Padova granze come cancellare una frazione per fare spazio a un centro logistico della catena alì

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Padova granze come cancellare una frazione per fare spazio a un centro logistico della catena alì

La trasformazione del territorio a Padova assume i tratti di una storia più ampia della semplice cronaca locale: cemento, stampa e grande distribuzione si intrecciano in una vicenda che coinvolge una frazione agricola e un’area legata a una memoria pesante.

A Granze di Camin, secondo le informazioni riportate, l’ultimo spazio rimasto a verde e campi è sempre più vicino a scomparire, mentre l’operazione prevede un nuovo complesso logistico. Parallelamente, a Chiesanuova si apre la questione del recupero di una caserma abbandonata da decenni, con ricadute economiche e urbanistiche rilevanti.

granze di camin e l’avanzata dei capannoni

Granze di Camin, frazione di Padova, conta circa 800 abitanti. Nella descrizione del contesto emerge un passaggio netto: da un paesaggio percepito come segnato da erba e terra si passa a uno scenario dominato dal cemento e dalla gomma. La percezione viene rafforzata anche dai dati: viene indicato che a livello regionale il Veneto è ampiamente investito dalla presenza di strutture industriali.

Nel quadro degli indicatori, si sottolinea che Padova presenta un primato nel consumo del suolo, fermandosi al 49,6%. A Granze di Camin, l’incidenza dei capannoni viene descritta come particolarmente elevata: il 78% della superficie delle frazioni di Camin e Granze risulterebbe occupato da capannoni, per un totale indicato di circa 11 milioni di metri quadrati, mentre alle aree urbanizzate resterebbe poco più di un milione di metri quadrati. I terreni naturali o agricoli sono indicati al di sotto del 20%.

espropri e cancellazione della vita di comunità

Nel racconto degli effetti delle trasformazioni edilizie, viene richiamato un precedente passaggio dagli espropri: quando l’area industriale è stata realizzata, risulterebbe che siano state coinvolte circa 800 famiglie, per un totale di tremila persone. Vengono inoltre menzionati indennizzi definiti ridicoli e la pretesa di cancellare anche elementi identitari, come il cimitero e la chiesa di San Clemente.

Secondo quanto riferito, la chiesa cinquecentesca e il campo santo sono rimasti, ma sarebbero rimasti circondati dai capannoni, arrivando persino a essere separati da un binario.

il nuovo centro logistico Alì a granze di camin

Il progetto in arrivo è presentato come un ulteriore passaggio decisivo: la realizzazione del nuovo centro logistico del gruppo Alì. Si parla di un soggetto che, tra Veneto ed Emilia-Romagna, controlla fino al 20% della grande distribuzione e conta quasi 120 punti vendita. L’impresa viene ricondotta a un’origine familiare avviata nel 1971 da Francesco Canella, indicato come morto pochi anni fa.

opposizione locale e nodo politico

La proposta nasce, secondo le informazioni fornite, circa dieci anni fa e incontra una forte contrarietà da parte dei comitati degli abitanti, impegnati a difendere l’ultimo spazio rimasto a campi.

Un passaggio politico viene collocato nel 2017, con l’arrivo a Padova del sindaco Sergio Giordani, indicato come in carica fino al 2027. Viene richiamata la figura di un amministratore descritto come legato alla logistica, alla grande distribuzione e alla produzione di abbigliamento sportivo, con un percorso politico in una giunta di centrosinistra.

Il profilo amministrativo è associato a una promessa specifica: zero consumo del territorio. Nello stesso tempo, viene citato come elemento noto un progetto legato al tram, descritto come una rivoluzione dei trasporti orientata a una città più sostenibile.

perequazione tra granze e chiesanuova: scambio di aree

La vicenda viene collegata a un secondo progetto, distante circa dieci chilometri: il recupero della caserma Romagnoli a Chiesanuova. Il collegamento tra i due luoghi viene presentato come parte di una strategia urbanistica in cui i terreni cementificati e le aree verdi vengono messi in relazione.

Il quadro economico viene espresso con una soglia comune: ciascuna operazione viene indicata come superiore ai cinquanta milioni di euro. Il recupero della caserma riguarda un edificio che, durante il Ventennio, avrebbe ospitato un campo di concentramento per slavi deportati dall’Istria e dalla Dalmazia.

tar e avvio dei lavori

In fase iniziale, i due interventi vengono descritti come rallentati: da un lato l’opposizione degli abitanti, dall’altro la mancanza di fondi per il recupero della caserma. Successivamente, l’amministrazione avrebbe proposto la perequazione come strumento.

La logica riferita è la seguente: a Granze c’era un’attività che avrebbe voluto edificare su terreni agricoli, consumando suolo vergine; a Chiesanuova esisteva invece un immobile da recuperare. Per questo, i volumi di verde “mangiati” a Granze verrebbero trasferiti sull’area in cui insiste l’edificio militare.

Nel frattempo, le ruspe comincerebbero a lavorare proprio a Granze. Viene indicato che il TAR avrebbe bocciato il ricorso dei comitati, respingendo la questione senza esame nel merito; la motivazione riportata riguarda la non legittimazione al ricorso di una parte degli iscritti, non residenti nella zona interessata. Ora viene citata la speranza di un esito presso il Consiglio di Stato.

consumo di suolo e impatto operativo del centro logistico

Le ricadute edilizie vengono descritte con precisione in termini di dimensioni e altezza. A fine lavori, al posto dei campi dovrebbero sorgere due blocchi di capannoni, con altezze indicate tra 12 metri e 36 metri, paragonate alla struttura di un palazzo di sette piani.

Il focus resta sul consumo del suolo: viene indicato un complesso che coprirà 15 ettari, equivalenti a altrettanti campi di calcio. Secondo i calcoli riportati, ciò comporterebbe l’eliminazione di circa 10 ettari di terreno agricolo. Viene inoltre collegato un impatto logistico quotidiano: il centro potrebbe far confluire nella zona fino a 500 mezzi al giorno per il trasporto del cibo stoccato.

caserma romagnoli e recupero urbanistico a chiesanuova

All’altro capo della città, la caserma di Chiesanuova viene descritta come un luogo abbandonato da decenni, presentato come un “buco nero” che conserva memoria di un capitolo drammatico della storia italiana: la persecuzione degli slavi. Viene riportato che qui furono deportate circa 3.500 persone, con condizioni disumane e un dato di circa un centinaio che non avrebbe fatto ritorno a casa.

Secondo quanto riferito, l’idea di recuperare l’area sarebbe considerata condivisibile. Il progetto prevede che la vecchia struttura venga abbattuta in gran parte: due terzi dell’area recuperata diventerebbero parco, mentre un terzo sarebbe destinato a edificazione. Viene inoltre evidenziato che il valore dell’area potrebbe aumentare grazie alla nuova stazione del tram.

memoria, trasformazione e timori sulla neutralizzazione

Nel racconto della contrapposizione, emerge una preoccupazione legata alla memoria. Viene citato Alby Venier con un timore specifico: una pagina oscura della storia italiana verrebbe assorbita e neutralizzata dentro un progetto di trasformazione urbanistica presentato come riqualificazione, social housing e rigenerazione. La critica contenuta nelle parole riportate riguarda una rimozione materiale e simbolica della memoria delle persone deportate dal Fascismo.

aspetti economici e oneri di urbanizzazione: conti contestati

Un ulteriore nodo riguarda la dimensione economica e il calcolo degli oneri. Dal Comitato degli abitanti di Granze di Camin viene riportato che il Comune avrebbe inizialmente indicato la necessità di oneri di urbanizzazione a carico di Alì pari a 4 milioni, per poi aumentare la cifra a più di 7 milioni a seguito delle proteste.

Secondo i calcoli degli esperti contattati dal comitato, invece, gli oneri dovrebbero arrivare a 18 milioni, motivati dalla trasformazione dell’area da agricola a industriale, con una valorizzazione stimata che arriverebbe a 30 milioni.

Sul tema interviene un rappresentante comunale, Antonio Bressa, indicato come assessore alle Attività produttive e anche al Verde. Nel quadro riportato, viene sottolineata l’intenzione di preservare la memoria dei luoghi, con l’idea di salvare edifici legati al campo di concentramento e inserirli nel parco. Rimane un ettaro destinato a social housing, con l’area che dovrebbe essere acquisita da un fondo di cui potrebbe far parte Cassa Depositi e Prestiti. La posizione riportata afferma che non avrebbe scopo speculativo.

personalità citate nella vicenda

  • Diego Tono
  • Sandro Ginestri
  • Mario Squizzato
  • Francesco Canella
  • Sergio Giordani
  • Alby Venier
  • Antonio Bressa
Padova, lì dove c’era Granze di Camin: come cancellare una frazione per fare spazio ad un mega centro logistico

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