Jerry Calà paura dell’insuccesso e incidente quasi mortale: perché si è lasciato con Mara Venier

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Jerry Calà paura dell’insuccesso e incidente quasi mortale: perché si è lasciato con Mara Venier

Un racconto che attraversa cambiamenti sociali, scelte di carriera e momenti decisivi della vita personale. Jerry Calà, tornato a parlare anche del suo legame con Cortina, affronta temi legati a un’epoca ormai lontana, ricordando i cambiamenti nel divertimento locale e ripercorrendo la propria strada artistica.

cortina negli anni ottanta e il cambiamento della vita notturna

Cortina negli anni Ottanta veniva descritta come un luogo dedicato ai giovani. La percezione oggi è diversa: sono stati chiusi molti locali e, pur restando ragazzi in città, l’abitudine sarebbe più orientata verso i bar e gli aperitivi. Nel periodo tra Ottanta e Novanta, invece, la scena risultava più densa: numerosi localini, piano bar, discotechine e persino attività capaci di durare fino alle prime ore per mangiare.

Nel contesto attuale emerge anche un interrogativo sul significato di quella trasformazione: non viene definita con certezza la direzione del cambiamento, ma viene riconosciuta la perdita di un certo tipo di offerta. Calà racconta questa evoluzione mentre partecipa, come giurato, a Bratiska di Gregorio Mattiocco al Cortinametraggio.

jerry calà, gavetta e le esperienze che hanno formato la carriera

La storia artistica di Jerry Calà viene presentata come costruita sulla gavetta. Richiama esperienze come “I Gatti di Vicolo Miracoli” e il Derby “tutte le sere”, sottolineando anche l’importanza di grandi figure che hanno segnato la sua formazione. Nel racconto compaiono nomi come Cochi e Renato, Jannacci e Villaggio, citati come maestri che hanno insegnato come muoversi nel mondo dello spettacolo.

Il passaggio tra le epoche viene sintetizzato anche con un confronto sulla velocità con cui oggi emergerebbe in televisione: l’idea espressa è che, rispetto al passato, l’accesso agli schermi avvenga con più rapidità rispetto a un tempo in cui la costruzione del percorso avveniva più lentamente.

vacanze di natale, billo e l’idea di una pellicola “feroce”

Tra le esperienze più radicate c’è Vacanze di Natale, di cui Calà dichiara di avere un rapporto “bellissimo”. Il personaggio di Billo viene indicato come qualcosa che “è rimasto addosso”. Il ricordo richiama anche il contesto: il piano bar viene descritto come perfetto per lui, legato alla propria prima gioventù in cui suonava e cantava, abitudine che continua ancora oggi.

Calà distingue il film dai cinepanettoni, sostenendo che si tratti di una pellicola “feroce”. Viene evidenziato che l’opera prende di mira gli arricchiti romani e racconta, attraverso la famiglia Covelli, l’eccesso degli anni Ottanta. La dimensione provocatoria viene rafforzata anche da temi che, secondo l’idea espressa, oggi potrebbero generare discussione. Nel racconto viene citato un riferimento esplicito: Christian De Sica e il fluido, con collocazione temporale al 1983.

successo, insuccesso e il punto di svolta dopo un incidente

Jerry Calà afferma di non aver mai avuto timore del successo; l’ansia sarebbe stata piuttosto legata all’insuccesso. Il modo di gestire l’andamento del lavoro emerge con chiarezza: la domenica sera telefonava a tutti i cinema d’Italia per conoscere gli incassi. Se i risultati non rispecchiavano quanto previsto, iniziava a “rompere le palle” e a provare tristezza.

Il racconto include anche una svolta personale legata a un incidente quasi mortale avvenuto all’inizio degli anni Novanta. Calà riferisce di aver trascorso sette mesi su una sedia a rotelle, e descrive il periodo come un passaggio che ha cambiato l’approccio alla vita e al lavoro. Da quel momento racconta di essersi sempre più “buttato fregandomene” se le cose andavano bene o male.

nome di battesimo, famiglia e libertà personale

La conversazione tocca anche la sfera identitaria. Il nome di battesimo Calogero da ragazzo veniva descritto come motivo di vergogna, mentre oggi l’uso del nome viene riletto in modo diverso e risulta preferibile. La figura materna viene ricordata con parole molto nette: una “chioccia bellissima”. Del padre viene ricordato un carattere severissimo, con punizioni corporali collegate al mancato rispetto degli orari.

Nel racconto è presente anche un divieto preciso: il padre non voleva che Calà suonasse nei complessini a Verona. La libertà personale viene presentata come un traguardo raggiunto nel tempo: oggi Calà dice di sentirsi libero perché fa ciò che vuole e sa dire no. Tra gli elementi più importanti viene indicata la famiglia, con un riferimento specifico a mio figlio Johnny.

personaggi citati nel racconto

  • Jerry Calà
  • Gregorio Mattiocco
  • Mara Venier
  • Cochi e Renato
  • Enzo Jannacci
  • Vittorio Gassman
  • Villaggio
  • Billo
  • Christian De Sica
  • Johnny
  • famiglia Covelli
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