeles, deliri nazisti e rinascita a Berlino in The Final Act

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Bowie: rischi di droga a Los Angeles, deliri nazisti e rinascita a Berlino in The Final Act

Un addio che non si consuma mai del tutto, un mito che continua a muoversi nello spazio e nel tempo: l’eredità di David Bowie assume forme inattese, tra gesti estremi, immagini cosmiche e una carriera capace di cambiare direzione senza perdere identità. Anche a distanza di anni, la sua figura resta legata a scelte simboliche e a segni concreti di trasformazione, dal modo in cui sono state trattate le sue ceneri fino alle ultime opere che hanno ridefinito il confine tra presenza e scomparsa.

ceneri disperse a bali e permanenza del mito di bowie

Le volontà finali legate alla dispersione delle ceneri a Bali si intrecciano con un punto fermo: il desiderio di evitare pellegrinaggi legati a una tomba. Da quell’atto, la memoria ha continuato a vivere altrove, sostenuta da un’idea di Bowie come figura che attraversa la realtà fisica e diventa presenza immateriale. La dissoluzione del corpo non ha chiuso la storia, perché il 10 gennaio 2016 è stato descritto un passaggio verso una sorta di divinizzazione dell’artista, immagine evocativa paragonata a un’apparizione improvvisa, drammatica, quasi leggendaria.

La sua lezione resta associata al tema della nostalgia e all’atteggiamento di chi continua a sognare, anche quando il mondo cambia. Nel racconto compare un dettaglio contemporaneo: una Tesla lanciata da Cape Canaveral nel 2018 viene indicata in orbita eccentrica a oltre 218 milioni di chilometri dalla Terra. L’immagine, pur legata a un fatto reale e misurabile, serve a rafforzare l’idea di distanza cosmica e di mancato ritorno: la Roadstar si sposterebbe ancora, senza offrire un’uscita verso casa.

odissea pubblicitaria e ripetizioni che diventano un’eco

Tra fantascienza e comunicazione di massa, viene richiamata una trovata pubblicitaria descritta come agghiacciante: un manichino in tuta da astronauta attraversa lo spazio. In auto, un sistema musicale riproduce ciclicamente brani celebri. Nella narrazione, nella “Guidа galattica per autostoppisti” compare il riferimento a Douglas Adams, mentre nelle orecchie del manichino—se alimentate—risuonerebbero ripetizioni di due canzoni collegate a Bowie.

Le cifre riportate sono precise: “Space Oddity” viene indicata con oltre 821mila ripetizioni, e “Life on Mars?” con più di 1,1 milioni di ripetizioni. L’interrogativo implicito è se Bowie—immaginato come destinatario di una spiegazione per alieni—considererebbe adeguato il contesto in cui la sua musica viene inserita.

the final act e la seconda parte della carriera di bowie

La percezione dello spazio chiuso, della costrizione e della respirazione limitata diventa un riferimento per comprendere anche come si guardi al passato artistico. Il film “The final act”, presentato come docu di Jonathan Stiasny, viene collocato nelle sale italiane dal 25 al 27 maggio, con l’obiettivo di investigare la parte successiva della carriera di Bowie.

esplorazione del genio tra rischi, disapprovazione e incompletezza

La seconda metà dell’attività viene presentata come un periodo vissuto inseguendo un’esplorazione avventurosa del proprio genio: si parla di rischio, possibilità di disapprovazione, presenza di scelte incompiute e smacchi. La narrazione sottolinea l’evitamento della ripetizione stereotipata, puntando su una forma che non si limita a catalogare senza aggiungere sostanza.

ziggy stardust, liberazione e crisi: dal palco al rischio personale

Emergono i riflessi della “character assassination” attribuita a Ziggy Stardust sul palco dell’Hammermith Odeon nel ’73. L’effetto viene descritto come un vero lutto per chi aveva creduto nell’identificazione totale tra Bowie e la sua creatura. Al tempo stesso, Bowie viene rappresentato come figura che si sente liberata dai vincoli di quell’immagine, scegliendo di spezzare le catene che la rendevano prevedibile.

Il racconto include fasi di rottura: Bowie “andò in pezzi”, affrontò il rischio della consunzione legata alla droga a Los Angeles, coltivò deliri nazisti e trovò una via di salvezza a Berlino. L’ordine degli eventi viene tratteggiato come una sequenza di cadute e recuperi, con un cambiamento di direzione che non viene mascherato da retorica.

periodi musicali e svolte: dal duca bianco a tin machine

Dopo “Heroes”, “Low”, “The Lodger” e la fase del Duca Bianco, viene richiamato un percorso fatto di sintesi dandy e slittamenti emotivi, con l’innesco di “Let’s Dance”. Seguono poi altre traiettorie: l’infatuazione per il drum ‘n’bass con “Earthling”, la sperimentazione in “Heathen” e l’idea di mimetizzarsi, con Bowie descritto come solista che, in un passaggio specifico, opera all’interno di una band, quella dei Tin Machine.

Il racconto evidenzia reazioni critiche: viene citato che i Tin Machine furono “stroncati” su Melody Maker e che Bowie pianse. Al passaggio di fine secolo, l’attenzione si sposta sull’impatto dell’avvento di Internet nella musica: Bowie viene descritto come stordito, con un timore di non essere all’altezza della propria leggenda.

glastonbury, laringite e un cambio emotivo

Nel 2000 Bowie si trova a Glastonbury, dove il racconto mette in evidenza una forte “fighetteria” tra centinaia di migliaia di persone, con la memoria degli hippies della prima volta quasi trent’anni prima spazzati via dalla Storia. Prima di “Life on Mars?”, viene indicato un elemento personale: Bowie confessa di avere una forte laringite, chiedendo sostegno a chi assiste, nel caso in cui la voce dovesse abbandonarlo.

Lo svolgimento viene interpretato come uno switch emotivo di grande tensione che, nella narrazione, va a buon fine.

mark plati e mike garson: ricordi di palchi, praga e cuore sotto pressione

Il racconto recupera un passaggio in cui Mark Plati, produttore e chitarrista, collegato alla scena descritta, rievoca quel momento durante un’intervista al Fatto. L’idea centrale: il gruppo avrebbe avuto poco tempo per preparare lo show e Bowie non avrebbe saputo se fosse “il momento giusto” per riprendersi la scena, ma la potenza compressa si sarebbe sciolta nell’energia complessiva di Bowie e della band.

Viene indicato anche Mike Garson come pianista presente anche in quel live. La sua narrazione si concentra su quello che viene definito l’ultimo vero concerto del capo, nel 2004 in Germania, legato al tour “Reality”.

scheebel e l’episodio a praga: mani che si irrigidiscono

Garson descrive un episodio: due sere prima, a Praga, Bowie avrebbe sentito male a una spalla e lo spettacolo sarebbe stato interrotto. Il medico del presidente ceco avrebbe rassicurato Bowie, mentre Garson racconta di avere avvertito un segnale improvviso: mani che si rattrappiscono, la sensazione che “stesse accadendo qualcosa di strano” e un sincronismo nel momento in cui Bowie si porta le mani al petto.

Secondo la ricostruzione, Bowie riesce a concludere lo spettacolo, ma in ospedale gli applicano stent e aprono le arterie. Da qui emerge l’idea di preparare un piano di uscita: se il cuore resta indietro, si deve avere una strategia per l’eventualità. La frase riassuntiva attribuita da Garson collega la magia alla richiesta del pedaggio.

profezia a 69 anni e diagnosi del cancro al fegato

Garson aggiunge un ulteriore ricordo: Bowie avrebbe consultato un sensitivo a cui sarebbe stata predetta la scomparsa a 69 anni. L’accettazione della profezia avrebbe portato a sapere quando la vita sarebbe finita. Il saldo arriva nel 2014 con la diagnosi di un cancro al fegato.

Nel racconto Bowie viene descritto come autore di una decisione sensazionale e prometeica: prende lezioni di boxe per difendere la “corazza umana” dall’assalto della Morte. In questa fase, viene specificato che la Morte sarebbe la produttrice nascosta del capolavoro di commiato insieme a Tony Visconti. Il riferimento riguarda “Blackstar”, presentato come uscito due giorni prima dell’annuncio del trapasso e descritto come album traumaticamente rimosso dalla coscienza dei suoi estimatori.

blackstar, chemio e ensemble: l’ultimo disco come sistema di enigmi

L’obiettivo non sarebbe stato quello di salutare con un disco percepito come fiacco o ripetitivo. Bowie viene indicato come ossessionato dall’

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