Biennale venezia travaglio sanzioni alla russa e nessuna a israele accuse di ipocrisia e vendetta

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Biennale venezia travaglio sanzioni alla russa e nessuna a israele accuse di ipocrisia e vendetta

La Biennale di Venezia 2026 continua a far discutere, accendendo un confronto acceso tra politica e cultura. Nel dibattito televisivo Otto e mezzo (La7), Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, ha commentato la vicenda con toni fortemente critici, definendola “fiera dell’ipocrisia”. Il confronto ruota attorno alle decisioni legate al Padiglione Russo e alle reazioni del governo, che hanno contribuito a intensificare lo scontro nel Paese.

biennale 2026 e padiglione russo: controverse nomine e reazioni dell’esecutivo

Lilli Gruber richiama la posizione dell’esecutivo ricordando che il governo aveva espresso contrarietà alla nomina di Buttafuoco. Nella giornata precedente, tramite il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, l’esecutivo avrebbe definito l’intera questione un “pastrocchio”, sostenendo che la Biennale avrebbe potuto evitare la situazione. In parallelo, viene ribadito il parere negativo sull’apertura del Padiglione Russo.

travaglio a otto e mezzo: “gara al peggio” tra governo italiano e governo europeo

La replica di Marco Travaglio si concentra sulla cornice politica più ampia. Il direttore del Fatto Quotidiano sostiene che la dinamica in corso si trasformi in una “gara al peggio” tra il governo italiano e quello europeo, entrambi coinvolti in un contesto che, secondo Travaglio, continua a richiedere spiegazioni.

travaglio: doppia morale europea e sanzioni applicate in modo diverso

Secondo Travaglio, il nodo centrale sarebbe la “doppia morale” europea. Viene ricordato che la Commissione Ue non avrebbe adottato alcuna sanzione contro Israele, nonostante le accuse relative ai fatti di Gaza. Al contempo, la Commissione Ue avrebbe imposto venti sanzioni alla Russia.

In questa lettura, pretendere che gli artisti russi “paghino” le colpe di Putin viene definito illogico e ipocrita. Travaglio aggiunge che, al netto delle narrative ufficiali, tra gli stessi artisti russi esisterebbero forme di dissenso: afferma che molti si ribellano e che si tratta di dissidenti rispetto al regime. Il ragionamento si completa con un passaggio comparativo: se si chiede agli intellettuali italiani di restare servi di un governo democratico, secondo Travaglio non avrebbe senso pretendere lo stesso dagli intellettuali russi, che dovrebbero rischiare di finire in luoghi di detenzione anche molto lontani, citando “il circolo polare artico”.

russofobia e contraddizioni: gas con l’azerbaigian e critiche politiche europee

Nel corso del confronto, Travaglio parla anche di “russofobia assurda”. Il riferimento richiama l’azione dell’Italia attraverso la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, impegnata a cercare accordi sul gas con l’Azerbaigian. Secondo quanto riportato, l’Azerbaigian sarebbe stato accusato anche dal Parlamento europeo di pulizia etnica contro gli armeni del Nagorno-Karabakh.

Da qui, Travaglio rilancia il punto: l’intento di colpire alcuni artisti russi per le colpe di Putin viene presentato come privo di coerenza. Viene inoltre sottolineato che, insieme al padiglione russo, alla Biennale sono presenti padiglioni di decine di altri paesi governati da autocrazie, senza che questo avrebbe generato lo stesso livello di contestazione.

conclusione: invito a cambiare strategia e richiesta di sanzioni

Travaglio chiude con un appello netto. Secondo il direttore del Fatto Quotidiano, la situazione descritta non avrebbe senso logico. Viene chiesto al governo italiano e al governo europeo di riconoscere le proprie scelte come vergognose e di interrompere la persecuzione di artisti e intellettuali per ragioni legate alla provenienza dai paesi considerati indesiderati.

La richiesta finale riguarda in modo diretto le sanzioni: Travaglio sostiene che bisognerebbe cominciare a sanzionare Israele per quanto sta avvenendo, evidenziando la sproporzione tra venti sanzioni alla Russia e zero sanzioni a Israele, definendo la differenza come qualcosa che “grida vendetta”.

personalità citate nel dibattito

  • Marco Travaglio
  • Lilli Gruber
  • Giovanbattista Fazzolari
  • Giorgia Meloni
  • Buttafuoco

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