Attacchi mortali di cani in Italia: 54 casi, anziani e bambini i più colpiti
Un gruppo di ricerca con base presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania, ha condotto un’analisi strutturata su un fenomeno che continua a generare attenzione pubblica: gli attacchi dei cani verso gli esseri umani, con particolare riferimento ai casi mortali. Lo studio si concentra sui pattern che emergono dai dati disponibili, con l’obiettivo di individuare fattori di rischio e elementi ricorrenti nel contesto italiano.
studio su attacchi mortali di cani in italia dal 2009 al 2025
La ricerca ha preso in esame tutti i casi registrati in Italia nel periodo compreso tra 2009 e 2025. L’assenza di un sistema nazionale centralizzato per la raccolta delle informazioni sulle aggressioni canine ha reso necessario l’impiego di fonti alternative, reperendo i dati tramite articoli di stampa nazionali e locali. Successivamente, le informazioni sono state sottoposte a verifica incrociata e organizzate in un database strutturato.
database e variabili considerate per l’analisi
Nel database sono state incluse diverse variabili ritenute utili per ricostruire i contesti e le caratteristiche degli episodi. Tra le principali, rientrano età e genere delle vittime, scenario in cui si è verificato l’attacco, rapporto tra la persona colpita e il cane, numero di animali coinvolti e, quando disponibili, la tipologia o la razza dell’animale.
Complessivamente sono stati identificati 54 casi di aggressioni con esito mortale. Un aspetto rilevante riguarda l’andamento temporale: negli ultimi cinque anni analizzati si osserva un aumento del numero di episodi, indicazione che può riflettere una crescita del fenomeno oppure una maggiore emersione dei casi.
chi risulta più esposto: età delle vittime e contesto di rischio
Lo studio evidenzia che alcune fasce della popolazione presentano un’esposizione maggiore. In particolare, i gruppi maggiormente colpiti risultano essere gli anziani con età pari o superiore a 65 anni e i bambini molto piccoli fino a 4 anni.
maggior presenza di molossoidi e bull compaiono nel 69% dei casi
Dal punto di vista delle caratteristiche degli animali coinvolti, le razze appartenenti al gruppo dei molossoidi e quelle di tipo bull risultano presenti nel 69% degli episodi. La ricerca precisa però che tali evidenze non possono essere interpretate come prova di una pericolosità intrinseca legata esclusivamente alla razza. La letteratura sul comportamento animale descrive l’aggressività come esito di una combinazione complessa di fattori, tra cui predisposizioni genetiche, condizioni ambientali, modalità di allevamento, educazione e gestione da parte dell’uomo.
cane di proprietà e luoghi privati: i pattern osservati nello studio
Un dato di rilievo riguarda la relazione tra vittima e cane. Nei casi analizzati, nel 92,6% dei casi si trattava di animali di proprietà, spesso appartenenti alla stessa persona colpita. Questa distribuzione riduce l’idea, diffusa, secondo cui il rischio più alto sarebbe associato principalmente a cani randagi o sconosciuti.
Anche il contesto in cui avviene l’attacco presenta un andamento specifico. Circa il 66,7% degli episodi si è verificato in ambienti privati come abitazioni o spazi domestici, più che in luoghi pubblici.
assenza di registro nazionale e confronto internazionale: ruolo dei dati
Il confronto con informazioni provenienti dagli Stati Uniti mette in evidenza analogie per quanto riguarda i profili demografici delle vittime e le tipologie di cani coinvolti. Allo stesso tempo, emergono differenze legate alla disponibilità di strumenti di sorveglianza: negli Stati Uniti risultano presenti sistemi più strutturati per raccolta e monitoraggio dei dati, mentre in Italia manca ancora un registro nazionale dedicato ai rischi comportamentali.
Nel complesso, la ricerca propone che gli attacchi mortali nel contesto italiano non siano eventi casuali, ma seguano schemi riconoscibili e, in parte, prevenibili tramite interventi mirati. Il punto centrale riguarda la necessità di migliorare la raccolta dei dati e la capacità di analisi a livello nazionale.
necessità di un registro centralizzato dei rischi comportamentali
La ricerca sottolinea l’importanza di istituire un sistema centralizzato: l’assenza di una banca dati nazionale, secondo i ricercatori, limita significativamente la funzione di sorveglianza e rende più complesso l’intervento. Viene indicata la necessità di un registro centralizzato modellato sui sistemi internazionali, finalizzato a favorire individuazione precoce, sviluppo di politiche e collaborazione multidisciplinare.
punti chiave emersi dallo studio sugli attacchi mortali
- 54 casi di attacchi mortali identificati in Italia tra 2009 e 2025.
- Aumento degli episodi osservato negli ultimi cinque anni considerati.
- Gruppi più colpiti: anziani (65+) e bambini fino a 4 anni.
- Nei casi analizzati, molossoidi e bull compaiono nel 69% degli episodi.
- Nel 92,6% dei casi si tratta di cani di proprietà.
- Il 66,7% degli attacchi avviene in ambienti privati come abitazioni e spazi domestici.


