Alaa faraj libero: corte d’appello ok alla revisione del caso

• Pubblicato il • 6 min
Alaa faraj libero: corte d’appello ok alla revisione del caso

Alaa Faraj ha lasciato il carcere Ucciardone di Palermo accompagnato dalla sua legale Cinzia Pecoraro. La scarcerazione arriva dopo la grazia parziale concessa nel mese di dicembre dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiudendo una lunga fase di detenzione legata a una vicenda processuale che, per anni, ha contrapposto accuse gravissime e affermazioni di innocenza. Ad attendere Faraj c’è Alessandra Sciurba, docente e partner nella vita, con la promessa di un matrimonio fissato a giugno.

Nel commentare il momento della liberazione, Faraj ha richiamato il valore personale del provvedimento, definendo l’aria respirata fuori dal carcere come qualcosa di “pulito” rispetto al periodo precedente. Ha attribuito la capacità di arrivare fino a quel punto alla propria innocenza, ricordando la necessità di affidarsi a persone che indicassero una direzione e il riferimento a un termine di pena indicato nel 2045, che secondo le sue parole non avrebbe potuto rappresentare l’esito corretto.

alaa faraj scarcerato da ucciardone di palermo: grazia parziale e attesa per il futuro

Il trasferimento fuori dal carcere di Ucciardone segna un passaggio decisivo per Alaa Faraj. Il provvedimento di grazia parziale, emanato da Sergio Mattarella lo scorso dicembre, si inserisce in un percorso che ha già visto la condanna confermata in tre gradi di giudizio per concorso in omicidio plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Al momento della scarcerazione, Faraj è accompagnato dall’avvocata Cinzia Pecoraro ed è atteso dalla docente Alessandra Sciurba, indicata come futura sposa. Nel frattempo, la vicenda coinvolge anche il contesto dei mesi successivi e le iniziative legate alla ricerca di un esito diverso sul piano giudiziario.

la vicenda giudiziaria: dal 15 agosto 2015 alla condanna definitiva

La dinamica processuale prende avvio il 15 agosto 2015, quando Faraj aveva 20 anni e partì dalla Libia con l’intenzione di raggiungere l’Europa nel tentativo di affermarsi nel calcio. Il barcone, con oltre 360 persone a bordo, va alla deriva; nella stiva vengono rinvenuti 49 corpi, con la morte di 49 persone soffocate.

Da quell’episodio nasce una lunga odissea giudiziaria conclusa con una condanna a 30 anni di carcere per concorso in omicidio plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’accusa colloca Faraj tra gli scafisti del barcone. La vicenda si intreccia poi con successive fasi di valutazione e richieste difensive.

condanna, detenzione scontata e dibattiti giuridici sulla posizione di alaa faraj

Faraj ha già scontato undici anni di detenzione sui trenta inflitti. Nei mesi precedenti, figure legate al dibattito giuridico hanno preso posizione a favore del giovane, tra cui l’ex Presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky e Gaetano Silvestri.

Un anno prima, la Corte d’Appello di Messina ha respinto l’istanza di revisione del processo, pur formulando giudizi che, secondo quanto riportato, descrivevano Faraj come “l’ultima ruota di un mostruoso ingranaggio” e “moralmente non imputabile”.

grazia e ricostruzione personale: dalla scelta di imbarcarsi al libro “perché ero ragazzo”

Alla base dei fatti, secondo la ricostruzione riportata, Faraj aveva vent’anni, era iscritto al primo anno di Ingegneria, giocava a calcio e viveva a Bengasi. L’intenzione di fondo era ottenere un visto e partire: insieme a due amici si imbarcò per raggiungere l’Europa, con l’obiettivo di arrivare in Svizzera o Germania, diventare calciatore e laurearsi.

Nel racconto contenuto nella fonte, dopo un rifiuto ripetuto Faraj decise di procurarsi un visto e imbarcarsi, mentendo alla famiglia e assumendosi un rischio elevato. Poi arrivarono la tragedia e il carcere, fino alla condanna definitiva.

il libro con alessandra sciurba e il ruolo delle lettere

Nell’autunno scorso, Faraj ha pubblicato il libro “Perché ero ragazzo”, scritto insieme con Alessandra Sciurba (docente universitaria). L’opera, pubblicata da Sellerio, riporta lettere indirizzate a Sciurba, insegnante di Filosofia del Diritto, e offre una narrazione personale della vicenda.

Nel testo, viene riportata anche una riflessione sul tema del perdono: Faraj afferma di aver perdonato perché “sono esseri umani” e perché l’essere umano “sbaglia”. Con la decisione della Corte d’Appello di Messina, che un anno dopo il diniego dà consenso alla revisione, si apre una fase attesa con udienza prevista per il prossimo ottobre.

istanza di revisione: testimonianza dell’incidente probatorio e nuovi elementi emersi

L’istanza di revisione si fonda soprattutto sulla testimonianza resa durante l’incidente probatorio del 3 marzo, richiesto da Cinzia Pecoraro. Il testimone citato come “cosiddetto capitano” risulterebbe tra gli otto condannati per la strage di Ferragosto e, nella deposizione, scagiona non solo Faraj ma anche gli altri sei.

Secondo quanto riportato, il dichiarante afferma: “Sono innocenti”. Nel merito della dinamica, indica che sul barcone non vi era alcun equipaggio e che l’ultima fase prima della partenza sarebbe stata gestita da due libici rimasti in Africa, che avrebbero riempito l’imbarcazione con oltre 350 persone. Una parte di esse, decine di persone, sarebbe stata collocata nella “stiva”, senza possibilità di muoversi e costretta a respirare i fumi generati dal motore.

litigi a bordo, mancata gestione dell’emergenza e dichiarazioni su aiuti e responsabilità

La testimonianza descrive una sequenza di tensioni: si parla di litigi tra persone nella parte alta dell’imbarcazione e persone in quella inferiore, con riferimenti alla richiesta di aria e alla presenza di persone che avrebbero voluto uscire. Il dichiarante sostiene di essersi fermato per calmare tutti e di aver comunicato che, in caso contrario, sarebbe tornato in Libia; afferma che dopo circa mezz’ora la situazione si sarebbe ripresentata con un nuovo conflitto, senza possibilità di intervenire ulteriormente.

Nel confronto con il legale, emergono anche passaggi relativi al cibo: secondo la deposizione, gli organizzatori libici avrebbero fornito solo acqua collocata in punti dell’imbarcazione, mentre non risulterebbero forniture di cibo. Il testimone riferisce di aver visto alcuni tra gli individui indicati come Ali Farah, Abd Rahman e Muhammad Sayed vicino al macchinario e di un loro stato di grave debolezza, con riferimento a una condizione quasi di svenimento nella zona del motore.

Alla domanda su eventuali azioni di aiuto, il dichiarante risponde in modo negativo: indica che gli organizzatori non avrebbero aiutato durante la navigazione. Ribadisce anche la propria identità e ruolo, dichiarando di aver comunicato fin dall’inizio di essere da solo e che chi lo aveva aiutato prima sarebbe rimasto in Libia.

chiarimenti sui soggetti arrestati e conclusioni della testimonianza

Nel confronto ulteriore, l’avvocata Pecoraro chiede se le persone arrestate con il dichiarante avessero partecipato ai litigi. La risposta riportata è netta: “No, non sono di loro, sono degli innocenti“. La deposizione, come presentata, costituisce uno dei punti centrali su cui si basa la revisione.

alessandra sciurba e pecoraro: supporto legale e prospettive sulla revisione

In relazione alla decisione giudiziaria, Alessandra Sciurba attribuisce al libro e alla mobilitazione una funzione decisiva nel dare spazio a un percorso di verità e giustizia. Nella fonte si richiama l’appello dell’arcivescovo di Palermo monsignor Corrado Lorefice e di don Luigi Ciotti, indicati tra i soggetti che insieme a donazioni e iniziative hanno contribuito alla richiesta di approfondimenti.

Sempre secondo quanto riportato, Sciurba collega il consenso alla revisione a uno “spiraglio” aperto grazie a un coinvolgimento ampio della comunità, dopo che la vicenda aveva “sepolto vivi” ragazzi, tra cui Alaa.

  • Alaa Faraj
  • Cinzia Pecoraro
  • Alessandra Sciurba
  • Sergio Mattarella
  • Gustavo Zagrebelsky
  • Gaetano Silvestri
  • Corrado Lorefice
  • don Luigi Ciotti
  • Ali Farah
  • Abd Rahman
  • Muhammad Sayed
Alaa Faraj scarcerato: sì della Corte d’Appello alla revisione del processo. “Mi ha fatto sopravvivere solo la mia innocenza”
Categorie: PoliticaCronaca

Per te