Attacchi a raffinerie russe: chiazza di petrolio nel Mar Nero vicina alla villa di Putin
Una macchia di petrolio nel Mar Nero avanza lungo la costa e mette sotto pressione un’area già colpita da ripetuti raid. Il fenomeno è collegato agli attacchi ucraini a impianti energetici nella città russa di Tuapse, con effetti ambientali che si sarebbero estesi fino a decine di chilometri dalla residenza sul mare associata a Vladimir Putin a Gelendzhik. Le autorità locali segnalano evacuazioni, possibili problemi idrici e ricorso a mascherine per l’aria contaminata, mentre emergono ulteriori elementi sulle ripercussioni economiche di una strategia mirata alle infrastrutture petrolifere.
macchia di petrolio nel mar nero vicino a gelendzhik
Secondo quanto riportato da Ukrinform attraverso analisi di immagini satellitari, la chiazza avrebbe iniziato a muoversi lungo la costa dopo una serie di attacchi alla raffineria di Tuapse. La mancha risulterebbe ormai a circa 30 chilometri da Capo Idokopas, zona indicata come sede del palazzo del capo del Cremlino.
L’agenzia ucraina collega l’evento a una catena di eventi che, in passato, avrebbero già coinvolto la residenza sul Mar Nero. In particolare, vengono menzionati drons ucraini inviati due anni fa e, l’anno scorso, la minaccia rappresentata da incendi boschivi.
attacchi a tuapse: raffineria e terminal marittimo sotto raid
Tuapse viene descritta come un porto strategico per Mosca, motivo per cui nelle settimane precedenti la città risulterebbe nel mirino della controffensiva di Kiev. Gli attacchi avrebbero avuto come bersaglio diretto l’infrastruttura energetica.
periodo dei colpi e incendi prolungati
La fonte indica che la raffineria della città e il relativo terminal marittimo sarebbero stati colpiti più volte. I raid sarebbero iniziati il 16 aprile e sarebbero proseguiti, con più episodi, fino al primo maggio. In diversi momenti, l’area avrebbe preso fuoco e per domare le fiamme sarebbero stati necessari giorni di intervento, con 130 operatori e 40 mezzi.
diffusione nel mar nero e sostanze tossiche nell’aria
Nonostante gli interventi, una parte del carburante avrebbe raggiunto il Mar Nero, accompagnata da sostanze tossiche rilasciate nell’atmosfera. Viene citato in particolare il benzene. Il passaggio è attribuito a Rospotrebnadzor, l’agenzia governativa russa per la salute pubblica.
Per le autorità locali, circa 50 chilometri di costa risulterebbero contaminati, mentre per gli esperti si tratterebbe del più grave disastro ambientale della regione negli ultimi anni.
impatto sulla popolazione: evacuazioni, carenze idriche e mascherine
Le aree attorno alla raffineria sono state evacuate. In alcuni distretti sarebbero state registrate carenze idriche e i cittadini russi, secondo la ricostruzione, avrebbero dovuto indossare mascherine a causa dell’aria contaminata.
Un racconto riportato da CNN descrive la percezione della popolazione nella zona colpita: “Il petrolio sta letteralmente cadendo dal cielo. Non riusciamo a respirare. Tutta la città puzza di gasolio, che gocciola sulle auto”.
dichiarazione di emergenza e posizioni ufficiali russe
Solo dopo l’attacco del 28 aprile, descritto come terzo episodio, le autorità di Mosca avrebbero dichiarato lo stato di emergenza.
presidenza: il petrolio destinato all’esportazione
Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, citato da Ria Novosti, avrebbe dichiarato che “questo petrolio era destinato all’esportazione, per adempiere agli obblighi della Russia derivanti dai contratti di esportazione”.
ministero degli esteri: accuse alla nato
Più duro sarebbe stato l’intervento della portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, che avrebbe attaccato la nato, affermando che “stanno contribuendo a dare un colpo al mare che lambisce i loro Paesi” e chiedendosi “Qualcuno in Bulgaria o in Turchia ci sta pensando?”.
strategia ucraina contro le raffinerie russe e conseguenze economiche
Tuapse non viene presentata come un episodio isolato, ma parte di una strategia militare che mira a colpire raffinerie russe. Nei mesi precedenti, la fonte menziona anche l’attacco con droni alla raffineria Orsknefteorgsintez a Orsk e a una stazione di pompaggio della Transneft a Perm.
impatto su export e capacità di esportazione
Il peso economico degli attacchi viene collegato alle difficoltà operative dell’export. Reuters riporta che, a partire dal marzo precedente, gli attacchi ucraini alle strutture petrolifere di Mosca, insieme al fermo delle petroliere della “flotta ombra” russa, avrebbero messo fuori uso il 40% della capacità di esportazione di petrolio del Cremlino, con effetti sul sostegno finanziario dell’aggressione russa in Ucraina.
principali personalità citate
- Vladimir Putin
- Dmitry Peskov
- Maria Zakharova
