Iliad più veloci: il piano per reti mobili di nuova generazione e velocità più alte
Reti mobili più rapide, infrastrutture pronte per il futuro e regole che favoriscano crescita e competitività: Più Veloci è la proposta con cui iliad intende accelerare lo sviluppo delle reti di nuova generazione. L’iniziativa nasce dall’esigenza di preparare il sistema alle scadenze che coinvolgono le licenze nel 2029, con l’obiettivo di sostenere investimenti, innovazione e sviluppo per cittadini, imprese e operatori.
La piattaforma si colloca all’interno di un dibattito avviato da più di un anno, orientato alla costruzione di un assetto di mercato concorrenziale capace di garantire continuità di investimento. Le modalità di riallocazione delle frequenze utilizzate in Italia per la telefonia mobile sono indicate come un passaggio determinante per definire logiche di concorrenza, investimento e sviluppo nel prossimo decennio, con un impatto diretto su crescita, competizione e innovazione.
più velocì: quadro complessivo e obiettivi per il sistema paese
Più Veloci mira a spostare l’attenzione dalle logiche di breve termine a una visione strutturale e pluriennale. Secondo l’impostazione della proposta, lo scenario futuro va affrontato considerando applicativi, innovazioni e infrastrutture necessari per sostenere i prossimi dieci anni.
Il piano si propone di valorizzare le reti e le telecomunicazioni come leva per lo sviluppo digitale ed economico dell’Italia, articolando l’intervento su quattro pilastri:
- più frequenze per il futuro
- più potenza al segnale della rete
- più investimenti per il paese
- più qualità per tutti
più frequenze per il futuro: spettro per tecnologie avanzate
Lo spettro frequenziale è indicato come risorsa essenziale per abilitare tecnologie future come 5G Standalone, intelligenza artificiale e edge computing. Questi sistemi richiederebbero reti con prestazioni crescenti in termini di capacità, latenza, resilienza e sicurezza.
Per il primo pilastro, la proposta punta ad ampliare la disponibilità di spettro per gli operatori mobili già in vista delle assegnazioni dei diritti d’uso in scadenza nel 2029. In questa prospettiva, per iliad diventa necessario avviare una ricognizione complessiva delle frequenze potenzialmente disponibili.
Un ulteriore elemento riguarda la valutazione di porzioni di spettro sottoutilizzate, considerando anche soluzioni che permettano forme di utilizzo duale, cioè la condivisione tra soggetti diversi affiancando uso pubblico e uso commerciale.
evoluzione della dotazione frequenziale e prospettiva 2,3 ghz
Dal 1995 a oggi la dotazione di frequenze per la telefonia mobile risulta essere cresciuta per supportare i salti tecnologici del settore. Le applicazioni che utilizzano le reti mobili come infrastruttura di base avrebbero infatti un fabbisogno crescente di spettro, rendendo necessario proseguire su questa linea con coerenza rispetto alle esigenze del prossimo decennio.
Come primo passo, viene richiamata la banda 2,3 GHz. In relazione a essa, il Ministero delle Imprese e del Made In Italy avrebbe già promosso una procedura per l’assegnazione temporanea dei diritti d’uso in alcune province.
più potenza al segnale: limiti elettromagnetici e adeguamento entro il 2030
Più frequenze possono tradursi in maggiore capacità potenziale, ma la concretizzazione di tale capacità richiede anche limiti elettromagnetici in grado di sostenere lo sviluppo delle reti. In Italia, l’innalzamento dei limiti a 15 V/m, entrato in vigore nel 2024, viene indicato come un passaggio importante. Restano però vincoli emissivi considerati più stringenti rispetto a quelli presenti nel resto d’Europa.
In assenza di un ulteriore adeguamento, una parte rilevante del valore industriale, tecnologico e sociale attribuibile alle nuove frequenze rischierebbe di non essere pienamente realizzata.
adeguamento a 61 v/m e impatto sul valore delle frequenze
Il secondo pilastro di Più Veloci prevede l’avvio di un percorso per portare, entro il 1° gennaio 2030, i limiti elettromagnetici italiani a quelli europei di 61 V/m.
Parallelamente, viene sottolineato che la disponibilità di risorse frequenziali può diventare una leva per crescita industriale, competitività e sovranità digitale solo in presenza di una visione strategica di lungo periodo. In quest’ottica, a fronte di un accordo di sistema, lo Stato potrebbe definire priorità di intervento e indirizzare gli investimenti degli operatori verso obiettivi di interesse pubblico.
In tale scenario, agli operatori verrebbe richiesto di corrispondere il valore delle frequenze anche tramite piani di investimento ad alto impatto pubblico e sociale.
più investimenti per il paese: accelerare il 5g standalone con obiettivi misurabili
Il terzo pilastro della proposta si concentra sull’impegno di accelerare il deployment del 5G Standalone su scala nazionale. L’obiettivo viene descritto come il primo impegno concreto e misurabile, pensato come investimento destinato al Paese, incluse aree a fallimento di mercato e/o prive di ritorno commerciale, senza gravare sulla finanza pubblica.
Secondo la logica prospettata, a partire dalla comunicazione ufficiale di assegnazione delle frequenze, ciascun operatore potrebbe assumere impegni con scadenze definite:
- attivare il 5G Sa in tutti i capoluoghi di Regione entro 2 anni
- estendere il 5G Sa a tutti i capoluoghi di provincia entro 3 anni e mezzo
- coprire con 5G Sa il 99% della popolazione in Italia entro 6 anni
velocità, qualità, sicurezza e resilienza della rete
La proposta lega la velocità di rollout a una dimensione di qualità del servizio. L’impegno previsto non si limiterebbe alla diffusione dell’ultima tecnologia disponibile, includendo anche sicurezza e resilienza.
In presenza di una dotazione frequenziale maggiore, agli operatori viene richiesto di investire in modo progressivo per garantire una disponibilità del servizio pari al 99,9%, attraverso sistemi di monitoraggio proattivo e predittivo.
Ulteriori investimenti significativi dovrebbero essere destinati alla robustezza della rete, introducendo protocolli avanzati di Disaster Recovery per preservare l’integrità delle comunicazioni e dei servizi di emergenza anche in condizioni critiche.
più qualità per tutti: concorrenza effettiva e riallocazione delle frequenze
La proposta sostiene che valore reale, derivante da più frequenze, più potenza e più investimenti, si realizza pienamente solo con un mercato effettivamente competitivo. Ciò richiederebbe un level playing field tra gli operatori presenti, per promuovere una concorrenza basata sui meriti capace di stimolare qualità delle reti, sviluppo dei servizi e capacità di innovazione.
In questa prospettiva, maggiori frequenze e limiti elettromagnetici più alti, accompagnati da un indirizzo strategico degli investimenti, contribuirebbero alla crescita del Paese solo se presenti condizioni di concorrenza concrete.
riallocazione dello spettro tra operatori: bande coinvolte e logica proposta
Il quarto pilastro si concentra su una proposta di riallocazione delle frequenze finalizzata a migliorare la qualità della vita digitale. In particolare, iliad propone una nuova distribuzione delle bande 900, 1800, 2100 MHz e 3,4-3,8 GHz tra i quattro operatori mobili.
La riallocazione prevede un incremento della dotazione frequenziale per i tre operatori storici (incumbent), con accesso alla banda 2,3 GHz a fronte del rilascio di parte dello spettro nelle bande indicate sopra: 900, 1800, 2100 MHz e 3,4-3,8 GHz.
L’impostazione mira a promuovere un assetto che favorisca condizioni di mercato orientate allo sviluppo.