Vin naturali 2026 Maule risponde a chi ha paura del vino naturale e attacca i produttori convenzionali

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Vin naturali 2026 Maule risponde a chi ha paura del vino naturale e attacca i produttori convenzionali

Un vignaiolo che spegne il trattore e scende in cantina per affrontare direttamente il lavoro, tra terreno da sistemare, scelte agronomiche e verifiche qualitative sui vini. Angiolino Maule, presidente e fondatore di VinNatur insieme a Camillo Donati, racconta l’andamento della fiera VinNatur 2026, il rapporto con produttori e consumatori, e l’evoluzione del settore tra controlli, esportazioni e nuovi pubblici.

vinNatur 2026 al margraf di gambellara: numeri, pubblico e aspettative

La conversazione nasce da un contatto a freddo giunto dopo la conclusione di VinNatur 2026 al Margraf di Gambellara (Vicenza), fiera dedicata ai vini naturali e sostenuta da VinNatur, associazione di cui Maule è presidente e fondatore con Camillo Donati. Maule descrive un approccio pragmatico, collegato alla gestione del vigneto e alla messa a punto del lavoro in azienda.

Il confronto sul piano dei risultati evidenzia un andamento complesso: guardando alla media degli ultimi cinque anni, secondo quanto riferito, la manifestazione si colloca “dentro” le aspettative; ponendo invece il paragone rispetto al periodo pre Covid, a Villa Favorita, la percezione è di perdita.

Nel quadro dei numeri, Maule indica 180 espositori come un dato comunque importante. Sottolinea anche che importatori e giornalisti non risultano calati, mentre calano i curiosi. L’osservazione riguarda inoltre il costo del biglietto, citando trenta euro come possibile motivo di freno. La spiegazione include anche la saturazione delle occasioni fieristiche in tempi ravvicinati: oltre a VinNatur a Genova, organizzata due mesi prima con risultati positivi, a Vicenza sarebbero mancati ristoratori liguri e piemontesi.

vinNatur come modello formativo: gestione dei vini difettosi

Quando la domanda si concentra su cosa possa migliorare, emerge un punto centrale: mettere apposto i vini difettosi. Maule afferma di non riuscire più a bere vini problematici e di trasferire il gusto e le indicazioni ai consumatori e ai produttori.

Nel racconto vengono riportati interventi concreti su aziende con vini giudicati non equilibrati. L’anno precedente, VinNatur avrebbe individuato 18 aziende considerate non all’altezza del profilo richiesto: 14 avrebbero recepito le osservazioni e sarebbero “messe in regola”, continuando a ringraziare perché non si sarebbero accorte delle criticità, legate in particolare a pulizia in cantina e alla mancanza di conoscenze per riconoscere gli inconvenienti. Le restanti quattro avrebbero scelto di non ascoltare e di cambiare associazione.

Per l’anno successivo Maule riferisce che sono stati individuati ulteriori dieci casi e che l’associazione sta lavorando per sistemarli.

scoperte a vinNatur: timorasso frizzante e approccio ai difetti

Nel ricordo delle esperienze legate alla fiera, Maule cita anche un vino che lo avrebbe sorpreso: il Timorasso frizzante di Nebraie. Alla base del racconto c’è una scelta personale di equilibrio verso i produttori: Maule afferma di non assaggiare “per non fare un torto a nessuno”, ma su insistenza di un nuovo produttore gli avrebbe dato assaggio perché il produttore teneva molto al vino. In seguito, durante una cena, sarebbe stato individuato un difetto; Maule avrebbe consigliato di effettuare analisi per mettere il vino “a posto”.

Il principio che emerge è quello della responsabilità condivisa: VinNatur non punta a proclamare tutti bravi e tutti belli, ma a mettere a posto problemi riscontrati dentro il proprio perimetro. Maule definisce VinNatur come un’associazione formativa, con una prospettiva descritta come non distruttiva.

contesto economico e dinamiche commerciali: importatori, acquisti e continuità

Alla domanda su possibili influenze generate da turbolenze generali come guerre e ipotetici dazi, Maule descrive un “momento” complesso. Secondo la sua lettura, gli importatori si muovono, assaggiano, documentano e svolgono controlli: girare, assaggiare e documentare viene considerato importante. L’aspetto problematico, invece, riguarda la trasformazione di interesse in acquisto e la continuità dopo il primo passaggio: “non comprano e quando comprano non cambiano aziende”.

Maule esprime inoltre dispiacere per i vignaioli associati che sarebbero partiti due-tre anni prima, sottolineando l’auspicio che i giovani emergano e creino concorrenza.

vinNatur e l’esperienza a new york: esportare il modello e ripartire

Maule racconta anche un’esperienza a New York, definendola “bellissima” e indicando un ritorno come desiderabile. Il contesto viene descritto come ricco di giornalisti importanti della costa est. Sul percorso interviene però una variabile politica: con l’arrivo di Trump sarebbe “saltato tutto”. L’idea iniziale era esportare il modello VinNatur: l’associazione viene presentata come l’unica al mondo a svolgere analisi dei pesticidi, monitoraggi dei vini e ad attivare azioni per migliorare i produttori.

vinitaly, biodinamica e vini naturali: presenza, confronto e consolidamento

Rispondendo all’osservazione relativa a Vinitaly e alla presenza stabile dei vini biodinamici, Maule afferma che, dieci anni prima, non ce n’era uno; oggi invece sarebbero comparsi con continuità. Alla domanda se ciò significhi una sorta di “sdoganamento” dei vini naturali, Maule precisa che tentativi di ingresso sarebbero già stati fatti cinque anni prima, accompagnati da promesse considerate eccessive.

Il racconto ricorda un periodo legato a Villa Favorita: Maule non si dichiara in opposizione a Vinitaly, spiegando che sono due manifestazioni vicine e visitabili nello stesso weekend. Ricorda un episodio durante un compleanno: secondo quanto narrato, i responsabili di Vinitaly avrebbero avanzato proposte per includere VinNatur e avrebbero promesso uno spazio specifico, con gli incassi destinati a VinNatur. La scelta finale sarebbe stata rifiutata dopo valutazioni sulla sostenibilità dell’offerta e sulle conseguenze nel tempo.

Il giudizio espresso riguarda la positività di una presenza più strutturata: se biologici e biodinamici vengono mostrati con continuità, ciò indica che non si tratterebbe soltanto di una moda passeggera, ma di qualcosa che potrebbe avere un futuro consolidato.

consumatori e fasce di mercato: prezzi, scuole e cultura dell’assaggio

La questione del gusto viene affrontata richiamando una divisione sempre più netta tra fasce di consumatori. Secondo Maule, chi beve poco ma bene a un prezzo considerato corretto si orienta in modo diverso rispetto a chi beve molto e cerca bottiglie a 2,50 euro. Anche i giovani sarebbero attratti dalla ricerca di un equilibrio tra qualità e costo.

Per ampliare la platea, nel periodo indicato viene riportato un coinvolgimento diretto delle scuole. È citata una prova includendo università con alunni maggiorenni, con la possibilità di assaggiare i vini. Il 13 aprile viene menzionata la ricezione di una scuola agraria di Lonigo, collegata al fatto che in quella sede si sarebbero diplomati i due figli di Maule. La presenza durante l’incontro includerebbe un agronomo e una entomologa; la reazione degli studenti viene descritta come talmente coinvolgente da ridurre la propensione ad andarsene.

prospettive per il 2026 e convivenza tra stili produttivi

Alla domanda su chi avrebbe paura del vino naturale nel 2026, Maule non fornisce una risposta diretta. Nel suo ragionamento, i produttori di vini convenzionali appaiono rassegnati alla coesistenza con i naturali. A chiudere il quadro, Maule richiama una priorità relazionale: l’attenzione viene descritta come rivolta agli amici più che ai nemici.

personalità menzionate

  • Angiolino Maule
  • Camillo Donati
  • Alberto Lot
  • Trump
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