Piede staccato alpinista ferito urla al soccorso chiama l’elicottero l’incubo di Alessandro

• Pubblicato il • 6 min
Piede staccato alpinista ferito urla al soccorso chiama l’elicottero l’incubo di Alessandro

Ci sono situazioni in montagna in cui ogni dettaglio può decidere il destino: un appiglio che cede, una disattenzione di pochi secondi, il cambio improvviso del meteo. La prevenzione non passa solo dai manuali, ma anche dalle testimonianze dirette di chi ha vissuto il soccorso in prima persona. Una collaborazione tra L’altramontagna e il Soccorso Alpino e Speleologico ha raccolto racconti per trasformare la cronaca in metodo, con l’obiettivo di rendere più chiara la sequenza di eventi che porta dall’errore o dall’imprevisto all’intervento.

Al centro di questa narrazione c’è il racconto vincitore del concorso “Ti racconto il mio soccorso”, scritto da Melania Lunazzi: un affresco a due voci tra Alessandro, alpinista-infermiere ferito, e Luca, tecnico dell’elisoccorso che lo ha recuperato dalla parete.

il soccorso raccontato da Alessandro: dalla via umida al piede ferito

Il racconto di Alessandro inizia con una mattina incerta. Primo luglio 2020, Spigolo Migliorini del Campanile di Villaco, sopra il Rifugio Corsi, nelle Alpi Giulie. Alessandro e il compagno di cordata Graziano affrontano una via definita umida e insidiosa. Alla nona sosta Alessandro sale da primo e individua uno spuntone di roccia solido, che assicura con un cordino.

In quello che sembra un passaggio sotto controllo, però, arriva l’istante che spezza ogni certezza: uno stacco proprio mentre sta effettuando la manovra. Alessandro descrive il momento con parole nette: “Proprio mentre sto sfilando il cordino, lo spuntone si stacca, ed inizio a precipitare”. In meno di un secondo, secondo il suo ricordo, comprende che le conseguenze saranno gravi: “La sensazione è terrificante. Realizzo in meno di un secondo che mi farò molto male”.

Quando la caduta si arresta, la memoria entra in una zona buia, mentre il dolore esplode. Alessandro guarda il piede e nota un danno evidente: “Il piede mi fa male, lo guardo e vedo che è parzialmente staccato”. Poi l’urgenza diventa chiamata immediata al compagno: “Chiama l’elicottero, ho un piede staccato”.

l’attesa sul posto: nebbia, tuoni e condizioni in rapido peggioramento

Sono le 15:10 quando Graziano raggiunge Alessandro su una stretta cengia. Le altre persone della cordata, alla sosta superiore, non riescono a calarsi, lasciando i due separati dal resto e vulnerabili alle trasformazioni del terreno e del cielo. La montagna cambia volto: nebbia che inghiotte le vette, tuoni più vicini e un freddo intenso.

Durante le fasi di soccorso, l’elicottero riesce ad avvicinarsi, ma poi deve allontanarsi per le condizioni considerate proibitive. Alessandro riconosce il sentimento che lo prende in quel frangente: “Disperazione”. Allo stesso tempo comprende la possibilità di rimanere in parete per tutta la notte, arrivando a descrivere un livello di terrore marcato.

il soccorso in volo: il tecnico Luca e la calata con il verricello

Accanto alla voce di Alessandro, il racconto include il punto di vista del soccorritore. A bordo dell’elicottero, decollato da Campoformido, si trova Luca, tecnico dell’elisoccorso. La sua narrazione segue il ritmo della missione: la ricerca visiva in un ambiente fatto di nubi e strumenti, fino all’individuazione della cengetta.

Durante le rotazioni in quota, il pilota Stefano annuncia l’arrivo del velivolo sopra l’area: “Eccoli là, sono sulla cengetta”. La procedura prevede il calo del tecnico tramite verricello su una sporgenza considerata molto limitata. L’approccio porta Luca a constatare la condizione del ferito: Alessandro è un infermiere e, secondo Luca, mostra preoccupazione anche per la sicurezza del soccorritore.

Il quadro clinico viene definito da Luca come un piede “messo male”. La comunicazione, in questa fase, è guidata dalla necessità di mettere in sicurezza la situazione in modo coordinato, già dentro la complessità meteorologica.

meteo in crollo: grandine, pioggia gelida e il recupero che riparte

Il meteo peggiora in modo rapido. L’elicottero è costretto a rientrare a valle, lasciando Luca e Alessandro da soli mentre sopraggiunge un violento scroscio di grandine e pioggia gelida. Pochi minuti dopo, arriva una schiarita improvvisa: l’elicottero torna.

Luca descrive un passaggio operativo immediato e concreto: valutare il dolore in modo numerico per permettere decisioni cliniche. Comunica ad Alessandro la richiesta di indicare il livello di dolore da 1 a 10 e riceve una risposta senza esitazioni: “4 forse 5, ma sento tutte le dita del piede”. A quel punto Luca può informare l’anestesista al campo base ed essere autorizzato a fare il recupero da solo.

da verricello a operazione: il recupero e la salvezza del piede

Per Alessandro, il momento dell’aggancio al verricello coincide con un sollievo fisico e mentale. È uno stato definito carico di tensione: Alessandro racconta di sentirsi sotto choc, di percepire il piede a penzoloni e di provare paura di perderlo. In parallelo entra in scena un dettaglio umano: un soccorritore gli chiede se abbia male, e Alessandro risponde piangendo, ma chiarendo la ragione: “No, piango perché sono salvo!”.

il ruolo dell’anestesista e l’urgenza di recuperare Graziano

A bordo del mezzo, Alessandro scopre che l’anestesista di turno è una sua amica e collega. Malgrado la gravità del quadro, Alessandro mantiene un obiettivo preciso: prima del trasferimento in ospedale va gestita anche la situazione dell’altro uomo rimasto in parete. Alessandro si “impunta”, come riportato nel racconto, su un punto fondamentale: “Prima di andare in ospedale, bisogna recuperare Graziano”.

Il recupero di Graziano avviene con una nuova discesa calandosi ancora con il verricello. Luca scende di nuovo e lo trova con le corde già predisposte: la procedura si collega alla necessità di ridurre i tempi e mantenere la continuità operativa. Luca inserisce anche un appiglio leggero per allentare la tensione, scherzando sul fatto che Graziano abbia anche provveduto a “dare anche la cera nel frattempo” per aiutare lo scorrimento e rendere più agevole l’operazione.

operazione a Udine e il ritorno alla vita quotidiana

Nella notte stessa, a Udine, il piede di Alessandro viene operato e salvato. Mesi dopo, nel racconto compare un segnale del recupero e della ripresa: Luca, spalando neve dai tetti di Tarvisio come attività dopo l’emergenza, riceve un video sul cellulare. Il video mostra Alessandro mentre cammina sorridente su un sentiero, con la stampella posata sulla spalla.

personaggi coinvolti nel racconto di soccorso

  • Alessandro, alpinista-infermiere ferito
  • Graziano, compagno di cordata rimasto in parete
  • Luca, tecnico dell’elisoccorso
  • Stefano, pilota
  • Melania Lunazzi, autrice del racconto vincitore
  • Alestesista, indicata nel racconto come persona conosciuta da Alessandro
“Sono sotto choc, sento il piede a penzoloni, ho paura di perderlo. Urlo al mio amico: ‘Chiama l’elicottero, ho un piede staccato'”: l’incubo di Alessandro, alpinista ferito durante una scalata
“A 25 anni mi dicevano che era reflusso, invece era un cancro al pancreas al quarto stadio. Ho molta paura”: lo sfogo dell’ex concorrente di X Factor Amber Woods
“Sono rimasto fermo tre giorni a Malpensa per la guerra in Iran. Ho mangiato in tutti i locali dell’aeroporto”: le recensioni di Nicola Jiang
Categorie: NewsSaluteCronaca

Per te