Matteo a Pechino: la storia di un manager finanziario in Cina

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Matteo  a Pechino: la storia di un manager finanziario in Cina

Nell’I Ching la difficoltà iniziale è simboleggiata da un’erba capace di spuntare nonostante gli ostacoli. Un’immagine che racconta bene il percorso di Matteo Giovannini, partito da Trento con l’idea di andare oltre confini e montagne e approdato, nel tempo, a una nuova casa a 15mila chilometri. Dalla prima scoperta delle culture straniere all’incontro con la Cina, passando per scelte concrete sul lavoro e sulla formazione, la storia si sviluppa attraverso tappe decisive che trasformano il progetto iniziale in identità.

matteo giovannini: dall’idea di partenza a un amore che diventa direzione

Da ragazzo, Matteo è già consapevole che per rivoltare le zolle e affermarsi dovrà superare i confini della propria regione, il Trentino Alto Adige. Dopo un periodo a Milano, città che per prima gli fa scoprire un interesse verso le culture straniere, nasce l’idea di lasciare l’Italia per la Spagna. L’assetto del progetto cambia durante le Olimpiadi di Pechino del 2008, quando prende forma un amore specifico per la Cina.

In preparazione al grande viaggio, la prima palestra diventa via Paolo Sarpi, dove nella Chinatown milanese Matteo si esercita sui toni del mandarino e comincia a conoscere segreti e sfumature della cultura orientale. È ancora presto per capire che una borsa di studio renderà possibile il sogno e che la Cina non resterà soltanto una parentesi: diventerà la sua nuova casa.

trasferimento in cina: dal treno costiero di dalian alla scelta definitiva su pechino

Matteo Giovannini si trasferisce in Cina nel 2013. La prima tappa è Dalian, tra le città costiere più rilevanti del Gigante asiatico. Qui una borsa di studio, individuata grazie alla sua insegnante di lingua, gli consente di vivere un anno nel Paese.

La partenza non nasce da certezze assolute: Matteo decide di chiedere un’aspettativa dal lavoro, con l’obiettivo di avere almeno un “paracadute” nel caso in cui l’esperienza non risultasse adatta. A fine anno, però, le condizioni cambiano: non rimangono dubbi. Matteo si sposta a Pechino, sostiene i test per entrare in un programma legato all’NBA, previsto poi per l’estate successiva, e sceglie di continuare la propria vita a 15mila chilometri da Trento.

La decisione si consolida con una chiamata che arriva a Milano e chiude la questione: la risposta è netta, con la scelta di non tornare. La tappa successiva diventa quindi la grande capitale.

icbc e via della seta: lavoro finanziario e visione geopolitica

Oggi Matteo lavora per la più grande banca della Cina, ICBC, nell’ambito finanziario. Il suo compito riguarda la gestione finanziaria dei progetti infrastrutturali e delle energie rinnovabili nei Paesi lungo la Via della Seta. Questo ruolo gli consente di osservare direttamente l’espansione globale della Cina da un punto di vista privilegiato.

La motivazione si lega anche al contesto internazionale. Matteo descrive l’attività come affascinante, soprattutto considerando la situazione geopolitica contemporanea e un mondo sempre più multipolare. In quanto banca di Stato, ICBC riceve direttive dal governo e implementa politiche governative sia a livello nazionale sia mondiale, operando in prima linea nell’espansione delle società cinesi.

L’orizzonte descritto include l’Asia, il sud-est asiatico, il centro Asia e l’Europa, delineando una presenza costruita su coordinamento e indirizzi pubblici.

identità tra italia e cina: un ponte culturale costruito nel quotidiano

Col tempo, l’amore per la cultura cinese non resta un sentimento esterno: diventa una parte dell’identità personale. Matteo dichiara di sentirsi sia cinese sia italiano, come ponte tra due culture. Mantiene integrità e orgoglio legati alla propria italianità, mentre assume anche elementi positivi del contesto in cui vive.

La sintesi viene espressa con un confronto tra caratteristiche: la funzionalità cinese e la creatività italiana. Secondo il suo racconto, la nostra intraprendenza e la loro precisione contribuiscono a definire un equilibrio.

matteo giovannini e il ruolo dell’amore nell’integrazione

Un contributo decisivo arriva dalla dimensione familiare. Matteo racconta che la moglie Eline è di qui e che l’integrazione è stata rafforzata anche dalla vita in una realtà domestica locale. Eline lavora nello stesso settore, quello finanziario, e mostra un forte interesse verso il Paese di Matteo.

Insieme condividono un giudizio sulla qualità della vita. L’Italia viene descritta come un luogo dove si può godere di uno dei migliori stili di vita del mondo. Anche su formazione e cultura continuano a emergere elementi di riferimento. Per questo, Matteo afferma che la moglie non avrebbe difficoltà a trasferirsi.

ritorno a trento: tempi sospesi e condizioni da ridefinire

L’idea di tornare non viene esclusa, ma resta lontana. Il tema è legato a dinamiche familiari: i genitori diventeranno anziani e Matteo è figlio unico, con un richiamo naturale verso Trento. Al tempo stesso, la carriera attualmente offre opportunità di crescita a Pechino, dove Matteo ricopre il ruolo di Senior Finance Manager a un’età che nel suo confronto con l’Italia risulta “giovane”.

In Italia, secondo il suo punto di vista, emergerebbero vincoli diversi: dinamiche meno evolutive e veloci rispetto a quelle cinesi e un inquadramento retributivo potenzialmente più basso.

Per il rientro, Matteo indica un’attesa minima di cinque anni. Il ragionamento collega la prospettiva di lavoro anche all’età: in ambito lavorativo italiano, con le stesse competenze, un’età maggiore potrebbe aprire più porte. Nel contesto cinese, invece, “non conta” con la stessa forza.

Nell’immagine dell’I Ching l’erba che incontra l’ostacolo continua a crescere, cambia direzione e insiste finché trova la luce. Per Matteo la luce è arrivata a Pechino. La domanda che rimane aperta non riguarda soltanto il perché della partenza, ma ciò che dovrebbe cambiare affinché un giorno la scelta di tornare possa avvenire senza sentirsi di ricominciare da capo.

Eline

  • Matteo Giovannini
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“Il mio salto nel vuoto in Cina. Nella finanza italiana dovrei adattarmi a dinamiche più lente e stipendi più bassi”
Categorie: Economia

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