Incentivi Zes e contesto locale: la ricerca del gruppo Grins sul caso Mezzogiorno
Le Zone economiche speciali (Zes) hanno rappresentato per il Mezzogiorno uno degli strumenti di politica industriale più osservati, con l’obiettivo di attrarre investimenti e favorire nuove attività produttive. Una valutazione condotta dal Gruppo di ricerca Grins del Laboratorio di economia applicata (Lea) dell’Università di Bari Aldo Moro analizza gli effetti delle Zes nel periodo 2016-2022, mettendo in evidenza risultati non uniformi e un impatto che si manifesta in modo differenziato tra territori, variabili economiche e orizzonte temporale.
La misura, introdotta in Italia nel 2017 in otto aree del Mezzogiorno (Abruzzo, Campania, Calabria, Sardegna, Sicilia Orientale, Sicilia Occidentale, Zes Ionica e Zes Adriatica), ha previsto agevolazioni mirate: credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, riduzione del 50% dell’imposta sul reddito delle società, procedure burocratiche semplificate e, in alcuni casi, vantaggi doganali. Dal 1° gennaio 2024 l’assetto è stato sostituito dalla Zes unica per il Mezzogiorno, che ha accorpato le esperienze precedenti in un unico quadro amministrativo.
zone economiche speciali (zes): obiettivi e meccanismi di incentivazione
Il cuore della misura era il credito d’imposta destinato a sostenere direttamente la capacità di investimento delle imprese. Per accedere ai benefici, le imprese dovevano essere localizzate nelle aree Zes e mantenere l’attività sul territorio per almeno sette anni dopo l’investimento. In parallelo, erano previste ulteriori leve: riduzione del 50% dell’imposta sul reddito delle società, semplificazioni amministrative e, in alcune circostanze, agevolazioni doganali.
valutazione grins lea: dati e metodologia controfattuale
La valutazione si basa su dati di bilancio delle imprese manifatturiere del Mezzogiorno e utilizza metodologie controfattuali per confrontare imprese localizzate nelle aree Zes con imprese simili che non ricevono i benefici. Questo approccio consente di stimare in modo più robusto l’effetto della politica, separandolo da fattori che avrebbero potuto influenzare comunque gli esiti economici.
investimenti nelle aree zes: aumento delle immobilizzazioni
Il risultato più stabile riguarda gli investimenti. In media, le imprese localizzate nelle aree Zes hanno aumentato le immobilizzazioni di circa 244 mila euro in più rispetto alle imprese non Zes. L’effetto risulta anche dinamico nel tempo: nell’anno di introduzione della politica si osserva un incremento degli investimenti, mentre dopo due anni il differenziale supera i 360 mila euro.
occupazione: impatti più deboli e ritardati
Gli effetti sull’occupazione emergono in modo meno marcato rispetto agli investimenti. Nel complesso non si rileva un impatto immediatamente significativo dal punto di vista statistico. L’analisi segnala però, dopo due anni, un lieve aumento del numero di addetti, intorno al 3%, con una concentrazione dell’effetto in alcune aree.
redditività e reddito netto: crescita positiva ma graduale
Anche la redditività mostra un andamento positivo, seppur con intensità più contenuta e un profilo graduale. In media, il reddito netto cresce di circa 42 mila euro. Risultati più evidenti si osservano solo in specifici territori e soprattutto nel medio periodo.
eterogeneità territoriale: dove le zes hanno inciso di più
Uno dei punti centrali della ricerca riguarda la eterogeneità: le Zes non producono effetti uniformi. Segnali positivi emergono in cinque delle otto aree analizzate, ovvero Zes Ionica, Zes Adriatica, Abruzzo, Sicilia Orientale e Sicilia Occidentale. In altre realtà, tra cui Calabria, Campania e Sardegna, gli effetti risultano nulli oppure, per alcune variabili, negativi.
fattori legati ai risultati: tempi di avvio e specificità locali
Nei casi meno efficaci incidono ritardi di avvio, specificità territoriali e, in alcuni contesti, una dinamica locale già molto elevata. Questo scenario riduce il margine di miglioramento e può aumentare il rischio di distorsioni allocative.
contesto, canali di impatto e possibili spillover comunali
Il messaggio che emerge è che l’efficacia di una politica territoriale non dipende esclusivamente dall’incentivo fiscale. Contano in modo determinante il contesto locale, la struttura produttiva, l’accessibilità, la dotazione infrastrutturale, la capacità amministrativa e le caratteristiche del tessuto imprenditoriale.
Lo studio considera anche la possibilità che i benefici si riflettano non solo sulle imprese direttamente localizzate nelle aree Zes, ma anche su imprese presenti negli stessi comuni. I risultati indicano possibili effetti spillover positivi su investimenti e occupazione a livello comunale, suggerendo che gli effetti delle politiche possono oltrepassare i confini amministrativi della misura.
zes unica: indicazioni per misurare impatto e migliorare la nuova fase
Alla luce della Zes unica per il Mezzogiorno, il focus non è definire semplicemente se le esperienze precedenti abbiano funzionato o meno. La questione decisiva riguarda dove, quanto e attraverso quali canali abbiano prodotto effetti, con un’attenzione esplicita alla capacità di misurare l’impatto su investimenti, redditività e occupazione, sia nelle aree beneficiarie sia nei territori limitrofi.
Secondo la valutazione, misurazioni accurate basate su dati d’impresa possono offrire indicazioni utili per monitorare e migliorare la fase attuale della politica, favorendo il trasferimento di buone pratiche verso le aree che hanno sfruttato in misura minore gli incentivi.
angela bergantino: valutazione differenziata e ruolo del contesto
Angela Bergantino, professoressa di economia applicata all’Università di Bari, evidenzia che le Zes hanno generato effetti differenziati tra aree e che l’incentivo non è sufficiente da solo. Per ottenere risultati contano contesto locale, struttura produttiva, tempi di attuazione e livello di sviluppo, rendendo essenziale il monitoraggio micro con analisi basate su dati d’impresa.
Personaggi citati:
- Angela Bergantino