Inchiesta sul cubo nero: 15 indagati a Firenze, c presente anche l ex soprintendente Pessina
Una vicenda amministrativa e urbanistica diventata presto materia di indagine: nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Firenze sul cosiddetto “Cubo Nero”, i reati contestati spaziano dal falso ideologico all’abuso edilizio, fino alla violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Il procedimento riguarda la costruzione realizzata al posto dell’ex Teatro Comunale, in un’area sottoposta a vincolo UNESCO, da mesi al centro di forti polemiche per l’impatto sul panorama urbano.
Tra i soggetti coinvolti emerge anche il nome dell’ex soprintendente per le Belle Arti e il Paesaggio di Firenze, Prato e Pistoia Andrea Pessina, ascoltato dagli inquirenti nei giorni scorsi. Il fascicolo, aperto nell’agosto 2025, coordina l’attività investigativa e vede un numero crescente di persone indicate nel procedimento.
cubo nero e inchiesta della procura di firenze: reati contestati e contesto del caso
L’inchiesta attribuisce responsabilità a vario titolo per falso ideologico, abuso edilizio e violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio connessi alla realizzazione del “Cubo Nero”. L’opera è stata realizzata nell’area già occupata dall’ex Teatro Comunale, in una zona sottoposta a vincolo legato al contesto UNESCO e oggetto di contestazioni per l’assetto complessivo della città.
Nel fascicolo risultano indicate 15 persone indagate. Tra i coordinatori dell’azione giudiziaria figurano il procuratore capo Rosa Volpe e l’aggiunto Marilù Gattelli.
indagati e accuse nel procedimento: chi risulta coinvolto
Oltre ad Andrea Pessina, l’elenco dei soggetti interessati comprende dirigenti e funzionari della Direzione Urbanistica del Comune di Firenze, insieme a figure dell’ufficio edilizia privata. La contestazione riguarda anche la Commissione paesaggistica comunale, il responsabile del procedimento e ulteriori soggetti coinvolti nel percorso amministrativo e nella gestione dell’area.
personaggi coinvolti: direzione urbanistica, commissione paesaggistica e progettazione
Tra i nomi citati rientrano, per la Direzione Urbanistica e l’ufficio edilizia privata, Eleonora Cisternino, Stefania Fanfani, Elisabetta Fancelli e Annalisa Pontenani. Per la Commissione paesaggistica comunale risultano coinvolti Alessandro Foggi, Adele Goretta Caucci, Alessandro Bellini e Michele Martino.
Nel quadro dell’istruttoria compare anche la responsabile del procedimento Francesca Fabiani, insieme alla proprietà dell’immobile e ad altri soggetti legati alla progettazione e alla cessione dell’area. Tra questi sono indicati Marco Sangiorgio, ex direttore generale della Cassa depositi e prestiti al tempo della vendita dell’ex teatro, e gli architetti progettisti Vittorio Grassi, Stefano Boninsegna ed Enrico Santi.
accuse specifiche per andrea pessina: falso e violazione del paesaggio
Per quanto riguarda Andrea Pessina, le contestazioni descritte riguardano un presunto falso legato al parere espresso nell’iter autorizzativo e la presunta violazione del testo unico sul paesaggio.
Secondo la ricostruzione riportata, funzionari comunali e componenti della commissione paesaggistica avrebbero contribuito “alla realizzazione” dell’edificio “in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico” e collocata in un’area di “notevole interesse pubblico” sulle rive dell’Arno, in assenza di un permesso a costruire valido.
iter autorizzativo e titolo edilizio: rilascio, difformità e modifiche contestate
Nel fascicolo l’attenzione viene posta sul titolo edilizio ritenuto illecito. L’intervento sarebbe considerato non conforme alla disciplina urbanistica edilizia vigente perché la documentazione progettuale approvata e allegata risulterebbe diversa rispetto a quella relativa al progetto approvato in conferenza di servizi e rispetto al progetto approvato con piano di recupero.
La contestazione menziona anche modifiche sostanziali, tra cui variazioni di altezze con “piani in più” e “più volumi” rispetto ai contenuti del piano di recupero già approvato dalla conferenza di servizi e dalla delibera del Consiglio comunale del dicembre 2018.
Un ulteriore snodo riguarda il permesso a costruire rilasciato, secondo la Procura, “sulla base di un’autorizzazione paesaggistica falsa”, con conseguente valutazione di nullità.
valutazioni della soprintendenza e cambio di giudizio contestato
Gli investigatori ricostruiscono l’intero iter amministrativo e urbanistico attraverso l’analisi di migliaia di file e faldoni acquisiti presso gli uffici della soprintendenza e della Direzione urbanistica di Palazzo Vecchio. La vicenda viene descritta come articolata su un arco temporale di oltre dodici anni, con radici nella dismissione e successiva demolizione dello storico Teatro Comunale.
parere negativo dell’aprile 2020 e provvedimento favorevole dell’agosto 2020
Tra gli elementi richiamati, per l’accusa, nell’aprile 2020 Pessina e Fabiani avrebbero espresso un parere negativo. Il giudizio indicava che l’intervento non sarebbe risultato compatibile paesaggisticamente con il contesto, rilevando “elementi progettuali peggiorativi” nella configurazione dell’involucro esteriore rispetto al piano di recupero approvato.
Nel periodo successivo, sempre secondo quanto contestato dalla Procura, nell’agosto 2020 sarebbe stato adottato un “provvedimento favorevole vincolante”. In tale atto, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbero state “attestate falsamente” circostanze tali da sostenere che le modifiche avrebbero consentito di superare le criticità emerse e che l’intervento fosse compatibile, in modo limitato, sul piano paesaggistico.
Il mutamento di valutazione è indicato come uno dei nodi centrali dell’indagine.
polemiche pubbliche: comitato “salviamo firenze x viverci” e contestazioni urbanistiche
Accanto al procedimento giudiziario, la vicenda ha alimentato un acceso confronto pubblico. Il comitato “Salviamo Firenze x viverci” ha criticato l’assetto urbanistico cittadino parlando apertamente di “Sistema Firenze”.
richiamo alla responsabilità del comitato e critica all’impostazione delle trasformazioni
In una nota firmata dal presidente Massimo Torelli, l’avviso di garanzia rivolto all’architetta Stefania Fanfani viene collegato, nelle intenzioni del comitato, all’azione dell’urbanistica fiorentina e alle scelte attribuite al cosiddetto “Sistema Firenze”.
Il comitato descrive Fanfani come figura con ruolo centrale nel percorso decisionale, includendo riferimenti a nomine e continuità nella direzione della trasformazioni urbane. Le critiche si estendono alle politiche urbanistiche, citando il passaggio dal Piano strutturale 2010 al Piano operativo 2025, individuando una cornice normativa orientata ai grandi investimenti immobiliari.
Secondo quanto riportato, il comitato sostiene che la pianificazione pubblica avrebbe generato massima libertà per grandi investitori attratti a Firenze anche per progetti collegati a spazi definiti “buchi neri”. Vengono inoltre menzionate espressioni come “laissez-faire” sostenuto da “schede norma” prive, a detta del comitato, di efficacia normativa, oltre a “varianti redatte ad hoc dagli stessi architetti” e “monetizzazioni degli standard urbanistici” concesse senza limiti.
Nel merito delle procedure, viene segnalata anche una semplificazione che, secondo il comitato, nel 2018 avrebbe cancellato l’obbligatorietà del restauro sui beni vincolati tramite variante urbanistica.
La posizione finale del comitato chiede un “cessate il fuoco”, una moratoria immediata dei progetti previsti e in corso, citando la necessità di “altre inchieste”.
risposta dell’amministrazione comunale: “fiducia nella magistratura” e difesa degli uffici
Alle accuse ha risposto l’assessora comunale all’Urbanistica Caterina Biti. La replica difende l’operato degli uffici e respinge gli attacchi. Biti definisce inaccettabili le critiche rivolte tramite “inqualificabili attacchi personali” a professionisti incaricati della guida degli uffici del Comune di Firenze, richiamando il riconoscimento del lavoro svolto, a partire dalla direttrice del settore Urbanistica Stefania Fanfani, per cui viene espressa solidarietà.
L’assessora ribadisce la fiducia nella magistratura, indicando che gli uffici sarebbero in grado di dimostrare la correttezza del proprio operato e confidando in una conclusione rapida della vicenda relativa all’ex Teatro Comunale.
Biti afferma anche un’impostazione di confronto, ma respinge le posizioni del comitato. Nel messaggio viene indicato che non sarebbe possibile dialogare con chi mira, secondo la replica, a bloccare la città, mentre la risposta sarebbe rivolta ai cittadini che, anche in incontri critici, porrebbero come priorità l’interesse della città.
La conclusione dell’assessora richiama il mancato riscontro di proposte: secondo la posizione dell’amministrazione, non sarebbero state presentate indicazioni operative o una prospettiva chiara, mentre l’obiettivo apparirebbe l’eliminazione di un presunto “sistema” non meglio documentato, descritto dal comitato in chiave complottistica.
personaggi menzionati nel quadro del procedimento e della polemica
Andrea Pessina, Rosa Volpe, Marilù Gattelli, Eleonora Cisternino, Stefania Fanfani, Elisabetta Fancelli, Annalisa Pontenani, Alessandro Foggi, Adele Goretta Caucci, Alessandro Bellini, Michele Martino, Francesca Fabiani, Marco Sangiorgio, Vittorio Grassi, Stefano Boninsegna, Enrico Santi, Massimo Torelli, Caterina Biti.
