Affitti alle stelle in Europa: lo stipendio non basta più
In molte capitali europee lavorare non garantisce più neppure la possibilità di affittare un appartamento. Il divario tra potere d’acquisto dei salari e andamento del mercato immobiliare si sta ampliando, fino a trasformarsi in un nodo quotidiano che incide sulla vita di chi percepisce redditi bassi. Un’analisi condotta dalla Ces, la confederazione europea dei sindacati, fotograda un quadro in cui il costo di una casa assorbe una quota crescente dello stipendio minimo, rendendo la ricerca di un alloggio sempre più difficile.
costo degli affitti vs salari minimi: il divario nelle capitali Ue
Nel confronto tra affitti e retribuzione di base, emerge una distanza netta. In media, nelle capitali dell’Ue, l’affitto di un appartamento con due camere da letto costa 218 euro in più rispetto al salario minimo mensile. La tendenza appare estremamente penalizzante in varie città, con casi in cui il canone supera di gran lunga la soglia rappresentata dallo stipendio minimo.
praga e lisbona: canoni molto più alti dello stipendio minimo
A Praga, considerata tra i casi più critici, per un bilocale occorre arrivare al 185% del salario minimo lordo. In termini concreti, l’affitto medio indicato è di 1.710 euro, a fronte di uno stipendio minimo pari a 924 euro. Situazione analoga a Lisbona, dove il canone medio coincide ma cambia la retribuzione di riferimento: l’affitto medio risulta di 1.710 euro contro un salario minimo di 1.073 euro.
budapest, bratislava e atene: la “forbice” resta in negativo
Nei dati compaiono anche altre capitali con percentuali sfavorevoli. A Budapest la distanza negativa arriva al 159%; a Bratislava al 158%; ad Atene al 153%. L’analisi segnala inoltre difficoltà simili in Tallinn, Bucarest, Varsavia, Lubiana e Vilnius, dove il salario minimo risulta inferiore al costo di un tetto in affitto.
parigi: rapporto redditi-affitti ancora più alto
Lo scenario non migliora a Parigi. Nella città indicata come Ville Lumière, per un’abitazione media sono necessari 2.523 euro, mentre il salario minimo resta fermo a 1.823 euro. Il divario evidenzia una pressione economica rilevante anche in contesti dove la domanda abitativa tende a essere particolarmente elevata.
capitali con maggiore sostenibilità e città sotto pressione
Pur nella generale criticità, l’analisi individua alcune eccezioni o comunque situazioni meno estreme. Bruxelles viene presentata come la città più vicina a una gestione sostenibile: l’affitto assorbe “appena” il 70% del salario minimo. Seguono Berlino con il 76% e, in ordine crescente, Nicosia, Lussemburgo e L’Aia, con quest’ultima indicata al 96%.
In parallelo, vengono citati anche altri casi problematici. A Madrid, nella cornice del governo Sanchez, il rapporto è descritto come 1.721 euro per la locazione media contro 1.381 euro della paga mensile di base. L’insieme dei dati costruisce quindi un quadro coerente: in diverse capitali, la spesa per la casa tende a ridurre in modo marcato la disponibilità economica residua per le altre necessità.
povertà, recessione e indebitamento: l’impatto economico descritto dalla ces
La valutazione presentata dalla Ces lega i costi abitativi e i salari bassi a conseguenze più ampie. Le cifre risultano lontane dalla soglia di sostenibilità indicata dagli esperti e, ampliando lo sguardo ai territori nazionali complessivi, la situazione non si attenua. In cinque Paesi (Irlanda, Malta, Paesi Bassi, Lussemburgo ed Estonia), i lavoratori a basso reddito spendono più della metà dello stipendio soltanto per l’affitto. In altri dodici, almeno un terzo del reddito finisce nella stessa voce.
Esther Lynch, segretaria generale della Ces, sottolinea come alti costi degli alloggi e salari bassi stiano spingendo le persone verso la povertà e l’economia verso la recessione. Il rischio, secondo la valutazione riportata, coinvolge anche l’indebitamento: nel quadro più critico, i lavoratori potrebbero arrivare a indebitarsi perfino per affrontare spese legate alla salute o per sostituire beni e dispositivi obsoleti.
Accanto alla casa, l’analisi richiama anche il peso delle spese energetiche. Stando ai dati Eurostat, il 23,6 per cento del budget delle famiglie europee viene prosciugato, oltre che dall’abitazione, da acqua, bollette e servizi energetici.
misure richieste: affitti, salari e investimenti nell’edilizia sociale
Nel delineare le azioni considerate urgenti, la Ces afferma che l’eccesso di risorse sottratte tramite la speculazione immobiliare impedirebbe di trasformare la disponibilità dei lavoratori in spesa nell’economia reale. La proposta include la necessità di congelare gli affitti, aumentare i salari e incrementare gli investimenti nell’edilizia sociale. Viene inoltre indicata l’opportunità di intervenire, se necessario, tramite la revisione delle norme Ue in materia di aiuti di Stato.
crisi abitativa e carenza di manodopera
Le ragioni descritte come strutturali riguardano la mobilità verso le città con maggiori opportunità lavorative. In presenza di costi residenziali che assorbono gli stipendi, diventa più difficile spostarsi. Di conseguenza, la crisi abitativa contribuirebbe anche alla carenza di manodopera, alimentando una dinamica che si riflette sulla disponibilità di lavoro nelle aree in cui esistono prospettive.
italia: salari e prezzi casa, focus su milano
Per l’Italia, tra il 2021 e il 2025 viene registrato il peggior calo dei salari reali tra le grandi economie. L’assenza di un salario minimo nazionale fissato per legge impedirebbe confronti ufficiali diretti basati su tale indicatore. Nonostante ciò, l’andamento dei prezzi e degli affitti viene usato per mostrare una tendenza concreta anche nel contesto italiano.
milano: crescita prezzi case e impennata degli affitti
La parabola di Milano viene citata come esempio dell’espansione dell’emergenza abitativa. Nell’orizzonte degli ultimi dieci anni, i prezzi delle case risultano cresciuti del 57%. Dal 2018 gli affitti hanno invece segnato un incremento del 70%. In tale scenario, viene riportato che il rapporto tra redditi e valore degli immobili, sotto la Madonnina, avrebbe superato persino quello di Londra.
Il quadro descritto comprende anche trasformazioni territoriali: quartieri popolari ricondotti a nuove logiche di valorizzazione, crescita dei fondi internazionali, incremento degli affitti brevi e spostamento di residenti verso l’hinterland. Il risultato è un progressivo allontanamento della possibilità di vivere in città per lavoratori, famiglie e studenti definiti come “normali”.
figure citate
Nel quadro descritto compare la seguente personalità coinvolta nella lettura delle dinamiche economiche e sociali:
- Esther Lynch
