5g a roma l’esperto teodoro spiega perché manca un piano di localizzazione
Roma si trova al centro di un dibattito acceso sul 5G e sull’inquinamento elettromagnetico, mentre il numero di antenne installate raggiunge livelli molto elevati: 15.000 antenne nella città, un dato indicato come superiore a quello di altre grandi città europee. L’attenzione si concentra sugli effetti sul paesaggio e, soprattutto, sulla salute pubblica, tema al centro di un convegno programmato a Campidoglio dal Movimento 5 Stelle il 20 maggio, intitolato “5G e inquinamento elettromagnetico: il punto su Roma”.
quadro normativo impianti di telefonia e ruolo dei comuni
Il settore viene descritto a partire da due riferimenti principali. La base è il Codice delle Comunicazioni Elettroniche del 2003, che assegna ai comuni la competenza ad autorizzare oppure a negare l’installazione degli impianti. Accanto a questa norma, si richiama la Legge quadro sull’inquinamento elettromagnetico del 2001, che consente ai comuni di regolamentare la presenza degli impianti sul territorio tramite un regolamento e un piano di localizzazione.
Secondo quanto riportato, tali strumenti sarebbero però poco conosciuti e non sempre applicati in modo pienamente coerente.
principi di gestione territoriale e pianificazione
Il percorso decisionale, pur rimanendo ancorato alle competenze comunali, viene collegato all’esigenza di pianificare la distribuzione degli impianti in funzione del territorio e della presenza di aree sensibili. La mancanza di un piano strutturato viene indicata come un nodo rilevante, soprattutto nei contesti ad alta densità urbana.
evoluzione del 5g e nuove frequenze
L’evoluzione tecnologica viene delineata come rapida e stratificata: nel 2018 arriva il 5G, mentre l’ultima fase descritta riguarda il 5G di ultima generazione basato su onde millimetriche e sull’IoT (Internet of things). L’arrivo di queste componenti tecnologiche viene indicato come recente e legato a frequenze ancora poco studiate.
studi scientifici e assenza di pareri di compatibilità per il 5g
Sul piano scientifico, viene ricordato che Istituto Superiore di Sanità e Ministero della Salute non avrebbero rilasciato alcun parere di compatibilità delle tecnologie 5G rispetto alle precedenti. Per le tecnologie considerate in precedenza, invece, viene descritto uno scenario diverso: sarebbero stati condotti studi approfonditi che avrebbero evidenziato, per determinate frequenze, la possibile nocività per la salute.
Viene inoltre richiamata la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità come “possibili cancerogeni” riferita a quelle frequenze. In relazione al 5G, il racconto riferisce che tale passaggio non sarebbe avvenuto.
politiche recenti e semplificazioni per i comuni
Le politiche degli ultimi governi vengono presentate come un elemento determinante. In particolare, viene indicato che l’ultimo governo avrebbe adottato riforme volte a semplificare le procedure per i comuni. Tra i cambiamenti citati, viene segnalata la modifica della norma sull’obbligo di pubblicizzare le antenne: viene specificato che la mancata pubblicizzazione non potrebbe costituire motivo di annullamento in sede giudiziale, con una valutazione di incostituzionalità indicata nel testo.
Un ulteriore aspetto riguarda la riduzione dei vincoli tramite l’inserimento di una norma nella Legge sulla concorrenza, che avrebbe raddoppiato i limiti di legge: le soglie di tolleranza vengono riportate da 6 volt/metro a 15 volt/metro. Pur con il riconoscimento che alcuni paesi adottano soglie più alte, viene sottolineato che spesso questi stessi contesti avrebbero regole più stringenti a livello locale.
Nel confronto citato, l’esempio di Londra e Berlino viene utilizzato per evidenziare che tali città non presenterebbero le stesse dimensioni dei tralicci e delle torri viste a Roma.
iter autorizzativo e limiti alle regole del silenzio assenso
Nonostante le posizioni degli operatori, il quadro descritto assegna ancora ai comuni l’autorizzazione finale. Gli operatori, nel racconto, sostengono che si tratti di opere di urbanizzazione primaria, equiparate all’elettricità, ma l’iter risulta comunque influenzato da ulteriori autorizzazioni.
Si richiamano in particolare:
- autorizzazioni Arpa regionali, incaricate di verificare il rispetto delle soglie di legge;
- parere della Soprintendenza per le zone vincolate.
In presenza di questi pareri, il testo indica che la regola del silenzio assenso dei 60 giorni non troverebbe applicazione. Viene inoltre specificato un caso in cui, anche se la Soprintendenza non si pronuncia inizialmente, un parere negativo successivo richiederebbe al comune di predisporre l’annullamento.
Roma, densità urbana e difficoltà di applicazione degli strumenti di pianificazione
La situazione romana viene collegata all’elevata urbanizzazione: secondo quanto riportato, un contesto simile rende più complesso individuare soluzioni efficaci. Il testo afferma che, se il comune utilizzasse in modo virtuoso lo strumento previsto dalla legge—vale a dire regolamento integrato da un piano di localizzazione—il problema potrebbe essere arginato con maggiore efficacia.
come si realizza un piano di localizzazione
Il piano di localizzazione viene descritto come uno studio complesso urbanistico e ambientale del territorio, adottato con l’ausilio di mappe interattive. In esso dovrebbero confluire i dati relativi ai siti sensibili—come scuole, ospedali, case di cura e di riposo, aree ad alta frequentazione—oltre alle aree ed edifici riconducibili al patrimonio comunale e alle zone protette sotto il profilo archeologico e paesaggistico.
Incrociando tali informazioni, si estrapolerebbero, in accordo con gli operatori TLC, le aree considerate potenzialmente idonee all’installazione.
giunta gualtieri, regolamento senza piano e microcelle per il 5g
La gestione attribuita alla giunta viene presentata come carente rispetto agli strumenti indicati. Nel racconto, nel 2023 il sindaco avrebbe inteso abrogare il regolamento per sostituirlo con un altro; successivamente, a seguito di proteste di cittadini e associazioni, la scelta sarebbe stata rivista. Nel settembre 2024 risulterebbe approvato il Regolamento attualmente in vigore, ma privo di un piano di localizzazione.
Roma viene poi descritta come impegnata a spingere il 5g tramite microcelle installate in diversi punti, dalle fermate della metro ai pali di illuminazione. La finalità richiamata sarebbe la riduzione dell’impatto estetico, almeno in parte, mentre rimane l’interrogativo sugli aspetti relativi alla salute. Nel testo viene indicata come urgente la realizzazione di uno studio epidemiologico a livello di comune e regione, in linea con quanto farebbe la Toscana.
abbattimento di alberi e microcelle: la questione sollevata online
La denuncia riguardante l’abbattimento di alberi per fare spazio al 5G viene affrontata con una valutazione prudente: non viene definita infondata, perché le frequenze 5G descritte come sensibili risentirebbero degli ostacoli in misura più marcata rispetto ad altre tecnologie. Nel testo si afferma che davanti a un palazzo il segnale si bloccherebbe e che anche fronde di piante o alberi influirebbero sulla propagazione.
Ne deriva l’idea che in alcuni contesti possa verificarsi uno sfoltimento per conquistare spazi destinati alle microcelle 5G, senza però che il messaggio del convegno venga presentato come orientato a un blocco generalizzato delle antenne. L’impostazione riportata è invece orientata alla regolamentazione in modo chiaro, efficace e soprattutto trasparente.
giuseppe teodoro e contesto del convegno a campidoglio
La preoccupazione per gli impatti sul paesaggio e per gli effetti sulla salute viene attribuita a Giuseppe Teodoro, esperto e consulente giuridico degli enti locali in tema di elettrosmog e governo del territorio, chiamato a discutere il quadro normativo e le conseguenze delle scelte organizzative legate alla rete e agli impianti.
- Giuseppe Teodoro
- Movimento 5 Stelle
