Mezzo podcast gli zen circus e il male primo episodio con unfauno ed io

• Pubblicato il • 3 min
Mezzo podcast gli zen circus e il male primo episodio con unfauno ed io

La musica, oggi, spesso non viene ascoltata: viene subita. In mezzo a notifiche e scorrimenti continui, il suono rischia di trasformarsi in rumore di fondo, una presenza pensata più per riempire spazi che per comunicare. In questo clima emerge una critica netta: la “musica come arredamento”, evocata da Erik Satie, viene descritta come comfort senza contenuto, capace di produrre ronzio invece di significato.

Dentro queste macerie digitali nasce un progetto dichiaratamente “storto” e volutamente lento: l’intento non è fornire un prodotto pronto all’uso, né una semplice clip da consumare, ma creare una collisione reale. Il linguaggio scelto è diretto, perché la posta in gioco viene presentata come personale e concreta: rallentare viene interpretato come una forma di resistenza, e mettere “la faccia” diventa un rischio senza montaggio a salvare l’eventuale derapata.

mezzo podcast: una conversazione come collisione

Mezzo Podcast non viene descritto come un “prodotto” e non viene ridotto a contenuti pensati per essere rapidamente digeriti. La visione è che il resto—numeri, visualizzazioni, engagement—funzioni da elemento d’arredo: utile a riempire una stanza, ma non coincide con la stanza stessa. In un ecosistema che privilegia velocità, lucidatura e scambiabilità, la decisione di fermarsi viene indicata come un atto di sabotaggio contro la logica della corsa.

Il progetto prende distanza dalle figure “asettiche” dell’host, sostituite da una presenza interna alla conversazione, senza paracadute. L’idea è che, se il dialogo deraglia, la caduta resta visibile: senza protezioni, senza rifiniture pensate per eliminare gli attriti.

prima puntata: zen circus e il disco il male

Nella prima puntata viene coinvolta la band Zen Circus, richiamata per la storia che parte da un periodo in cui intonavano “Andate tutti affanculo”. Quel precedente viene descritto come una terapia d’urto priva di concessioni alla rassicurazione borghese. Nel racconto emerge l’immagine di un’ironia sarcastica, affilata e concepita per far reagire chi cerca nella musica una pacca sulla spalla.

Nel nuovo capitolo discografico, Appino e Ufo vengono collegati al progetto Il Male, descritto come un disco “pugno nello stomaco”. La caratterizzazione principale è l’assenza di un trucco pesante attribuibile agli uffici stampa: il lavoro viene presentato come privo di artifici e vicino a un impatto diretto, senza maschere lisciate per l’industria.

rock come rischio: mettere la faccia senza montaggio

All’interno dell’impostazione del podcast, viene richiamata una massima: il Rock non è interpretato come esibizione, ma come questione di vita o di morte. Questo principio viene applicato alla conversazione, dove la presenza in prima persona non è una posa, bensì una forma di esposizione. Se qualcosa non funziona, resta com’è, senza che l’intervento editoriale ristrutturi l’esperienza.

fuori tempo e crepe: tra pensiero ed espressione

Il progetto dichiara un interesse specifico: le crepe. Non viene cercato lo storytelling come struttura di racconto, ma quel punto in cui la maschera scivola e resta l’ossessione, il fallimento, il cinismo. L’immagine utilizzata è sensoriale: l’idea che queste componenti possano attaccarsi come odore di fumo in un locale di quart’ordine, persistente e scomodo.

Il podcast viene definito anche come “fuori tempo” e viene richiamata una frase: “between thought and expression lies a lifetime”, tradotta in italiano come “tra il pensiero e l’espressione c’è un’intera vita”. L’obiettivo diventa collocarsi proprio in quella fessura, evitando la corsa verso la forma finita.

personalità citate nella puntata

  • Zen Circus
  • Appino
  • Ufo
  • Erik Satie
UnFauno ed io abbiamo lanciato ‘Mezzo Podcast’. Primi ospiti: gli Zen Circus con ‘Il Male’
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