Magistrati contabili appello dopo referendum: bloccati i controlli sui pm e stop alla riforma del governo
Una riforma contestata torna al centro del dibattito pubblico dopo il voto referendario: i magistrati contabili denunciano il rischio che norme già respinte dall’esito popolare vengano comunque fatte passare tramite legge ordinaria e attuazione delegata. Alla conferenza stampa davanti alla Camera, convocata dall’Associazione dei magistrati contabili presso l’hotel Nazionale, la richiesta rivolta all’esecutivo è netta: abbandonare il progetto e interrompere l’iter che ne consente la messa in pratica.
riforma corte dei conti e referendum: l’accusa di incoerenza con il voto popolare
Secondo quanto sostenuto dai rappresentanti dell’Associazione dei magistrati contabili, il No al referendum sulla riforma Nordio avrebbe riaperto spazio alla loro battaglia contro una nuova disciplina. Al centro della contestazione c’è la riforma della Corte dei conti collegata a Tommaso Foti, ministro indicato nell’informazione fornita.
La procedura, pur approvata in via definitiva a dicembre, risulta secondo i partecipanti solo parzialmente operativa: una parte rilevante delle disposizioni non sarebbe ancora attuata e l’esecutivo dovrà intervenire tramite delega entro l’anno. I punti ritenuti più critici vengono ricondotti a un impianto giudicato molto simile a quello associato alla riforma costituzionale bocciata.
separazione carriere e controllo gerarchico: i punti contestati sulla struttura del sistema
Tra gli elementi descritti, i magistrati contabili sottolineano la rigida separazione tra giudici e pm contabili. La disciplina contestata includerebbe il divieto assoluto di passaggio tra funzioni, presentato come un fattore che inciderebbe sull’organizzazione interna.
Un altro passaggio segnalato riguarda la sottoposizione dei pm regionali a un strettissimo controllo del procuratore generale nominato dall’esecutivo. L’accusa formulata riguarda la possibilità di monitoraggio in tempo reale delle attività investigative, con l’effetto indicato come potenzialmente modulabile in base alle scelte del procuratore generale.
richiesta di stop alla delega: la posizione dell’associazione dei magistrati contabili
Dopo l’esito referendario del 22 e 23 marzo, le toghe chiedono esplicitamente che il governo sospenda il progetto. Il presidente dell’Associazione dei magistrati contabili, Donato Centrone, afferma che l’esito referendario rappresenta un segnale rivolto contro la separazione delle carriere e in generale a favore di autonomia e indipendenza della magistratura. La delega, secondo la sua ricostruzione, sarebbe in contrasto con la volontà popolare, con l’auspicio che l’esecutivo rimedi all’attuazione.
Nel quadro delle richieste, viene sollecitato un confronto approfondito finalizzato a trovare soluzioni coerenti con il dettato costituzionale e a valorizzare il ruolo della Corte dei conti nella tutela delle risorse pubbliche.
indipendenza e autonomia: la denuncia della precedente presidente
La posizione della predecessora di Centrone, Paola Briguori, viene descritta come ancora più marcata. Secondo la ricostruzione riportata, la società civile avrebbe espresso un rifiuto verso un disegno costituzionale ritenuto distante da quello elaborato dai padri costituenti. La riforma oggetto di contestazione viene associata a un medesimo disegno considerato pericoloso perché mirerebbe ad allentare i controlli.
Briguori sostiene inoltre che, dopo il No referendario, i magistrati contabili sarebbero rimasti gli unici a subire il divieto di passaggio tra funzioni requirenti e giudicanti, definito come umiliante nella formulazione riportata. Sul versante della gerarchizzazione, viene indicato un possibile impatto sui principi di indipendenza e autonomia, con l’effetto di isolamento delle procure sul territorio e indebolimento nella lotta contro malaffare e mala gestione di fondi, includendo anche risorse comunitarie e Pnrr.
La richiesta conclusiva rivolta all’esecutivo viene sintetizzata nella domanda di bloccare la delega, perché la Corte dei conti viene descritta come un presidio di legalità e come giudice a garanzia del corretto utilizzo delle risorse pubbliche.
procura generale e poteri sulle indagini: gli effetti indicati dal giudice Adriano Gribaudo
Le ricadute operative sulle procure sono illustrate nel dettaglio dal giudice Adriano Gribaudo. Il quadro descritto attribuisce alla delega il conferimento di un potere assoluto al procuratore generale della Corte dei conti, con un effetto indicato come capace di nullificare l’indipendenza interna dei pm contabili.
Tra i meccanismi prospettati, il procuratore generale nominato dal presidente della Repubblica su proposta del Consiglio dei ministri avrebbe la possibilità di controllare tramite accesso telematico tutti i fascicoli delle procure regionali, descrivendo così una presenza sostanziale nelle attività territoriali.
firma, delegati e tutela delle indagini: strumenti di intervento nelle attività
Nelle indagini considerate particolarmente rilevanti, viene indicata la previsione secondo cui il procuratore generale potrebbe imporre la propria firma a pena di nullità sugli atti più importanti. È inoltre riportata l’eventualità che possa mandare un proprio delegato da Roma per affiancare il pm territoriale, descritto come un modo per porre l’ufficio sotto tutela.
avocazione dei fascicoli: sottrazione ai livelli regionali
Un ulteriore elemento descritto riguarda il potere di avocazione, cioè la facoltà di sottrarre i fascicoli alle procure regionali in specifici casi da definire tramite la delega. Tra questi viene menzionata l’ipotesi di violazione delle disposizioni di indirizzo e coordinamento impartite dalla procura generale.
Gribaudo qualifica l’insieme come una concentrazione di poteri immensa, ritenuta anomala rispetto all’ordinamento, e collega idealmente questo impianto ad altri contenuti associati alla riforma Nordio. Ne deriva la richiesta che la parte della delega contestata non venga attuata e sia rimeditata completamente.
opposizioni e richieste di stop: scenari di blocco della delega
Alle contestazioni dei magistrati contabili si aggiungono le posizioni delle opposizioni. Il senatore Roberto Scarpinato è indicato in prima fila alla conferenza stampa. Nel contenuto riportato, dichiara che, se il governo non si fermerà, auspica che l’intervento venga bloccato dalla Corte costituzionale oppure dal popolo tramite un ulteriore referendum abrogativo, invitando alla mobilitazione del fronte del No.
m5s: richiesta di recepire il messaggio dei cittadini
I parlamentari pentastellati nelle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali vengono riportati come concordi nel considerare sacrosanta la richiesta di fermare l’attuazione della delega. Nel testo, l’idea è che non cogliere pienamente il messaggio dei cittadini sarebbe inaccettabile e che la legge, secondo la stessa impostazione, dovrebbe essere eliminata nel tempo.
pd: marcia indietro e risposta al referendum
Il blocco viene chiesto anche dal Pd tramite una nota in cui vengono citate la responsabile Giustizia Debora Serracchiani e i capigruppo nelle Commissioni Giustizia e Antimafia Federico Gianassi, Alfredo Bazoli e Walter Verini. Nel contenuto riportato, viene ricordato che non sarebbero stati sufficienti i 15 milioni di No per interrompere un’ulteriore riforma ritenuta sbagliata, né il segnale arrivato dal referendum.
La nota evidenzia in particolare la separazione delle carriere dei magistrati contabili e la gerarchizzazione come elementi incomprensibili e gravi se riproposti dopo una bocciatura già avvenuta nel Paese. Da qui la richiesta di una immediata marcia indietro da parte del governo e la condivisione delle preoccupazioni espresse dall’Associazione dei magistrati della Corte dei Conti.
figure in primo piano nella conferenza stampa e nel dibattito
- Maria Cristina Razzano
- Donato Centrone
- Paola Briguori
- Adriano Gribaudo
- Roberto Scarpinato
- Debora Serracchiani
- Federico Gianassi
- Alfredo Bazoli
- Walter Verini
- Tommaso Foti

