Piaggio vespa 80 anni e quasi 20 milioni di esemplari: la storia che non si ferma

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Piaggio vespa 80 anni e quasi 20 milioni di esemplari: la storia che non si ferma

Ottant’anni e passa non hanno scalfito il fascino di un’idea nata nel 1946: trasformare un mezzo a due ruote in qualcosa di pratico, semplice da guidare e pensato per la vita quotidiana. Da quel 23 aprile, quando la Piaggio & C. Spa di Pontedera depositò un brevetto destinato a rivoluzionare il concetto di scooter, si è sviluppata una storia fatta di ingegneria, produzione in crescita e una diffusione capace di attraversare culture e mercati lontani.

brevetto piaggio 23 aprile 1946 e visione di corradino d’ascanio

Il brevetto fu depositato il 23 aprile 1946: a firmarlo fu l’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio, che descrisse una “motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica”.

D’Ascanio era stato assunto nel 1932 per progettare aerei ed elicotteri. Quando Enrico Piaggio, insieme al fratello Arnaldo, gli chiese di occuparsi di un mezzo a due ruote, la risposta iniziale fu netta: secondo quanto riportato, D’Ascanio non si sentiva adatto alla guida di una moto e segnalava i limiti tipici del settore, come scomodità, ingombro e difficoltà legate alla gestione delle gomme.

da mp5 “paperino” alla prima vespa: idee progettuali che cambiano tutto

Lo sviluppo prese forma attraverso una fase di valutazione, con il prototipo MP5 “Paperino”, ispirato alle piccole moto dei paracadutisti. La svolta arrivò con la rielaborazione del concetto in un mezzo pensato per un utilizzo più immediato: un veicolo guidabile con facilità da un uomo, una donna e un prete in gonnella.

Uno degli elementi più distintivi dell’innovazione fu l’invenzione della prima moto a scocca portante della storia, caratterizzata dall’assenza di una struttura tubolare in acciaio e quindi del tunnel centrale. In questo modo si creava spazio di carico e non era necessario scavalcare, rendendo l’accesso più semplice.

La soluzione tecnica unì l’esperienza aeronautica a esigenze pratiche: la sospensione anteriore a biellette era ispirata a quella dei carrelli aeronautici e il motore traeva concettualmente origine dai motori d’avviamento degli aerei. Anche l’impostazione della trasmissione seguì la stessa logica di utilizzo quotidiano: il cambio sul manubrio mirava ad aumentare la praticità, mentre il motore coperto serviva a evitare macchie sui pantaloni. Tra le dotazioni compariva anche una ruota di scorta.

mp6 e l’esito progettuale verso la serie

Quando Enrico Piaggio osservò il prototipo MP6, con una parte centrale ampia per accogliere il guidatore, la reazione fu immediata: “Sembra una vespa!”. Nel febbraio 1946, dopo il collaudo dei primi sei prototipi, il progetto fu ultimato per la produzione in serie.

serie zero, accordo con alfa romeo e avvio della produzione di serie

All’origine della fase produttiva emerse un vincolo industriale: la mancanza di presse adeguate impediva di stampare la scocca nello stabilimento, costringendo Piaggio a rivolgersi a ditte esterne. Nel frattempo, a Pontedera, fu avviata la costruzione del primo lotto di Vespa, chiamato “Serie Zero”. Si trattava di esemplari realizzati ribattendo manualmente la scocca.

Il lotto avrebbe dovuto contenere venti unità, ma alla fine il numero si attestò a sessanta. Successivamente, grazie all’accordo con Alfa Romeo (aprile 1946), che iniziò a stampare le scocche, partì la vera produzione di serie.

La prima Vespa uscì con cambio a tre marce e una velocità massima di 60 km/h. Nel 1947 arrivò la versione 125 cc. Negli anni successivi la produzione crebbe rapidamente: nel biennio seguente si arrivò a circa 20.000 pezzi all’anno. Nel 1953, includendo anche le Vespa prodotte in licenza, il totale annuale superò già le 170.000 unità.

crescita rapida e successo internazionale della vespa

La diffusione accelerò ancora: nel 1956, a soli dieci anni dalla nascita del modello, venne raggiunto il primo milione di esemplari costruiti. La fama si estese a livello mondiale, tanto che il Times la descrisse come “un prodotto interamente italiano” paragonandola a rarità del passato, “da secoli dopo la biga romana”.

La Vespa riuscì a unire la passione di giovani di culture lontane e diverse, diventando anche uno dei primi marchi globali della mobilità. La sua capacità di adattarsi ai fenomeni culturali del tempo le permise di inserirsi nei costumi in evoluzione lungo i decenni. La diffusione toccò ambienti sociali estremamente differenti tra loro, mantenendo la coerenza dell’idea di mobilità accessibile.

vespa oggi: siti produttivi e diffusione tra europa, asia e mercato indiano

Oggi la Vespa è prodotta in tre siti produttivi: Pontedera per l’Europa e i mercati occidentali, Vinh Phuc in Vietnam per il Far East e l’India, e il modernissimo impianto di Baramati, aperto ad Aprile 2012, da cui escono le Vespa destinate al mercato indiano.

Personaggi e figure citate:

  • Corradino D’Ascanio
  • Enrico Piaggio
  • Arnaldo Piaggio
  • Rinaldo Piaggio
La Vespa festeggia 80 anni e corre verso i 20 milioni di esemplari prodotti
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