Pasqua triste alla basilica di Santa Maria Maggiore a Roma: maxi

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Pasqua triste alla basilica di Santa Maria Maggiore a Roma: maxi

Santa Maria Maggiore a Roma, tra le basiliche più antiche della città e una delle quattro grandi Basiliche maggiori dotate di altare papale e Porta Santa, rappresenta da sempre un punto di riferimento spirituale. Negli ultimi tempi, la sua importanza è aumentata ulteriormente: Papa Francesco, devotissimo all’icona mariana Salus Populi Romani, è stato seppellito qui, in una tomba bianca, spoglia, con la sola scritta “Franciscus”. In vista della Pasqua, osservare la Basilica e la piazza antistante coincide con l’emergere di un contrasto netto: il valore religioso del luogo e un allestimento visivo che richiama la logica del commercio.

maxi-schermi pubblicitari su santa maria maggiore: impatto visivo e interrogativi

Sulla facciata di Santa Maria Maggiore e anche sul retro sono stati installati due enormi maxi-schermi pubblicitari. Secondo quanto riportato, non si tratterebbe di una novità assoluta: gli schermi erano già comparsi in occasione del Giubileo, presentati come parte di un ragionamento legato al finanziamento dei restauri previsti per l’anno Santo, per poi essere rimossi. All’epoca erano sorte tensioni tra residenti e turisti, poiché la proiezione di messaggi legati a telefoni o a vacanze al mare su una basilica nata nel 400 veniva considerata sconcertante. La ri-installazione oggi viene descritta come una beffa e come un’occasione che alimenta una serie di domande.

Pur riconoscendo che l’esposizione potrebbe essere giustificata formalmente come pubblicità collocate su ponteggi, resta centrale l’aspetto etico segnalato. Vengono sollevati interrogativi su chi abbia preso la decisione e su quale impatto sia stato valutato nei confronti dei residenti e della comunità cristiana nel suo complesso. Lo stesso scenario viene collegato alla visita a poche settimane di distanza di re Felipe VI di Spagna, ricordando i legami storici tra la Spagna e la Basilica e lasciando intuire la percezione di un contesto dominato da immagini luminose orientate all’acquisto.

questione etica e simonia: quando la pubblicità entra nello spazio sacro

La presenza di maxi pubblicità su edifici storici a Roma viene interpretata come un’abitudine ormai consolidata, descritta come una specie di tributo. Per le Basiliche, soprattutto quelle maggiori, viene invece sostenuta l’idea che tale pratica non dovrebbe essere consentita. Nel testo viene richiamata anche la possibilità che si configuri un richiamo a “pratiche simoniache”, con un riferimento alle coordinate evangeliche ritenute vicine al problema sollevato.

La riflessione prosegue citando l’ipotesi di utilizzare le Chiese per attività non religiose, con l’obiettivo di valorizzare spazi spesso semivuoti, includendo esempi come la presenza di un bar in alcune chiese non cattoliche del nord Europa. In parallelo, viene indicato l’argomento logico secondo cui, se fosse considerato lecito coprire Santa Maria Maggiore con pubblicità di ogni tipo, l’installazione di schermi potrebbe estendersi anche ad altri luoghi, come San Pietro, o a migliaia di chiese presenti a Roma, ricordando che in passato si sarebbe verificato già qualcosa di simile sui palazzi di Via della Conciliazione, con polemiche, esposti e rimozioni.

degrado della piazza e occupazioni di suolo: dehors, bancarelle e assenza di verde

Il quadro descritto non si limita agli schermi pubblicitari. Sulla piazza si affacciano dehors costituiti da bar con tavolini di plastica bianca, definiti “orribili” e indicati come presenti da anni. Viene richiamata la “querelle” relativa alle OPS, cioè le occupazioni di suolo pubblico da parte di bar e ristoranti. Il racconto collega la situazione a una serie di concessioni e rinvii delle regole in nome dell’emergenza Covid, con un riferimento temporale esteso, insieme al tentativo del Comune di introdurre limiti, reso però difficile da carenze di organico e, secondo quanto riportato, da una volontà politica non ritenuta sufficiente. Il risultato, nella percezione espressa, è l’esposizione di arredi giudicati inappropriati rispetto al contesto storico.

Tra i dettagli ricordati compare anche il caso dei ciclamini di plastica, citati come elemento ancora presente nonostante una richiesta di rimozione rivolta alla proprietaria di un bar, in un contesto definito simbolicamente significativo: il riferimento è al luogo in cui si trovava il corpo del papa.

ristorazione e commercio in piazza: bancarelle e illuminazione

Per completare il quadro, vengono segnalate orride bancarelle di due categorie: quelle dedicate alla vendita di gelati e “panini” per turisti, collocate davanti alla chiesa, e quelle di cianfrusaglie poco più indietro ma sempre sulla stessa area. Viene aggiunto che, durante la sera, le bancarelle accendono luci accecanti allo scopo di aumentare l’effetto “bazar”. Anche qui emerge la difficoltà nel rimuovere gli elementi considerati più problematici, con una differenza tra le prime attività e le altre indicate come ancora presenti.

assenza di alberi e isola di calore: situazione nell’area e nella via di collegamento

Un ulteriore elemento citato è l’assenza di alberi in piazza, descritta come fattore che amplifica l’isola di calore durante l’estate. Viene poi menzionata la via che porta da piazza a Piazza Vittorio: secondo il racconto, sarebbero stati tagliati molti alberi e sostituiti con elementi definiti “spunzoni” mezzi secchi, producendo un effetto complessivo desolante per chi raggiunge la Basilica da quella direzione.

valore spirituale e comunicazione trasparente: il nodo dei soldi e del significato

La sintesi proposta collega Santa Maria Maggiore e la sua piazza a una lettura più ampia dei problemi di Roma: degrado, assenza di cura, indifferenza verso i sentimenti di chi crede, e un trionfo del denaro su ogni altra cosa. Nel testo viene richiamato un capitalismo percepito come disposto a comprare tutto, anche ciò che è sacro e ciò che resta del sacro, considerato essenziale per ricordare che non tutto può essere acquistato e che i soldi non rappresentano l’unico valore. A conclusione del ragionamento, viene avanzata l’esigenza di una comunicazione trasparente verso la cittadinanza, con spiegazioni su perché e per quanto una scelta del genere sia stata ritenuta necessaria.

Il testo lega la questione alla necessità di proteggere ciò che può essere difeso dalla seduzione del consumo costante, definendola quasi una forma di sopravvivenza etica, psicologica e spirituale.

Figure citate:

  • Papa Francesco
  • re Felipe VI di Spagna
La triste Pasqua della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma: quei maxi-schermi vanno tolti
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