Rete di potere dietro epstein: cosa sappiamo e quali collegamenti emergono
Il caso Epstein continua a generare domande scomode, perché la vicenda non si esaurisce nell’immagine del singolo finanziere. Il racconto ruota attorno a una rete di potere, a presunti collegamenti internazionali e a decisioni giudiziarie considerate, da più parti, opache. Per ricostruire i passaggi che hanno reso possibile l’escalation e, in seguito, l’apparente impunità, il testo richiama una ricostruzione basata su un’inchiesta pubblicata nel 2019 da Whitney Webb. Da lì prende forma il quadro: un intreccio tra crimini sessuali, relazioni d’interesse e dinamiche di controllo che restano al centro dell’attenzione.
il caso epstein e i collegamenti di potere
La figura di Jeffrey Epstein viene descritta come intermediario all’interno di una rete i cui protagonisti avrebbero praticato crimini sessuali su minori. Le denunce delle vittime e le inchieste giornalistiche risultano elementi cruciali nella narrazione, perché introducono la questione della mancata piena punizione nonostante la gravità delle accuse.
epstein e le ipotesi sui servizi israeliani
ipotesi mossad e assenza di prove
Un’ipotesi ricorrente riguarda l’eventuale impiego dei ricatti sessuali da parte di Epstein per conto del Mossad. Nel materiale citato, la tesi viene indicata come non dimostrata: in un memo dell’Fbi viene menzionato un riferimento attribuito a un informatore, mentre Israele smentisce.
legami con robert maxwell, les wexner ed ehud barak
Restano, invece, altri elementi di connessione presentati come più strutturati: i legami di Epstein con Robert Maxwell, con Les Wexner (indicato come suo mentore) e con Ehud Barak. Viene riportato che Barak era molto amico di Wexner e che, secondo quanto dichiarato, Epstein gli sarebbe stato presentato da Shimon Peres.
carbyne e l’ambiente di intelligence
Barak risulta indicato come socio di Epstein nella società Carbyne. Il vertice aziendale viene descritto come composto da membri riconducibili all’intelligence israeliana, includendo ex agenti dell’Unità 8200. Il testo collega la presenza in quell’ecosistema a un possibile orientamento tecnologico e informativo, in continuità con i timori di sorveglianza di massa citati successivamente.
carbyne, sorveglianza e investitori legati al ecosistema trump
Carbyne viene descritta come produttrice di un’app per le chiamate d’emergenza. Nella ricostruzione si osserva che altri soggetti avrebbero realizzato tecnologie simili, utilizzabili anche per la sorveglianza di massa, comprendendo conversazioni dell’utente e spostamenti. Nel quadro non mancherebbero investitori riconducibili all’area politica “trumpiana”.
Tra gli investitori citati compare Peter Thiel (legato a Palantir), mentre tra i consiglieri vengono indicati Michael Chertoff, ex Segretario della Homeland Security, ed Eliot Tawill, descritto come finanziatore di Trump.
ben-menashe: dichiarazioni su epstein e le honey trap
Nel 2019, dopo la morte di Epstein, Whitney Webb riporta le dichiarazioni di Ari Ben-Menashe, descritto come ex funzionario dell’intelligence militare israeliana e implicato nello scandalo Iran-Contra. Secondo Ben-Menashe, Epstein e Ghislaine Maxwell avrebbero lavorato per i servizi segreti militari israeliani.
Il testo attribuisce a Ben-Menashe la possibilità di ricondurre l’origine della conoscenza a Robert Maxwell, che avrebbe presentato Epstein a metà degli anni ’80, cioè cinque anni prima dell’arrivo di Ghislaine a New York e del successivo fidanzamento. Ben-Menashe sostiene che Epstein organizzasse honey trap con minorenni per conto dell’intelligence militare israeliana, non per il Mossad, ma per Aman. La ricostruzione indica che Ehud Barak sarebbe stato a capo di Aman.
La versione viene presentata con un elemento di contrasto temporale: Ben-Menashe afferma di aver conosciuto Epstein nel 2002, mentre contemporaneamente si aggiunge che oggi si dice “pentito” della frequentazione. Nel testo, Ben-Menashe dichiara anche di essere certo che Barak conoscesse Epstein in un periodo molto antecedente.
il patteggiamento del 2008 e le sue conseguenze
Nel 2008 il procuratore federale Alexander Acosta viene descritto come autore di un accordo giudiziario considerato favorevole per le accuse di sfruttamento sessuale di una minorenne. La ricostruzione evidenzia che Epstein evitò accuse federali che avrebbero potuto condurlo all’ergastolo, ottenendo una pena di 18 mesi. Ne scontò solo 13 e, secondo quanto riportato, poteva uscire dalla struttura per tutto il giorno 6 giorni su 7.
Viene inoltre indicato che l’accordo includeva l’immunità per possibili complici. Un punto centrale riguarda le vittime: non furono informate dell’accordo, violando il loro diritto a essere coinvolte nel processo.
dichiarazioni di acosta sull’origine della scelta
In seguito alle polemiche, Acosta avrebbe dichiarato di aver preso la decisione dopo essere stato invitato a non proseguire il caso. L’invito era motivato con la formula secondo cui Epstein “apparteneva all’intelligence”.
ricostruzione di phil giraldi sul ruolo di alan dershowitz e barry krischer
La vicenda viene ricostruita anche tramite le conclusioni dell’ex agente Cia Phil Giraldi, secondo cui l’invito sarebbe stato rivolto non direttamente per decisione autonoma dell’accusa, ma come risultato di interventi collegati all’entourage legale di Epstein. Nel testo si indica che l’invito sarebbe arrivato dall’avvocato Alan Dershowitz e dal procuratore statale Barry Krischer, presentato come un professionista premiato dall’Anti-Defamation League. Viene richiamata inoltre la presenza di finanziatori legati al Mega Group tra cui compaiono Bronfman, Lauder, Steinhardt, Fisher.
chiavi interpretative: livelli superiori, flussi finanziari e mega group
La conclusione del quadro fornito sostiene che l’attenzione mediatica su Epstein risulti riduttiva. Secondo la ricostruzione, andrebbero indagati livelli superiori della rete di cui Epstein sarebbe stato un intermediario, in relazione a finanza illecita, traffico d’armi e ricatto sessuale, oltre ai flussi finanziari globali.
Nel racconto assume un ruolo specifico il Mega Group collegato a Les Wexner. Il testo sostiene che i membri del gruppo, tramite donazioni e lobbismo, possano condizionare governi statunitensi e israeliani. La narrazione introduce anche un episodio procedurale: Wexner sarebbe stato interrogato dai parlamentari Usa il 18 febbraio, ma a quanto riportato a casa sua e in un’audizione a porte chiuse.
interrogatorio a porte chiuse e mancata interrogazione sulle connessioni con epstein
Viene ricordato che Wexner è stato citato in giudizio per i presunti crimini di Epstein già due volte, nel 2010 e nel 2019. Inoltre, nel 2019, l’Fbi lo avrebbe considerato un complice da interrogare insieme ad altre otto persone “subito dopo l’arresto” di Epstein.
Nel testo compare un elemento di contrasto: Wexner avrebbe dichiarato ai deputati della Commissione di Vigilanza di non essere mai stato interrogato né dall’Fbi né dal Dipartimento di Giustizia. In parallelo, si riporta che nel 2019 i suoi legali avrebbero comunicato agli agenti dell’Fbi che i Wexner non avevano legami con Epstein e non erano a conoscenza della sua condotta sessuale illecita.
personaggi e figure menzionate
- Jeffrey Epstein
- Whitney Webb
- Ari Ben-Menashe
- Ghislaine Maxwell
- Robert Maxwell
- Les Wexner
- Ehud Barak
- Shimon Peres
- Peter Thiel
- Michael Chertoff
- Eliot Tawill
- Alexander Acosta
- Alan Dershowitz
- Barry Krischer
- Phil Giraldi
- Bronfman
- Lauder
- Steinhardt
- Fisher
