Alex marangon 16 positivi al dmt e crisi psicotica dietro la morte
Un nuovo passaggio emerge nell’inchiesta sulla morte di Alex Marangon, 25enne originario di Marcon (Veneziano), ritrovato senza vita il 2 luglio 2024 sul greto del fiume Piave, a Vidor (Treviso). Gli accertamenti più recenti della Procura di Treviso, basati su una perizia tossicologica, delineano un quadro più articolato rispetto alla ricostruzione iniziale del raduno celebrato nell’ex abbazia di Vidor.
perizia sui capelli e sostanze trovate dopo il raduno
Secondo gli ultimi accertamenti della Procura di Treviso, condotti tramite perizia tossicologica sui capelli, su 17 partecipanti al raduno, 16 sarebbero risultati positivi al Dmt (Dimetiltriptammina) e alle beta-carboline, principi attivi associati all’ayahuasca. L’ayahuasca è una bevanda di origine amazzonica vietata in Italia.
In sette casi sarebbe stata inoltre riscontrata la presenza di cocaina, circostanza che, nelle ricostruzioni riportate, aggrava la complessità del quadro complessivo relativo all’assunzione delle sostanze nel corso dell’evento.
cerimonia di purificazione e clima senza controlli
Il rito, descritto come una “cerimonia di purificazione” di ispirazione sciamanica, si sarebbe svolto in un contesto privo di controlli e con assunzione diffusa di sostanze psicotrope. La serata, secondo quanto emerso già a gennaio dalle indagini, sarebbe stata organizzata da un gruppo ristretto, con il coinvolgimento di figure indicate come “curanderos”, esponenti di tradizioni sudamericane.
La partecipazione sarebbe avvenuta in un contesto di forte suggestione collettiva, circostanza considerata rilevante ai fini della comprensione delle dinamiche che hanno accompagnato il raduno nell’ex abbazia di Vidor.
dinamica della morte di alex marangon e ipotesi degli inquirenti
Al centro dell’inchiesta resta la dinamica della morte di Alex Marangon. L’ipotesi attualmente ritenuta più plausibile dagli inquirenti è che il giovane sia stato colto da una violenta crisi psicotica. In stato di alterazione, avrebbe raggiunto una terrazza dell’abbazia affacciata sul fiume Piave e si sarebbe lanciato nel vuoto, precipitando da un’altezza stimata di circa 15 metri.
ritrovamento del corpo e ricostruzione dei fatti lungo il piave
Marangon, scomparso nella notte del rito, sarebbe stato ritrovato solo il primo luglio 2024 sul greto del fiume, nei pressi di Ciano del Montello. La distanza indicata rispetto al luogo dell’evento è di circa otto chilometri. Nelle ricostruzioni, sono considerate determinanti le piogge e la corrente, che avrebbero trascinato il cadavere lungo il corso d’acqua.
indagati e accuse ipotizzate nell’inchiesta
Sul piano giudiziario risultano indagati l’organizzatore dell’evento e altre persone coinvolte nella gestione del rito e nel contesto dell’abbazia. Le accuse ipotizzate includono morte come conseguenza di altro reato e cessione di sostanze stupefacenti.
Tra i nomi indicati figurano Andrea Zuin, la sua compagna Tatiana Marchetto, i due curanderos colombiani Jhonni Benavides e Sebastian Castillo, oltre a Alexa Da Secco, moglie del proprietario dell’abbazia.
gestione del rito e revisione dei traumi emersi
Secondo l’ipotesi dei magistrati, Castillo e Benavides avrebbero gestito il rito sciamanico previsto nell’evento al quale Marangon si era iscritto. I traumi riscontrati, inizialmente attribuiti a un pestaggio, sarebbero poi stati ritenuti dai consulenti compatibili con la caduta nel punto roccioso e poco profondo del fiume.
Nel luglio 2024 erano stati resi noti gli esiti degli esami tossicologici che avevano evidenziato la presenza di cocaina e ayahuasca nel sangue. Gli aggiornamenti legati alla perizia sui capelli ampliano ulteriormente la base documentale dell’indagine sulle sostanze assunte dai partecipanti.
persone al centro dell’inchiesta
Le indagini riguardano diverse figure coinvolte nell’organizzazione e nella gestione dell’evento:
- Andrea Zuin
- Tatiana Marchetto
- Jhonni Benavides
- Sebastian Castillo
- Alexa Da Secco
