Netanyahu e trump: i retroscena della decisione di attaccare liran

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Netanyahu e trump: i retroscena della decisione di attaccare liran

La decisione di attaccare l’Iran è maturata in una sequenza fitta di incontri, pressioni politiche e valutazioni militari, culminata in un’operazione che ha cambiato rapidamente lo scenario regionale. Un processo decisionale seguito da funzionari statunitensi e israeliani, con ruoli distinti e contrapposti, ha portato a un via libera discusso in massima riservatezza e tradotto in azione pochi giorni dopo. Secondo una ricostruzione giornalistica, le aspettative israeliane su tempi e risultati avrebbero avuto un peso rilevante, mentre gli Stati Uniti avrebbero espresso dubbi già prima dell’avvio dei bombardamenti.

decisione di attaccare l’iran: dalla situation room all’operazione epic fury

Il 26 febbraio, alla Casa Bianca, si è tenuto l’ultimo confronto nella situation room per stabilire se procedere o meno con l’attacco. Dopo un’ora e mezza di discussioni, Donald Trump avrebbe concluso la riunione dicendo: “Penso che dobbiamo farlo”. Il giorno successivo, a bordo dell’Air Force One, il presidente avrebbe impartito l’ordine: “L’Operazione Epic Fury è approvata. Buona fortuna”.

Il 28 febbraio una prima bomba sarebbe caduta sul suolo iraniano. La ricostruzione collega il passaggio dalla valutazione strategica all’autorizzazione finale a una dinamica in cui le posizioni israeliane risultano determinanti nel convincere l’amministrazione statunitense, nonostante l’opposizione di parte dell’apparato americano.

incontro riservato tra stati uniti e israel: iran al centro dei colloqui

L’11 febbraio, senza telecamere e giornalisti, funzionari degli Stati Uniti e di Israele si sarebbero riuniti per discutere dell’Iran. Al confronto, secondo la ricostruzione, hanno partecipato Benjamin Netanyahu, David Barnea (direttore del Mossad) e alcuni ufficiali militari israeliani.

ruoli nella delegazione: trump, marco rubio, pete hegseth e i responsabili intelligence

Dal lato statunitense, accanto a Trump sarebbero intervenuti Marco Rubio e Pete Hegseth. Tra le presenze vengono citati anche Dan Caine, John Ratcliffe (direttore della Cia), Jared Kushner e l’inviato speciale Steve Witkoff. La scena descrive una riunione in cui politica, intelligence e valutazioni di sicurezza vengono mescolate nel tentativo di definire tempi e modalità dell’eventuale azione militare.

netanyahu e la promessa di una guerra facile: aspettative su tempi e risultati

Secondo quanto riportato, Netanyahu avrebbe provato a convincere Trump che l’Iran fosse pronto per un cambio di regime. A sostegno della tesi sarebbero state presentate diapositive e anche un breve video con i potenziali nuovi leader in caso di caduta degli ayatollah.

Le stime israeliane sarebbero state costruite su una vittoria rapida: il programma missilistico iraniano sarebbe stato distrutto in tempi brevi, il regime messo in ginocchio e lo Stretto di Hormuz tenuto sotto controllo. La possibilità che l’Iran colpisse i Paesi arabi sarebbe stata considerata minima. La logica attribuita a Netanyahu sostiene che l’attacco dovesse avvenire subito, prima che la Guida Suprema Ali Khamenei rafforzasse le difese del Paese.

cosa avrebbe convinto trump: mossad, proteste e pianificazione congiunta

La ricostruzione riferisce che Trump sarebbe rimasto impressionato dalle promesse presentate da Israele. Parlando della possibilità di un’operazione congiunta con Tel Aviv, avrebbe dichiarato: “Mi sembra un’ottima cosa”.

Secondo quanto emerge, a incidere sarebbe stata soprattutto l’azione attribuita al Mossad: la promessa di alimentare le proteste di piazza in Iran e di sostenerle per rovesciare il regime con il supporto dei bombardamenti. Nel racconto compare anche la valutazione di un percorso alternativo: usare combattenti curdi per invadere l’Iran partendo dall’Iraq, aprendo un fronte di terra per accelerare il collasso della Repubblica islamica.

cia e valutazioni critiche: piani israeliani giudicati “farseschi”

La ricostruzione attribuisce alla Cia, tramite il suo direttore Ratcliffe, una valutazione fortemente negativa dei piani presentati da Israele: sarebbero stati definiti “farseschi”. La tesi verrebbe rafforzata da un’indagine di intelligence presentata a Trump, secondo la quale l’affidabilità delle previsioni israeliane non sarebbe stata sufficientemente sostenuta dai dati disponibili.

risposta militare a trump: standard israeliani e promesse esagerate

Il confronto riporta anche un dialogo diretto tra Trump e il generale Dan Caine. A quanto riferito, Trump avrebbe chiesto: “Generale, cosa ne pensa?”. La risposta attribuita al militare sarebbe stata: “Signor presidente – per esperienza so che questa è la prassi standard per gli israeliani. Esagerano con le promesse e i loro piani non sono sempre ben definiti. Sanno di aver bisogno di noi, ed è per questo che insistono tanto”.

tentativi di accordo con teheran e ultima via negoziale prima dell’attacco

Nei giorni immediatamente precedenti l’inizio del conflitto, Israele avrebbe discusso con gli americani un’occasione definita senza precedenti: Khamenei avrebbe dovuto incontrare in superficie gli alti funzionari del regime. Prima di dare l’assenso al bombardamento in cui sarebbe morta la Guida Suprema, Trump avrebbe cercato un’ultima strada per arrivare a un’intesa.

negoziati in oman e svizzera: offerta di combustibile nucleare e test fallito

La settimana precedente, Kushner e Witkoff avrebbero partecipato a tre cicli negoziali in Oman e Svizzera con Teheran sulla questione nucleare. Nel quadro dei colloqui, gli Stati Uniti avrebbero proposto agli iraniani combustibile nucleare gratuito per tutta la durata del programma, con l’obiettivo di verificare se l’insistenza iraniana sull’arricchimento fosse collegata all’energia civile oppure alla volontà di costruire un’arma atomica.

L’offerta sarebbe stata rifiutata dagli iraniani, che l’avrebbero considerata un attacco alla loro dignità, facendo fallire la proposta.

protagonisti citati nei retroscena: nomi coinvolti nei passaggi decisionali

Personaggi menzionati nella ricostruzione:

  • Donald Trump
  • Benjamin Netanyahu
  • David Barnea
  • Marco Rubio
  • Pete Hegseth
  • Dan Caine
  • John Ratcliffe
  • Jared Kushner
  • Steve Witkoff
  • Ali Khamenei
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