Idrogeno verde nel sud Italia: invertire lo spopolamento e trasformare il territorio in corridoio energetico

• Pubblicato il • 5 min
Idrogeno verde nel sud Italia: invertire lo spopolamento e trasformare il territorio in corridoio energetico

Le esplosioni del 26 settembre 2022 nel Mar Baltico hanno alterato in pochi minuti l’assetto energetico europeo, interrompendo una fonte di gas a basso costo per la Germania e imponendo una ricerca urgente di alternative. In questo scenario la risposta strategica indicata a livello europeo punta all’idrogeno verde, con obiettivi di produzione e importazione che richiedono infrastrutture capaci di collegare filiere e territori.

La scommessa riguarda soprattutto la capacità di trasformare l’idrogeno in un vantaggio industriale e geopolitico, senza scaricare i costi ambientali su aree già fragili. Il confronto tra piani di sviluppo e vincoli reali diventa quindi centrale: risorse idriche, regole di autorizzazione, proprietà degli impianti e ricadute occupazionali definiscono la sostenibilità della strategia.

idrogeno verde e ripartenza energetica europea

Il piano REPowerEU stabilisce un traguardo ambizioso: 10 milioni di tonnellate prodotte in Europa entro il 2030 e altrettante importate. Per trasformare l’obiettivo in infrastrutture operative entra in gioco il progetto SoutH2 Corridor, pensato come una dorsale di 3.300 chilometri che collega il Nord Africa alla Baviera attraversando l’Italia.

In questa architettura lo Stivale viene descritto come un hub di transito per l’idrogeno nordafricano. Le ragioni riportate ruotano attorno a condizioni climatiche favorevoli, con un sole più costante e costi di produzione inferiori, oltre alla possibilità di agire anche come piattaforma produttiva grazie al Mezzogiorno.

SoutH2 corridor: infrastruttura lunga 3.300 chilometri

La logica del collegamento Nord Africa-Baviera attribuisce un ruolo funzionale all’Italia come nodo di passaggio e coordinamento lungo una catena energetica che deve mantenere tempi e volumi coerenti con le scadenze europee. La dorsale viene indicata come il canale attraverso cui l’idrogeno può arrivare nel cuore industriale europeo, con il Mezzogiorno chiamato a contribuire sia in termini di transito sia di produzione.

ruolo dell’Italia e sostegno alle rinnovabili

Il governo Meloni viene descritto come parte attiva nell’accelerazione del processo, tramite:

  • semplificazione delle autorizzazioni per le rinnovabili;
  • repowering degli impianti esistenti;
  • stanziamento di 3,64 miliardi del Pnrr per costruire la filiera dell’idrogeno nel Sud.

Nel quadro delineato, l’interesse economico e industriale è legato alla competizione europea e alla necessità di decarbonizzare. Chi fornisce idrogeno all’industria tedesca acquisirebbe, almeno sul piano delle aspettative, una leva geopolitica rilevante.

idrogeno verde e costo idrico: acqua dolce come vincolo

La produzione di idrogeno verde presenta un costo ambientale spesso marginalizzato nel dibattito pubblico. Per ogni chilogrammo di H₂ vengono indicati circa 9 litri di acqua dolce. Questo dato rende la disponibilità idrica una variabile decisiva, soprattutto nelle aree già esposte a condizioni di fragilità.

Secondo quanto riportato da Cnr e Ipcc, oltre il 70% della Sicilia risulta già in condizioni di rischio desertificazione strutturale, mentre Puglia e Calabria seguirebbero una traiettoria simile. Destinare acqua scarsa a un uso industriale non viene presentato come una scelta neutra: viene descritta come una decisione politica con conseguenze potenzialmente irreversibili.

dissalatori e assenza di obblighi nei piani

La soluzione tecnica richiamata è l’uso di dissalatori alimentati da rinnovabili. Nell’ambito della Strategia Nazionale Idrogeno presentata dal Mase nel novembre 2024 non risulta previsto alcun obbligo in tal senso: l’impiego dei dissalatori viene indicato come facoltativo.

La stessa impostazione viene estesa anche ad altri aspetti: restano facoltativi gli obblighi di occupazione locale e le clausole sulla proprietà degli impianti.

mezzogiorno e ricadute economiche: un modello già sperimentato

Il Mezzogiorno viene collegato a uno schema definito come ricorrente: territori che generano valore possono continuare a perdere abitanti quando produzione e controllo restano esterni alle comunità locali.

Per la Basilicata viene riportato un riferimento storico all’estrazione petrolifera avviata dal 1981, con royalty ferme al 7%, una crescita inferiore alla media nazionale e una popolazione calata del 15%. Nelle aree interne dell’Appennino l’eolico sarebbe seguito una dinamica analoga: impianti di proprietà esterna, occupazione stabile minima e benefici diretti limitati per i residenti.

aree interne e spopolamento irreversibile

Il Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne, approvato nell’aprile 2025, viene descritto come esplicito nel prevedere un accompagnamento lungo un percorso di spopolamento irreversibile, con l’indicazione che per alcune aree è esclusa ogni possibilità di inversione di tendenza.

Nel quadro presentato, l’eventuale centralità del Mezzogiorno nella nuova geografia energetica entrerebbe in contraddizione con previsioni orientate alla riduzione dei residenti.

trattenere valore nel territorio: condizioni per cambiare traiettoria

La variabile decisiva viene individuata nella capacità di trattenere valore. Se le industrie restano altrove e gli impianti risultano di proprietà esterna, il Sud viene interpretato come un corridoio energetico in cui la risorsa transita senza generare benefici strutturali per i comuni coinvolti.

I territori che ospitano elettrolizzatori e infrastrutture, secondo la ricostruzione, finirebbero per osservare il passaggio di grandi flussi senza intercettarne i ritorni economici.

misure necessarie: proprietà, lavoro locale e dissalazione

Per invertire la traiettoria vengono indicate condizioni specifiche, tra cui:

  • quote di proprietà pubblica o comunitaria;
  • obblighi vincolanti di occupazione locale;
  • utilizzo sistematico di dissalatori nelle aree a rischio idrico.

Tali strumenti vengono presentati come fattori concreti che, nei documenti ufficiali richiamati, non risulterebbero inclusi con carattere vincolante.

transizione energetica: opportunità o condanna per il Mezzogiorno

La transizione energetica viene inquadrata come scelta di direzione: può trasformarsi in occasione oppure in condanna per i territori. Il rischio descritto è che, se la filiera non integra vincoli su acqua, lavoro e proprietà, la storia continui a pendere a sfavore delle aree meridionali.

Il Sud diventa corridoio energetico per l’idrogeno verde: va invertita la tendenza allo spopolamento
Copertina di Tessere vip al Garante Privacy, si dimette l’ex ad di Ita Lazzerini: è indagato per corruzione insieme all’ex socio di Scorza

Per te