Ai e deontologia, cosa dice l’ordine degli ingegneri di milano sulle scelte etiche
L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nella quotidianità e, allo stesso tempo, sta entrando con forza anche nella progettazione antincendio. A delineare il quadro è Davide Luraschi, vicepresidente del Collegio degli ingegneri e degli architetti e membro della commissione Sicurezza antincendio dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Milano, intervenuto a margine degli “Stati generali delle ingegnerie – Innovazioni per un futuro comune”.
Secondo Luraschi, l’AI va riconosciuta come un “strumento potentissimo”, capace di incidere in modo significativo sui processi tecnici. Il punto critico, però, riguarda l’aspetto umano: lo strumento non possiede coscienza. Ne deriva la necessità di un presidio professionale che affianchi alla tecnologia competenze e responsabilità tipiche dell’essere umano.
intelligenza artificiale e progettazione antincendio: il nodo della coscienza
Luraschi identifica un difetto fondamentale nell’assenza di coscienza da parte dell’intelligenza artificiale. Da qui l’esigenza che dietro le applicazioni ci sia un ingegnere o un progettista capace di orientare l’uso dell’AI con coscienza, etica e deontologia.
Le tre dimensioni citate vengono presentate come elementi caratteristici dell’uomo: non sostituibili dalla macchina, soprattutto quando la progettazione coinvolge la sfera della sicurezza e richiede responsabilità e decisioni coerenti con i doveri professionali.
stati generali delle ingegnerie: confronto tra professionisti e innovazione
Il contesto di riferimento è il convegno organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Milano presso l’Acquario Civico meneghino. L’evento si configura come un dialogo rivolto a professionisti, istituzioni e mondo produttivo, con l’obiettivo di riflettere sulle traiettorie di sviluppo per il futuro e sul ruolo che gli ingegneri possono svolgere di fronte alle grandi sfide globali.
Tra i temi al centro della discussione rientra anche l’intelligenza artificiale, considerata parte delle prospettive future per il settore tecnico e, in particolare, per l’ambito della sicurezza.
intelligenza artificiale come potenza da incanalare con responsabilità
Nella lettura di Luraschi, l’AI viene paragonata a un forte vento: una forza capace di generare impatti importanti, ma che richiede canalizzazione per produrre un risultato efficace e controllabile.
Il riferimento è alle barche a vela, dove il vento deve essere gestito nella maniera più opportuna per trasformare una potenza non gestibile in una potenza gestibile. Da qui la convinzione che l’intelligenza artificiale rappresenti certamente il futuro, purché venga amministrata con guidabilità etica.
etica umana, deontologia e coscienza: la gestione dell’innovazione
La chiusura del ragionamento di Luraschi mette in primo piano l’esigenza che l’innovazione venga guidata da elementi propri della responsabilità umana. L’intelligenza artificiale, pur promettendo avanzamenti, deve essere gestita saggiamente attraverso coscienza, deontologia ed etica umana.
Questo impianto collega l’avanzamento tecnologico alla cornice professionale, ribadendo il principio secondo cui la qualità dell’impiego dell’AI dipende dalla presenza di competenze e valori che orientano le scelte progettuali.
personaggi citati
- Davide Luraschi