Mio padre mi licenziò per gelosia: la storia di giuseppe caprotti e il natale con mussolini
Un libro che si trasforma in racconto e in resa dei conti: Giuseppe Caprotti, figlio dell’imprenditore Bernardo, ha pubblicato “Le ossa dei Caprotti” per mettere ordine in un rapporto familiare definito tormentato e per chiarire fatti spesso interpretati, discussi e trasformati in voci. Nel testo emergono scelte, rotture e momenti decisivi che riguardano la vita personale e quella legata all’azienda.
giuseppe caprotti e il libro “le ossa dei caprotti”
“Le ossa dei Caprotti” nasce con un obiettivo dichiarato: documentare la verità e superare illazioni e pettegolezzi. Giuseppe Caprotti specifica che la pubblicazione non nasce per cercare una forma di riabilitazione personale. Nel racconto il rapporto con il padre, scomparso nel 2016, viene descritto come materia di ricostruzione e chiarimento.
Il tono della narrazione segnala un cambiamento: l’astio e l’odio citati in passato non ci sono più. Il quadro complessivo presentato è quello di una distanza emotiva trasformata nel tempo, accompagnata dall’idea che i conflitti raccontati appartengano a una fase superata.
tormentato rapporto con il padre bernardo caprotti
Nel libro Giuseppe Caprotti ripercorre il legame con Bernardo Caprotti mettendo a fuoco la dimensione emotiva e le conseguenze pratiche. Il padre, secondo quanto riportato, ha lasciato tracce nel vissuto, ma l’autore sottolinea che il padre non ossessiona e che nemmeno Esselunga ossessiona.
Il racconto individua un punto di rottura anche sul piano della reputazione e dei legami. Giuseppe Caprotti afferma che con il lavoro avrebbe perso reputazione e azienda, aggiungendo che anche alcuni affetti collegati all’ambiente di Esselunga sarebbero venuti meno: molte persone a cui era legato avrebbero finito per scappare.
il licenziamento come momento più duro
I passaggi più difficili vengono identificati nel licenziamento e nell’insieme di conseguenze che lo accompagnano: la sottrazione delle azioni e i processi penali. Questi elementi vengono indicati come parti decisive della fase vissuta e ricordata.
l’aneddoto della telefonata e la scena delle auto nere
Un episodio specifico viene raccontato come aneddoto legato al periodo del licenziamento. Giuseppe Caprotti riferisce di essere amministratore delegato (ad) di Esselunga quando, in automobile, riceve una telefonata dal direttore del personale. La comunicazione riportava che Bernardo aveva convocato una riunione dei dirigenti.
Giunto in sede, l’autore descrive la scena come particolarmente inquietante: l’arrivo viene paragonato a una delegazione sovietica con quattro auto nere. In quella riunione, Giuseppe Caprotti riferisce che Bernardo gli avrebbe comunicato di avere licenziato tre manager. La parte più destabilizzante, sempre secondo il racconto, riguarda la posizione personale: alla domanda sulla sorte della quarta figura, la risposta sarebbe stata “non ancora”, lasciandolo per giorni sotto choc perché non avrebbe saputo più dove si sarebbe dovuto collocare.
Nel racconto emerge anche un elemento di costruzione dell’evento: Bernardo avrebbe organizzato uno “spettacolo” a cui quadri e dirigenti avrebbero dovuto assistere. Pochi giorni dopo, Giuseppe Caprotti dichiara di essere stato mandato via.
il motivo del licenziamento: “per gelosia”
Alla domanda sul motivo del licenziamento, Giuseppe Caprotti indica una spiegazione netta: “Per gelosia”. È una frase riportata come risposta emersa nel contesto descritto.
natale in famiglia e provocazioni politiche: mussolini e hitler
Nel libro viene richiamata anche la dimensione domestica, collegata al periodo del Natale. Giuseppe Caprotti afferma che in casa venivano fatti ascoltare discorsi di Mussolini. Al posto di brani natalizi come “Jingle Bells”, nella narrazione viene indicato che per casa risuonava “spezzeremo le reni alla Grecia”.
Il racconto include un tratto caratteriale attribuito al padre: il disprezzo verso il Duce viene presentato come non condiviso. Giuseppe Caprotti descrive il padre come un provocatore, capace di ribaltare aspettative e provocare reazioni.
l’aneddoto con l’archistar comunista e di religione ebraica
Tra gli episodi ricordati, Giuseppe Caprotti cita un incontro con un archistar comunista e di religione ebraica. In quella circostanza, Bernardo avrebbe detto che Mussolini andava rivalutato, provocando una reazione di imbarazzo o “incasso”.
il passaggio a hitler e l’allontanamento
Sempre nel racconto domestico, Giuseppe Caprotti riporta che l’impostazione provocatoria sarebbe proseguita: dopo Mussolini, sarebbe stato detto che Hitler andava rivalutato. A quel punto, nell’episodio citato, l’architetto se ne sarebbe andato.
esselunga nel racconto personale di giuseppe caprotti
Il filo che attraversa “Le ossa dei Caprotti” lega l’azienda alle dinamiche familiari: il lavoro viene descritto come elemento fondamentale, affiancato dalla presenza della famiglia. Nel racconto, però, il lavoro appare anche come causa di perdita: con il lavoro sarebbero arrivati reputazione, azienda e alcuni legami umani legati all’ambiente interno.
In conclusione, la narrazione trasmette l’idea che conflitti e conseguenze siano stati parte di una storia complessa, con un passaggio riconoscibile verso una fase in cui astio e odio risultano assenti.
personaggi citati
- Giuseppe Caprotti
- Bernardo Caprotti
- il direttore del personale
- i manager licenziati
- un archistar comunista
- un architetto di religione ebraica
- Mussolini
- Hitler
- Grecia


