Minetti gate avevamo fatto tutto poi ci hanno tolto il bambino
Un caso nato da pratiche avviate nel 2018 e conclusosi con l’adozione di un bambino finito al centro delle rivelazioni note come Minetti-gate ha portato due genitori della famiglia coinvolta a chiarire la propria posizione davanti ai microfoni di un’emittente uruguaiana. Dopo quanto emerso dall’inchiesta pubblicata sulla vicenda, il padre ha deciso di presentarsi in prima persona, descrivendo passaggi, documenti e tempi della procedura e contestando il racconto secondo cui la situazione del minore non avrebbe trovato una famiglia disponibile.
famiglia incensurata e minetti-gate: la scelta di farsi avanti
La famiglia, indicata come priva di precedenti, aveva avviato le pratiche per l’adozione nel 2018. Le successive rivelazioni legate alla vicenda nota al pubblico hanno spinto i genitori a intervenire. Il padre, riferendosi al fatto che il bambino era stato seguito da vicino durante l’intero iter, ha ritenuto necessario smentire l’idea che il minore non potesse essere accolto per motivi sanitari, sostenendo invece che l’adozione era stata concretamente perseguita attraverso le procedure richieste.
procedura di adozione in uruguay: il racconto del padre
Nel corso dell’intervista rilasciata al canale televisivo locale, il padre spiega che l’inizio del percorso deriva dal lavoro svolto presso l’INAU. Da lì, racconta di aver iniziato a stabilire contatti con il bambino e a informarsi sulla possibilità di adottarlo. Il punto di svolta, secondo la sua ricostruzione, arriva con l’autorizzazione: “Mi hanno detto di sì”, e da quel momento la famiglia avrebbe cominciato a preparare la documentazione necessaria.
documentazione e richieste dell’inau di maldonado
Secondo il padre, la prima richiesta formale riguarda il certificato di buona condotta suo e della moglie. Dopo averne avviato la richiesta presso la stazione di polizia, la documentazione sarebbe stata inviata a Montevideo. A seguire, la famiglia avrebbe intrapreso colloqui e valutazioni con psicologhe a Maldonado, con l’obiettivo di accertare l’idoneità a diventare famiglia adottiva e la possibilità di far convivere il bambino con il proprio nucleo familiare.
valutazioni e convivenza parziale con il minore
La ricostruzione descrive una fase in cui il minore avrebbe trascorso parte della giornata con la famiglia, arrivando a restare con loro per la maggior parte del tempo. Il padre cita momenti specifici: il bambino avrebbe partecipato anche a una festività, ricordando un 24 dicembre, e successivamente il compimento del primo anno, per il quale indica di possedere video. L’orizzonte temporale riportato comprende l’avvio delle convivenze a partire dal gennaio 2019.
il passaggio a montevideo e le domande ripetute
Nel 2019 la famiglia sarebbe tornata a Montevideo per ulteriori verifiche. Il padre sostiene che durante gli incontri siano state poste molte domande, in un processo descritto come lungo ma “valido”. In quella fase, riferisce che sarebbe stata comunicata l’idoneità: l’ultima volta, secondo il suo racconto, l’INAU avrebbe ribadito “siete idonei ad adottare”. Tuttavia, il padre precisa che l’obiettivo della famiglia non riguardava un bambino diverso, bensì lo stesso minore seguito fin dall’inizio, identificato con nome e cognome.
l’episodio del cambio di decisione e la contestazione del padre
Secondo la narrazione del padre, dopo la conclusione delle pratiche a Montevideo non sarebbe arrivata alcuna chiamata per il bambino seguito. La famiglia descrive un’attesa senza aggiornamenti e riferisce che il padre avrebbe iniziato a muoversi in autonomia, contattando gli uffici. La risposta sarebbe stata rimandata, con la promessa di essere ricontattato “domani”. Il giorno dopo, invece, la comunicazione riportata dal padre avrebbe riguardato la definizione della questione: “la questione di quel bambino è già definita”, con indicazione che il minore era stato dato in adozione a una famiglia legata a Maldonado.
la famiglia “straniera” e la proposta di un altro bambino
Il padre riferisce di aver chiesto se la famiglia fosse straniera. A tale domanda sarebbe stata data risposta affermativa. Nella stessa comunicazione, emergerebbe la proposta di “un altro bambino”. La contestazione centrale riguarda la scelta di indirizzare l’iter verso una soluzione differente: il padre dichiara di aver compiuto spostamenti e pratiche per quel bambino specifico, e non per un caso alternativo. La ricostruzione include anche un riferimento a un’assistente sociale che, mentre il nucleo familiare viveva a Maldonado, avrebbe effettuato una visita a casa per verificare condizioni abitative, come la presenza di un tetto e di una stanza per il bambino. Il padre sostiene che tali aspetti fossero in regola.
disponibilità, assenza di precedenti e impatto emotivo
La versione del padre sottolinea che la famiglia avrebbe affrontato l’intero percorso con un coinvolgimento pieno, includendo lui, la moglie e i figli. Il padre si presenta come una persona senza problemi con nessuno, affermando di non avere precedenti e di non essere mai stato in commissariato. Secondo la sua ricostruzione, non avrebbe avuto rilevanza ciò che poteva offrire o ciò che era stato predisposto per il minore, dal momento che la decisione sarebbe arrivata con l’informazione che il bambino non sarebbe stato con loro e sarebbe stato collocato presso una famiglia all’estero. L’effetto emotivo viene descritto come particolarmente doloroso, con la necessità di dover spiegare ai figli l’esito della procedura.
persone citate
Nel racconto compaiono alcuni riferimenti diretti a ruoli e persone coinvolte nelle attività di adozione, oltre alla famiglia e agli organi competenti citati dal padre.
- padre della famiglia (padre adottivo, intervistato)
- moglie (citata insieme al padre per i documenti e la procedura)
- figli (menzionati nel contesto della comunicazione familiare)
- assistente sociale (citata per la visita a casa a Maldonado)
- psicologhe (citate per le valutazioni a Maldonado)
- ina u (istituzione indicata come interlocutore della procedura, con riferimenti a Maldonado e a Montevideo)
