Montana: fatture arrivate e cartelle cliniche negate alle famiglie
La tragedia di Crans-Montana, avvenuta nella notte di Capodanno con l’incendio del Constellation bar, continua a produrre conseguenze sul piano umano e su quello amministrativo. Dopo mesi segnati da dolore e riabilitazione, le famiglie dei giovani italiani feriti denunciano un paradosso che alimenta la rabbia: prima richieste rimaste senza risposta, poi l’arrivo di fatture dettagliate relative a poche ore di ricovero in ospedali svizzeri.
Nel rogo morirono 41 persone, tra cui sei italiani, e oltre 100 feriti riportarono ustioni e danni polmonari di gravità diversa. Molti ragazzi, secondo quanto riferito dai genitori, sono ancora in un percorso di cura lungo, con fasi di riabilitazione prolungate. La richiesta centrale riguarda le cartelle cliniche necessarie per ricostruire con precisione le cure ricevute nelle ore immediatamente successive all’incendio.
cartelle cliniche richieste da mesi e mancata consegna
Da tempo i genitori chiedono di ottenere la documentazione sanitaria dei figli. L’esigenza dichiarata è comprendere nel dettaglio le terapie e l’assistenza erogate subito dopo l’incidente, in un momento considerato fondamentale per l’evoluzione clinica. Diversi giovani, stando alle ricostruzioni, risultano ancora ricoverati o in riabilitazione dopo ustioni gravissime e compromissioni polmonari.
La denuncia riguarda l’assenza delle carte cliniche richieste: non arrivano. Secondo i familiari, la mancanza di questi documenti si somma a un quadro già complesso, caratterizzato da incertezza e necessità di cure continuative.
fatture svizzere arrivate: cifre elevate per poche ore di ricovero
Allo stesso tempo, nelle ultime settimane sarebbe giunto un altro elemento: fatture inviate via mail dalle strutture ospedaliere svizzere. I conti, secondo la ricostruzione, riguardano le prime ore di assistenza in ospedali come quello di Sion, dove i ragazzi furono presi in carico prima del successivo trasferimento in Italia.
Le cifre indicate nei documenti risultano particolarmente pesanti: da 17 mila fino a quasi 67 mila euro per un periodo di degenza inferiore alle 15 ore prima del trasferimento in elicottero verso l’Ospedale Niguarda.
Nei documenti sarebbe anche specificato che quelle somme non devono essere pagate dalle famiglie. Nonostante questa indicazione formale, l’impatto emotivo e pratico viene descritto come devastante, perché la ricezione dei conti viene percepita come un’ulteriore complicazione dopo la tragedia e dopo mesi di richieste rimaste senza esito.
rabbia e richiesta di garanzie: copertura integrale e responsabilità
Le famiglie sostengono che l’arrivo delle fatture, avvenuto senza spiegazioni, rappresenti un ulteriore colpo dopo il tempo trascorso nel tentativo di ottenere la documentazione clinica. Il quadro viene sintetizzato con l’espressione “oltre il danno, la beffa”, riportata da Umberto Marcucci, padre di uno dei ragazzi coinvolti.
Secondo la narrazione dei familiari, le cifre sarebbero tali da far pensare a tariffe non proporzionate alla durata dell’assistenza in Svizzera. La richiesta principale, oltre alla chiarezza, riguarda garanzie precise: la certezza che i costi siano interamente coperti dal Cantone Vallese e che lo Stato italiano non debba intervenire.
Un punto viene ribadito con forza: mentre le cartelle cliniche vengono richieste da mesi senza risposta, i conti arrivano. Il caso, per questo, viene considerato al centro dell’attenzione istituzionale.
ambasciatore italiano e chiarimenti con le autorità svizzere
Per definire la questione, l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, ha programmato una serie di incontri con le autorità elvetiche, tra Berna e Vallese. L’obiettivo dichiarato è ottenere conferme ufficiali sulla gestione dei costi, con l’indicazione che le spese non dovranno ricadere né sulle famiglie né sull’Italia, come già prospettato nei mesi scorsi.
Cornado, nel ridimensionare la dinamica dell’invio, spiega che la spedizione delle fatture rientrerebbe nelle procedure standard svizzere, anche quando i costi non sono a carico dei destinatari. Nel contempo viene riconosciuta la delicatezza del contesto: ricevere documenti di questo tipo dopo una tragedia simile potrebbe riaprire ferite ancora presenti.
aspetti legali: contestazioni sull’invio delle fatture
Sul versante legale, il malumore viene descritto come netto. L’avvocato Domenico Radice sostiene che la gestione sia stata inadeguata e che, al di là dell’effettivo destinatario dei pagamenti, l’invio delle fatture in un caso del genere sarebbe “abbastanza scandaloso” e avrebbe richiesto maggiore attenzione. Per le famiglie la situazione viene sintetizzata come una “misura colma”.
inchiesta svizzera: nuove iscrizioni e ampliamento del cerchio delle indagini
Parallelamente alle contestazioni delle famiglie, l’inchiesta svizzera avrebbe fatto un ulteriore passo: l’iscrizione nel registro degli indagati di altre quattro persone. L’iniziativa viene attribuita alla procura di Sion, con un ulteriore aggravio delle responsabilità istituzionali.
La procura del Cantone del Vallese starebbe infatti ampliando le indagini, coinvolgendo più pesantemente non soltanto il Comune di Crans-Montana, ma anche i vertici politici della vecchia amministrazione di Chermignon, in carica fino al 2017, prima della fusione tra le due comunità.
Le audizioni previste indicano che, tra l’11 maggio e il 3 giugno, saranno sentiti Patrick Clivaz, braccio destro del sindaco Nicolas Féraud (attuale consigliere di Crans-Montana con delega al servizio di sicurezza), Jean-Claude Savoy e Jérémie Rey (rispettivamente ultimo sindaco ed ex consigliere comunale con delega all’edilizia di Chermignon). A questi nomi si aggiunge quello del funzionario Benjamin Charpiot, attuale vice responsabile della sicurezza.
Persone menzionate
- Umberto Marcucci
- Gian Lorenzo Cornado
- Domenico Radice
- Patrick Clivaz
- Nicolas Féraud
- Jean-Claude Savoy
- Jérémie Rey
- Benjamin Charpiot
